Città del Vaticano - «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati». Con queste parole tratte dalla Lettera agli Efesini, scelte come tema della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il Santo Padre ha salutato la Delegazione Ecumenica della Finlandia, ricevuta questa mattina in Udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano in occasione della festa di Sant’Enrico.

Nel suo discorso, il Papa ha rivolto anzitutto un benvenuto all’Arcivescovo Tapio Luoma, ringraziandolo per le parole pronunciate e per il riferimento al 750º anniversario dell’Arcidiocesi di Turku. Il Pontefice ha inoltre espresso gratitudine per il messaggio trasmesso dal Presidente della Repubblica di Finlandia, Alexander Stubb. Saluti particolari sono stati rivolti anche all’Arcivescovo Elia di Helsinki e di tutta la Finlandia e al Vescovo Raimo Goyarrola di Helsinki, in rappresentanza rispettivamente dei fedeli ortodossi e cattolici finlandesi.

La radice comune e la responsabilità della speranza

Il cuore del discorso di Leone si è innestato sul significato ecclesiale dell’ecumenismo: la speranza cristiana, ha spiegato, poggia su un fondamento condiviso, l’«unico Battesimo per il perdono dei peccati», professato nel Credo niceno-costantinopolitano, radice della fraternità tra i cristiani. Da qui l’indicazione di una missione che, per il Papa, tocca la vita concreta: in un tempo segnato da tentazioni di scoraggiamento e chiusura, i cristiani sono chiamati a portare la luce del Signore «negli angoli più oscuri» del mondo, attraverso parole edificanti e opere di carità.

Il Pontefice ha richiamato anche il Giubileo della Speranza, concluso con la recente chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, per ribadire che la speranza cristiana non si esaurisce con un calendario di eventi: resta un orizzonte che accompagna la Chiesa e orienta le sue scelte, sostenuta dalla grazia di Cristo, «incarnazione della speranza per tutti».

“Paese modello per l’ecumenismo”: la Finlandia come laboratorio di dialogo

Il Santo Padre ha valorizzato anche i segni che, a suo giudizio, rendono l’esperienza finlandese un riferimento. Ha ricordato con apprezzamento la definizione della Finlandia come «Paese modello per l’ecumenismo», citando la ricerca congiunta di una «cultura della speranza, della dignità e della compassione» da parte dei vescovi di Helsinki in una dichiarazione trilaterale ortodosso-luterano-cattolica. Nello stesso contesto, il Pontefice ha menzionato l’affermazione condivisa sull’esigenza che lo sviluppo delle cure palliative e dell’assistenza di fine vita continui, segno di un confronto che non resta astratto ma incrocia le questioni decisive della vita e della cura.

Rilevante, secondo il Papa, anche il passo compiuto dalla Conferenza Episcopale Cattolica dei Paesi Nordici, che lo scorso settembre ha accolto nel proprio Reception Statement il documento del Dialogo nazionale cattolico-luterano “Communion in Growth”, definendolo «una tappa preziosa nel cammino ecumenico». Un’attenzione che si intreccia con una tradizione consolidata: la celebrazione comune della festa di Sant’Enrico, indicata dal Papa come segno eloquente di un ecumenismo pratico, capace di generare frutti nella vita delle comunità.

Verso una nuova fase del dialogo cattolico-luterano

L’orizzonte prossimo, infine, è quello del dialogo internazionale: il Papa ha collegato le esperienze finlandesi alla Sesta Fase del Dialogo Internazionale Cattolico-Luterano, che inizierà il mese prossimo. In questo quadro ha citato il ruolo del Vescovo Goyarrola, che parteciperà come co-presidente, auspicando che porti al tavolo del confronto quanto maturato in Finlandia in termini di cooperazione, ascolto e iniziative comuni.

Preghiera comune e benedizione

Concludendo, il Santo Padre ha augurato alla delegazione un soggiorno romano «piacevole e proficuo», affidando tutti i pellegrini all’intercessione dei santi Apostoli Pietro e Paolo e di Sant’Enrico, e invocando su di loro e su quanti rappresentano «l’abbondante benedizione di Dio onnipotente». A sigillo dell’incontro, il Papa ha invitato tutti a pregare insieme il Padre nostro in lingua inglese, come gesto di amicizia in Cristo e segno di un cammino che, tra differenze e convergenze, continua a cercare unità nella fede condivisa.

p.M.C.
Silere non possum