Diocesi di Tallinn

Tallinn – Lo scorso 6 settembre 2025 la Chiesa cattolica ha beatificato in Estonia S.E.R. Mons. Eduard Profittlich, gesuita, martire del comunismo sovietico e figura ormai centrale non solo per la piccola comunità cattolica locale, ma per la coscienza storica dell’intero Paese. Nei giorni scorsi, a Tallinn, la diocesi ha organizzato una conferenza dal tema “Blessed Eduard Profittlich and the Holiness”, occasione con cui si è voluto approfondire il significato ecclesiale, spirituale e pubblico di quella beatificazione. In questo contesto, Silere non possum ha intervistato il vescovo di Tallinn, mons. Philippe Jean-Charles Jourdan, che ha offerto una chiave di lettura molto profonda: la vicenda di Profittlich non è soltanto una memoria del passato, ma una proposta per il presente.

La testimonianza del beato Profittlich

Per comprendere la portata di quanto sta avvenendo in Estonia bisogna anzitutto tornare alla figura di Eduard Profittlich. 

Nato l’11 settembre 1890 a Birresdorf, in Germania, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1913. Dopo gli studi filosofici e teologici, fu ordinato sacerdote nel 1922. Si preparò anche al lavoro missionario verso l’Oriente e, dopo alcune esperienze pastorali in Polonia, Germania e Amburgo, nel 1930 arrivò a Tallinn come parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo. L’anno successivo Pio XI lo nominò amministratore apostolico dell’Estonia. Profittlich si spese per organizzare la vita della Chiesa cattolica in un territorio piccolo, disperso e multilingue, fondando nuove parrocchie, promuovendo la stampa cattolica e lavorando perché la Chiesa non fosse percepita come realtà estranea, ma come presenza vicina anche al popolo estone. Nel 1935 ottenne la cittadinanza estone e nel 1936 fu nominato arcivescovo titolare. Quando nel 1940 l’occupazione sovietica travolse l’Estonia, rifiutò di abbandonare il Paese. Arrestato dall’NKVD il 27 giugno 1941, fu imprigionato a Kirov, sottoposto a interrogatori e accuse di agitazione antisovietica e spionaggio. Morì in carcere il 22 febbraio 1942, prima dell’esecuzione della sentenza di morte. 

© Diocesi Tallinn

La beatificazione a Tallinn

La celebrazione eucaristica con il rito di beatificazione che si è svolta il 6 settembre scorso ha avuto un rilievo che ha oltrepassato il perimetro ecclesiastico. La Santa Messa, celebrata in piazza della Libertà a Tallinn, si è tenuta alla presenza del nunzio apostolico negli Stati Baltici, S.E.R. Mons. Georg Gänswein, ed è stata presieduta, in rappresentanza del Papa, dal cardinale Christoph Schönborn O.P. Erano presenti anche autorità civili e rappresentanti di altre comunità cristiane, segno di una memoria che in Estonia tocca corde storiche e nazionali molto profonde. Nell’omelia, il cardinale Schönborn ha richiamato una frase decisiva di Profittlich, scritta in una lettera ai familiari in uno dei momenti più drammatici dell’occupazione sovietica: «È giusto che il pastore rimanga con il suo gregge e condivida con esso gioie e dolori… Sono fermamente convinto che, se Dio camminerà con me, non sarò mai solo». In queste parole era già contenuta la sua scelta: avrebbe potuto tornare in Germania, ma preferì restare accanto ai suoi fedeli. Una decisione che, come ha ricordato Schönborn, gli costò la vita. «Per il suo gregge, le sue pecore, padre Profittlich era disposto a dare la propria vita», ha detto il cardinale, leggendo nel martirio del gesuita non un gesto improvvisato o sentimentale, ma un atto di fedeltà pienamente cristiano, compiuto con quella che ha definito «la gioia di Cristo». Schönborn ha poi collocato la vicenda del nuovo beato nel quadro tragico dell’Europa degli anni Quaranta, segnata dal nazismo e dal comunismo sovietico, dai lager e dai gulag, cioè da sistemi che avevano trasformato il disprezzo per l’uomo in metodo politico. In questo contesto, la figura di Profittlich emergeva, ha spiegato il porporato, per la dignità con cui affrontò i persecutori e per il carattere profondamente attuale della sua testimonianza. La beatificazione, ha osservato l’arcivescovo emerito di Vienna, avviene in un tempo in cui «vecchie ferite minacciano di riaprirsi», mentre la guerra è tornata nella quotidianità dell’Europa orientale e la persecuzione dei cristiani continua in molte parti del mondo. Per questo, il nuovo beato «mostra la via del cristiano in tempi di persecuzione».

© Diocesi Tallinn

Una conferenza per riscoprire la santità

A distanza di alcuni mesi da quella celebrazione, il 20 e 21 febbraio 2026, la diocesi di Tallinn ha voluto proseguire il cammino con una conferenza internazionale dedicata al Beato Eduard Profittlich e al tema della santità. Non si è trattato di una commemorazione formale, ma di un approfondimento articolato su diversi livelli. Mons. Philippe Jourdan ha aperto i lavori con una relazione dal titolo “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”: la santità nella Bibbia e nelle nostre vite. Sono seguiti interventi sul martirio contemporaneo, sul rapporto tra i martiri russi del XX secolo e la causa di Profittlich, e sulla spiritualità ignaziana del beato. Nella seconda giornata ha portato il suo contributo anche il segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, accanto a relazioni dedicate alla vita cristiana e al cammino verso la santità di Profittlich. Il programma si è poi concluso con la benedizione della cappella intitolata al nuovo beato nella cripta della cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, con la Santa Messa e con un ricevimento.

© Diocesi Tallinn

Mons. Jourdan: «Stiamo riportando i santi a casa!»

È proprio alla luce di questa conferenza che acquista particolare rilievo l’intervista rilasciata a Silere non possum dal vescovo di Tallinn. Alla domanda se l’obiettivo fosse rileggere la figura del beato dopo la beatificazione oppure tradurre la sua testimonianza in scelte concrete per la diocesi, mons. Jourdan ha risposto: «La beatificazione di Eduard Profittlich ha un significato enorme per la nostra diocesi e per il nostro Paese». Non si tratta, dunque, di una semplice devozione locale. Per il vescovo, quella di Profittlich è stata «la prima beatificazione nella storia del nostro Paese, la prima beatificazione in Europa del Nord dal XVI secolo», e insieme «un simbolo della tragedia vissuta dal popolo estone nel XX secolo».

In questo quadro si comprende anche il senso delle iniziative che hanno accompagnato il rito del 6 settembre. Jourdan ha ricordato, infatti, la lettura pubblica dei nomi delle 23.000 persone dell’Estonia morte nei campi di concentramento dell’Unione Sovietica, voluta nelle ventiquattro ore precedenti la beatificazione. Il messaggio è inequivocabile: la memoria di Profittlich si inserisce dentro la memoria dei martiri e delle vittime dell’oppressione sovietica. Per questo la conferenza, ha spiegato il presule, è stata «l’inizio solenne» di un processo più ampio di riscoperta della vita e della morte del beato e, insieme, del significato stesso della santità. Con una formula molto efficace, il vescovo ha aggiunto: «Nei Paesi protestanti, come il nostro, dove da secoli non vi erano beatificazioni o canonizzazioni, potremmo dire che stiamo riportando i santi a casa!». E ancora più significativa è la lettura ecumenica offerta da Jourdan: «Storicamente, i santi hanno diviso noi cattolici e i protestanti. Ora sento che i santi ci stanno riunendo!».

A Silere non possum, mons. Jourdan ha indicato anche i tratti essenziali della santità di Profittlich. Più che in tre parole, il suo ritratto si condensa in tre atteggiamenti: fedeltà, permanenza, pace. Il beato, ha detto il vescovo, «è stato fedele alla Chiesa e al popolo dell’Estonia e ha scelto di restare», quando molti erano posti davanti all’alternativa tra partire o rimanere. Per Jourdan, proprio oggi, davanti ai pericoli e alle tensioni che segnano l’Europa orientale, Profittlich può diventare «il santo di coloro che hanno scelto di restare». Non solo. Il presule ha ricordato come egli fosse capace di riunire persone di nazionalità diverse, separate dagli eventi politici e persino poste su fronti ostili. Per questo lo definisce, in sostanza, un artefice di pace. E c’è un ultimo tratto che colpisce: «Ogni singola persona per lui era importante». La disponibilità a donare tempo alla singola persona, ha osservato Jourdan, resta un esempio concreto soprattutto per i sacerdoti in territori di missione, «come oggi sono l’Estonia e l’intera Europa».

L’ultimo punto toccato nell’intervista è forse il più interessante sul piano ecclesiale e culturale. Che cosa può significare una beatificazione per un Paese secolare e plurale come l’Estonia? La risposta del vescovo evita ogni retorica trionfalistica. La beatificazione di Profittlich, afferma, è anzitutto «un segno di speranza per la nostra nazione». Ma è anche qualcosa di più: un test di credibilità per la Chiesa. «Se la Chiesa continua sempre a dire che dovremmo essere santi, ma nessuno nel nostro tempo o nel nostro contesto viene mai dichiarato santo, è come se la Chiesa parlasse soltanto, senza aiutare davvero le persone verso la santità». Da qui una conclusione: «Specialmente in Paesi come il nostro, la credibilità della Chiesa sta più nella santità che nella predicazione». E richiamando san Giovanni Paolo II, il vescovo ha chiarito: l’uomo contemporaneo vuole vedere la fede vissuta, non soltanto ascoltarne i discorsi.

Nelle parole del vescovo Philippe Jean-Charles Jourdan emerge chiaramente come la beatificazione di Mons. Eduard Profittlich non è vissuto dalla Chiesa estone come un episodio celebrativo da archiviare nel calendario diocesano. Diventa invece un criterio. Per la Chiesa, questa piccola ma fervente comunità, significa interrogarsi su che cosa voglia dire restare, servire, unire, testimoniare. Per la società estone significa riconoscere che la memoria delle persecuzioni del Novecento non appartiene solo ai libri di storia, ma continua a chiedere figure credibili. E per l’Europa, attraversata di nuovo da guerre, paure e fratture, la testimonianza di questo vescovo gesuita morto a Kirov nel 1942 torna a dire che la santità non è evasione dalla storia: è il modo più serio di starci dentro.

d.F.G.
Silere non possum


INTERVISTA

Giornalista di SNP: Eccellenza, recentemente a Tallinn si è svolta una conferenza sul Beato Eduard Profittlich e abbiamo avuto la gioia di vederlo beatificato qui, anche alla presenza delle autorità civili e dei rappresentanti di altre comunità cristiane. Qual era l’obiettivo di questa conferenza: rileggere la figura del Beato Profittlich dopo la beatificazione, oppure tradurre la sua testimonianza in scelte concrete per la diocesi di Tallinn?

Vescovo: «La beatificazione di Eduard Profittlich ha un significato enorme per la nostra diocesi e per il nostro Paese. È stata la prima beatificazione nella storia del nostro Paese, la prima beatificazione in Europa del Nord dal XVI secolo, ed è un simbolo della tragedia vissuta dal popolo estone nel XX secolo. Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare, anche 24 ore prima della beatificazione, una lettura pubblica dei nomi delle 23.000 persone dell’Estonia morte nei campi di concentramento dell’Unione Sovietica. Tutte queste circostanze spiegano perché abbiamo deciso di dare inizio in modo solenne a un periodo di scoperta del significato della vita e della morte del Beato Eduard Profittlich, e di riscoperta del significato della santità. Questa conferenza ne è stato l’inizio solenne, ma il cammino continua. Nei Paesi cattolici non c’è bisogno di una conferenza per scoprire il significato della santità. Nei Paesi protestanti, come il nostro, dove da secoli non vi erano beatificazioni o canonizzazioni, potremmo dire che stiamo riportando i santi a casa! Mi ha fatto molto piacere vedere la reazione molto positiva della Chiesa luterana e delle altre comunità protestanti del nostro Paese. Storicamente, i santi hanno diviso noi cattolici e i protestanti. Ora sento che i santi ci stanno riunendo!»

Giornalista di SNP: Lei ha parlato di “santità nella Bibbia e nelle nostre vite”. Se dovesse riassumere la santità secondo la testimonianza di Profittlich in tre parole, quali sceglierebbe?

Vescovo: «È difficile riassumere un’intera vita in tre parole. Ma direi: è stato fedele alla Chiesa e al popolo dell’Estonia e ha scelto di restare, quando molte persone in Estonia si trovavano davanti a un dilemma: partire o restare. Anche oggi, di fronte ai pericoli e alle sfide che vediamo nell’Europa orientale e in molti altri Paesi, il beato Eduard potrebbe essere il santo di coloro che hanno scelto di restare. Molti estoni non cattolici conoscono soprattutto questo del Beato Profittlich: che ha scelto di restare. Riunì persone di nazionalità diverse, che allora erano nemiche o comunque separate dagli eventi politici. È qualcosa di molto simile a ciò che stiamo vivendo oggi nell’Europa orientale. In questo senso, è stato un artefice di pace. Ogni singola persona per lui era importante ed era capace di dedicare il proprio tempo a una sola persona. Questa disponibilità è certamente un esempio per tutti e specialmente per ogni sacerdote nei Paesi di missione, come oggi sono l’Estonia e l’intera Europa».

Giornalista di SNP: Nelle sue lettere lei insiste sul fatto che questa beatificazione riguarda anche l’intera nazione. Concretamente, che cosa può significare per un Paese secolare e plurale come l’Estonia?

Vescovo: «La beatificazione di Eduard Profittlich è un segno di speranza per la nostra nazione, perché la sua morte è anche un simbolo della tragedia vissuta dal popolo estone nel XX secolo e, in un certo senso, durante tutta la sua storia. La beatificazione, o la canonizzazione, è un importante segno della credibilità della Chiesa, soprattutto in un Paese secolare e plurale come il nostro. Se la Chiesa continua sempre a dire che dovremmo essere santi, ma nessuno nel nostro tempo o nel nostro contesto viene mai dichiarato santo, è come se la Chiesa parlasse soltanto, senza aiutare davvero le persone verso la santità. Perciò, specialmente in Paesi come il nostro, la credibilità della Chiesa sta più nella santità che nella predicazione. Come ha detto san Giovanni Paolo II, l’uomo del nostro tempo, più che sentire parlare della fede, vuole vedere la fede nella vita di ogni cristiano, ed è esattamente questo il senso della santità».

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!