Lo Stato della Città del Vaticano, cuore pulsante della Chiesa Cattolica, è stata per anni baluardo del diritto. Negli ultimi anni, però, sono emersi preoccupanti criticità riguardo alla tutela dei diritti fondamentali all'interno della Città-Stato. Fino al 2013, il suo impianto normativo non presentava particolari problematiche e poteva essere paragonato ai moderni Stati di diritto europei, garantendo adeguate tutele fondamentali.

Processi penali e diritti umani

Un caso emblematico è rappresentato dal processo penale relativo all'affare Sloane Avenue, descritto da numerosi osservatori come un esempio significativo di violazioni dei diritti umani fondamentali. In particolare, è emerso che le disposizioni normative sarebbero state disattese sia dagli organi deputati alla tutela della giustizia sia dal Pontefice regnante, il quale è intervenuto in più occasioni modificando la legislazione nel corso del procedimento, con conseguenze pregiudizievoli per coloro che erano indagati e successivamente imputati.
Nel corso dei dodici anni di pontificato di Jorge Mario Bergoglio, le norme del diritto canonico e vaticano sono state frequentemente trascurate, privilegiando invece gli interessi dei media, delle relazioni personali e familiari. Anche nelle nomine, si è spesso dato priorità a rapporti di amicizia, dinamiche di “ripagamenti di piaceri” come avvenuto nel Tribunale Vaticano. Francesco ha scelto figure ritenute affidabili e fedeli, senza prestare adeguata attenzione alla loro preparazione giuridica. Le conseguenze di tali scelte si manifestano oggi in una serie di gravi violazioni dei diritti umani.

Gravi violazioni delle norme vigenti

Il 19 gennaio 2025 Papa Francesco si è recato in televisione, per l’ennesima volta, ed ha annunciato, a favor di telecamera, che avrebbe nominato Suor Raffaella Petrini a capo del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
Dalle pagine di questo portale i giuristi avevano subito fatto notare che questo sarebbe stato impossibile perché avrebbe violato palesemente le norme contenute nella Legge Fondamentale dello Stato della Città del Vaticano firmata dal Papa stesso. Era il 19 gennaio 2025 e lo avevamo evidenziato chiaramente.
Nonostante questo, però, con la solita sicumera di chi è consapevole di restare impunito, il 15 febbraio Papa Francesco annuncia la nomina di Petrini al Governatorato e spiega che la sua nomina sarà effettiva dal 1° marzo 2025. Nuovamente abbiamo scritto che questa è una violazione gravissima e che mette in evidenza come lo Stato della Città del Vaticano, dal 2013, non si può più ritenere uno Stato di diritto.
Questa considerazione non è una opinione ma è una gravissima e triste constatazione che dovrà necessariamente portare gli Stati, come quello italiano ad esempio, a non delibare le sentenze emesse da questo Stato. Anche per quanto riguarda le sentenze di nullità matrimoniale, bisognerà interrogarsi – ed è compito della politica farlo – se siano venuti meno i presupposti per delibare le sentenze dei tribunali ecclesiastici che, purtroppo, risentono di questo “andazzo” anche nell’ambito canonico.

Diritto Canonico e Diritto Vaticano

Come spesso accade, nel dibattito pubblico si incontrano figure di varia estrazione che affrontano temi di cui non possiedono una conoscenza adeguata. In questo contesto, alcuni commentatori hanno affermato, in maniera del tutto errata, che questi sarebbero "importanti passi avanti a seguito della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium".

Sebbene questa scelta risulti discutibile per diversi motivi, l’aspetto canonico non è tra quelli rilevanti in questa sede. Alcuni di questi osservatori si sono inoltre soffermati sul fatto che la persona in questione sia "una donna laica". Tuttavia, tale affermazione è falsa: Petrini è una religiosa, e la distinzione è fondamentale. Questo punto, peraltro, non viene adeguatamente considerato nemmeno da Gianfranco Ghirlanda, il quale continua a sostenere le proprie teorie intrise di ideologia citando il caso della Badessa di Conversano. In tale circostanza, però, non si tiene conto che la Badessa subentrò a un Abate ordinato e che la sua nomina fu concessa dal Papa dell’epoca in un modo che ricorda quanto fatto da Papa Francesco, ossia senza una reale possibilità canonica di farlo. In particolare, senza alcuna riflessione sacramentarla, teologia e canonica sul tema, la quale manca ancor oggi. Inoltre, è bene evidenziare come la Badessa non era una laica, bensì una religiosa, un aspetto di fondamentale importanza.

Questa distinzione è cruciale poiché ha un riscontro concreto nella prassi ecclesiale ed è anche alla base di un significativo abuso commesso dal Cardinale Pietro Parolin nella comunità di Bose. La Chiesa, infatti, non ha alcun potere di sottomettere i laici alla propria autorità. Per quanto si possa cercare di fare mille considerazioni e discorsi arzigogolati, resta il fatto che, nel caso di abusi commessi da superiori laici nelle comunità laicali, non esiste un’effettiva possibilità di intervento se non la loro rimozione dall’incarico. La situazione è ben diversa per i chierici e i religiosi, i quali, anche solo a fronte di un’accusa, sono soggetti a conseguenze ben più severe.

La questione relativa a questa nomina, quindi, non riguardava il fatto che suor Raffaella Petrini, in quanto religiosa e quindi priva della condizione di ministro ordinato in sacris, non possedesse la potestà di governo (o giurisdizione). Il punto critico risiedeva piuttosto in una disposizione della Legge Fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, che stabiliva in modo esplicito che la carica di Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano dovesse essere ricoperta da un cardinale di Santa Romana Chiesa.

Tuttavia, come già accaduto nel caso Sloane Avenue, Papa Francesco ha scelto di modificare la normativa solo successivamente alla nomina. Quest’ultima, infatti, è stata ufficializzata il 15 febbraio, con decorrenza dal 1° marzo, mentre l’annuncio della modifica alla Legge Fondamentale è avvenuto soltanto martedì 25 febbraio 2025, dopo diverse invettive di Silere non possum che non sono passate inosservate a Santa Marta.

Nonostante ciò, il testo della nuova Legge non risulta pubblicato né nel bollettino della Santa Sede, che pubblica alcune delle novità legislative del Pontefice, né nel sito ufficiale dello Stato della Città del Vaticano, che raccoglie le leggi vigenti nello Stato. Si configura, dunque, un’ulteriore violazione di un principio giuridico fondamentale: il diritto di ogni cittadino a conoscere le norme in vigore nello Stato in cui risiede.

d.L.V.
Silere non possum