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Leone XIV farà ciò che Francesco non volle fare: visitare l’Argentina
Chiesa cattolica05 agosto 2026

Leone XIV farà ciò che Francesco non volle fare: visitare l’Argentina

Dal 6 al 17 novembre il Pontefice visiterà Uruguay, Argentina e Perù. A Buenos Aires compirà il viaggio mai affrontato da Francesco, mentre a Chiclayo tornerà tra il popolo che lo ha conosciuto come vescovo e missionario.

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Ora c’è l’ufficialità. Da settimane i più stretti collaboratori di Leone XIV lavoravano alla definizione di ogni dettaglio del viaggio apostolico che, riferiscono, «sta particolarmente a cuore al Papa». Questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto il programma del primo pellegrinaggio di Prevost in America Latina dall’inizio del pontificato. Per il Pontefice sarà un ritorno carico di significato e di emozione in un continente nel quale ha trascorso una parte decisiva della propria vita e del proprio ministero.

Accogliendo gli inviti rivolti dai Capi di Stato e dalle Conferenze episcopali di Uruguay, Argentina e Perù, il Pontefice compirà, dal 6 al 17 novembre 2026, un itinerario di undici giorni attraverso tre Paesi legati, per motivi diversi, alla sua biografia e al suo ministero pastorale.

Il programma dettagliato delle singole giornate, con orari e sedi delle celebrazioni, sarà diffuso dalla Santa Sede più avanti.

Uruguay, dal 6 all'8 novembre: Montevideo, Paisandú, Florida

Montevideo accoglierà per prima il Pontefice. Vi sono attesi un incontro con il presidente Yamandú Orsi, una sosta al Parlamento (senza interventi ufficiali, secondo una prassi che i viaggi papali osservano di norma per restare fuori dai dibattiti politici interni) e una visita alle opere sociali della Chiesa nel quartiere di Casavalle, tra i più fragili della capitale. Sarebbe il primo ritorno di un Papa in Uruguay dal 1988, quando vi si recò san Giovanni Paolo II: un'assenza lunga quasi quarant'anni, in un Paese dove la secolarizzazione è tra le più avanzate del subcontinente. A Florida, cittadina a nord della capitale, sorge il santuario nazionale della Vergine dei Trentatré, patrona dell'Uruguay: qui è attesa una celebrazione eucaristica legata al culto mariano che più identifica il cattolicesimo locale. Paisandú, città di confine affacciata sul fiume omonimo, chiuderà la tappa uruguaiana. La vicinanza alla cittadina argentina di Colón lascia prevedere un afflusso rilevante di pellegrini anche dall’altra sponda.

Argentina, dall’8 all’11 novembre: Buenos Aires, Córdoba, Luján

L’Argentina ha dovuto attendere il successore di Jorge Mario Bergoglio per vedere un Papa tornare nel Paese. Francesco, pur essendo il primo pontefice argentino della storia, non volle mai rimettere piede nella propria terra da capo della Chiesa cattolica. Una scelta che, nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, non suscitava particolare rimpianto. Diversi sacerdoti commentavano senza esitazioni: «Meglio così, qui ha lasciato soltanto brutti ricordi».

Gli anni di Bergoglio alla guida della capitale argentina vengono infatti ricordati da una parte consistente del clero come una delle stagioni più buie nella storia dell’arcidiocesi. Autoritario, inflessibile e spesso brutale nei rapporti con i sacerdoti, il futuro Papa era noto per il carattere iracondo e per una gestione del potere che non ammetteva dissenso. Quando il conclave del 2013 lo elesse al soglio pontificio, mentre il mondo celebrava il primo Papa latinoamericano, a Buenos Aires molti esultarono soprattutto per un’altra ragione: Bergoglio non era più il loro vescovo.

Sarà Leone XIV, l’8 novembre, a compiere quella visita che il suo predecessore non volle mai affrontare. Córdoba, seconda città del Paese, custodisce un patrimonio gesuitico tra i più rilevanti del continente, a partire dalla Manzana Jesuítica e dall'ateneo più antico d'Argentina, fondato nel Seicento: una tappa che riporta alle radici coloniali del cattolicesimo sudamericano. Il segmento argentino si concluderà a Luján, dove sorge la basilica dedicata a Nostra Signora di Luján, patrona nazionale e meta di uno dei pellegrinaggi mariani più partecipati del subcontinente.

Perù, dall'11 al 17 novembre: Lima, Chiclayo, Cusco, Pucallpa

La tappa più lunga, e probabilmente la più intima, riguarda il Perù, dove Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, ha trascorso quasi quattro decenni tra missione agostiniana ed episcopato. “Un grande ritorno a casa” lo definiscono coloro che sono vicini al Pontefice. Il ritorno nel Paese andino si annuncia come il passaggio più carico di risonanza personale dell'intero pellegrinaggio.

Lima aprirà la sosta peruviana con gli appuntamenti istituzionali nella capitale. Il Pontefice raggiungerà quindi Chiclayo, la diocesi che guidò come vescovo dal 2015 al 2023 e dove il legame con la popolazione locale resta particolarmente saldo. Cusco, antica capitale dell'impero incaico, e Pucallpa, città affacciata sulla foresta amazzonica, completeranno l'itinerario, portando il Pontefice dalle Ande fino alle terre amazzoniche, tra quelle periferie geografiche ed ecclesiali che il suo magistero ha più volte indicato come priorità.

Un cerchio biografico

L’itinerario riporta un Papa in Uruguay e in Argentina dopo assenze durate decenni e, in Perù, chiude idealmente il cerchio di una vicenda biografica iniziata negli anni Ottanta. È un viaggio che racconta molto della figura di Robert Francis Prevost. Fin dal primo saluto alla folla riunita in piazza San Pietro, l’8 maggio 2025, il nuovo Pontefice volle ricordare la diocesi di Chiclayo e il popolo presso il quale aveva esercitato il proprio ministero.

A differenza di chi lo ha preceduto, Prevost conserva un legame autentico e profondo con la gente che lo ha conosciuto come vescovo e come missionario. Non un missionario costruito nei discorsi, nelle immagini o nella propaganda, ma un pastore che ha condiviso realmente le difficoltà quotidiane del suo popolo. In Perù è amato perché è stato visto vicino, concreto, capace di tenerezza e privo di sofismi davanti alla sofferenza.

Questo viaggio conferma la cifra umana e spirituale di Leone XIV: un uomo semplice, consapevole del peso del ministero ricevuto e poco incline alla rappresentazione di sé. Non pauperista, non ideologo, non interessato a trasformare ogni gesto in un manifesto. Un uomo concreto e di fede, che torna nei luoghi in cui il suo episcopato ha preso forma e nei quali il suo nome continua a essere pronunciato con affetto.

Alla conferma ufficiale seguirà, nelle prossime settimane, la pubblicazione del programma dettagliato, con gli orari, le sedi delle celebrazioni e gli appuntamenti previsti nelle diverse tappe.

 

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