Domenica 24 maggio 2026 la Chiesa celebra la solennità di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua. È la festa della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo, l'evento che segna la nascita della Chiesa. Pochi fedeli sanno però che questa giornata custodisce anche un dono spirituale particolare: la possibilità di lucrare l'indulgenza plenaria partecipando devotamente al canto o alla recita solenne dell'inno Veni Creator Spiritus.

Che cos'è l'indulgenza plenaria

L'indulgenza è la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati già perdonati quanto alla colpa. In altre parole, anche dopo che il peccato è stato rimesso con la confessione, resta una "ferita" da sanare, una pena che deve essere espiata in questa vita o in purgatorio. L'indulgenza, attingendo al tesoro dei meriti di Cristo e dei santi, permette alla Chiesa di rimettere in tutto (indulgenza plenaria) o in parte (indulgenza parziale) questa pena temporale. Il fedele può lucrarla per sé oppure applicarla in suffragio ai defunti, ma non ad altri viventi.

La concessione del Manuale delle Indulgenze

L'Enchiridion Indulgentiarum della Penitenzieria Apostolica, al numero 26, stabilisce con chiarezza che si concede l'indulgenza plenaria al fedele che, in chiesa o oratorio, partecipa devotamente al canto o alla recita solenne dell'inno Veni, Creator nel primo giorno dell'anno oppure nella solennità di Pentecoste. La stessa concessione è prevista per l'inno Te Deum l'ultimo giorno dell'anno. L'inno Veni Creator Spiritus, attribuito a Rabano Mauro nel IX secolo, è una delle preghiere più antiche e solenni della tradizione cristiana, una vera invocazione allo Spirito Santo perché scenda nei cuori dei fedeli.

Le condizioni richieste

Per ottenere effettivamente l'indulgenza plenaria non basta compiere l'opera prescritta. Il Manuale delle Indulgenze, al numero 20, richiede che il fedele soddisfi le cosiddette "solite condizioni":

Distacco dal peccato. Occorre l'esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale. Questa è la condizione interiore più impegnativa: se manca, l'indulgenza è soltanto parziale.

Confessione sacramentale. Si richiede una confessione sacramentale fatta in tempo opportuno. Con una sola confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie in giorni diversi.

Comunione eucaristica. È necessario ricevere la santa Comunione, possibilmente nello stesso giorno in cui si compie l'opera indulgenziata.

Preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Si recitano un Padre nostro e un'Ave Maria, oppure altre preghiere a propria scelta, secondo le intenzioni del Papa (non per il Papa, ma per ciò che il Papa ha a cuore in quel momento per la Chiesa).

Le tre condizioni di confessione, comunione e preghiera per il Papa possono essere adempiute anche giorni prima o dopo aver compiuto l'opera prescritta, anche se è conveniente che la comunione e la preghiera coincidano con il giorno stesso. Va inoltre ricordato che, con una sola comunione eucaristica e una sola preghiera secondo le intenzioni del Pontefice, si acquista una sola indulgenza plenaria al giorno.

Un dono da non sprecare

In un tempo in cui si parla poco di pena temporale, di purgatorio e di indulgenze, è bene riscoprire la ricchezza spirituale di questa antica concessione della Chiesa. La Pentecoste non è soltanto la memoria di un evento storico: è un'effusione di grazia che continua, e l'indulgenza plenaria collegata al Veni Creator è uno dei segni più concreti di questa generosità divina mediata dalla Chiesa.

Chi parteciperà oggi alla Santa Messa di Pentecoste in cui si canta o si recita solennemente l'inno allo Spirito Santo, vivendo le condizioni richieste, potrà ricevere - o offrire ai propri cari defunti - un dono che vale infinitamente di più di qualunque cosa terrena: la piena remissione della pena dovuta per i peccati.

d.V.B.
Silere non possum

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