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IOR, Giovanni Boscia è il nuovo Direttore Generale. Si chiude l'era di Gian Franco Mammì
Città Del Vaticano16 luglio 2026

IOR, Giovanni Boscia è il nuovo Direttore Generale. Si chiude l'era di Gian Franco Mammì

L'uomo di fiducia di Papa Francesco lascia dopo undici anni. Al suo posto il Chief Financial Officer arrivato dalla City nel 2019. Un'eredità fatta di amicizie e di una clientela che, in più occasioni, ha lamentato di non avere voce.

Al Torrione di Niccolò V, la torre cilindrica che dal 1942 ospita l'Istituto per le Opere di Religione, si prepara un cambio della guardia. Con un comunicato diffuso il 15 luglio, lo IOR ha annunciato che Giovanni Boscia è stato nominato prossimo Direttore Generale e assumerà l'incarico il 1° ottobre 2026. Gian Franco Mammì, dopo undici anni alla guida operativa dell'Istituto, conclude il proprio mandato e rimarrà in carica fino al 30 settembre. La nomina è stata deliberata dal Consiglio di Sovrintendenza e approvata dalla Commissione Cardinalizia di Vigilanza. Nel comunicato l'Istituto la presenta come espressione di un sistema di governance «solido, fondato sulla chiara distinzione tra gli organi di vigilanza, di indirizzo strategico e di gestione». 

Chi è Giovanni Boscia 

Cinquantacinque anni, Boscia è una scelta interna, ma di formazione tutta di mercato. È entrato allo IOR nel 2019 come Responsabile Finanza e Chief Financial Officer, nel 2021 ha assunto anche la guida dell'Asset Management come Responsabile Investimenti e dal 2023 ricopre il ruolo di Vicedirettore delegato. Alle spalle ha un'esperienza trentennale nei mercati finanziari internazionali: Salomon Brothers, Citigroup, RBS e Credit Suisse First Boston, con una carriera sviluppata principalmente a Londra, anche come Senior Portfolio Manager per fondi alternativi. Prima di approdare in Vaticano è stato Head of Fixed Income & Credit in Quaestio Capital SGR. Laureato con lode alla Bocconi, ha conseguito un Master in Finance e un Executive MBA alla London Business School, oltre alle qualifiche professionali CFA, CAIA e FRM. François Pauly, Presidente del Consiglio di Sovrintendenza, ha sottolineato che la nomina, «maturata all'interno dell'Istituto», valorizza una conoscenza approfondita dello IOR e una solida esperienza dei mercati internazionali, esprimendo la certezza che Boscia saprà guidare l'ente «con rigore e spirito di servizio».

Mammì, l'uomo di Bergoglio

Per comprendere il peso di questo avvicendamento occorre tornare al 25 novembre 2015. Quella mattina Papa Francesco si presentò di persona al Torrione, si trattenne una ventina di minuti con il Consiglio di Sovrintendenza e comunicò lui stesso il nome del nuovo Direttore Generale. Un gesto anomalo, che diceva molto della natura di quella scelta: il Pontefice aveva avocato a sé la nomina del massimo dirigente della “banca vaticana”. Mammì non era un tecnico paracadutato dall'esterno. Entrato allo IOR nel 1992 come cassiere, laureato in Scienze Politiche a Messina, dal 1999 si era occupato dello sviluppo della clientela, in particolare nell'area ispanofona dell'America Latina. Fu in quel contesto che entrò in contatto con l'allora arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio. Un rapporto di fiducia personale che il tempo ha consolidato. Nel congedarsi, Mammì rivendica il percorso compiuto: «Lascio al mio successore un Istituto solido, trasparente e pienamente riconosciuto a livello internazionale», e si dice riconoscente «per la fiducia accordatami undici anni fa da Sua Santità Papa Francesco».

Il rovescio della medaglia 

Il bilancio ufficiale, però, non racconta tutto. Gli undici anni di Mammì sono stati anche anni di gestione fortemente verticale e di rapporti difficili con una parte della clientela. Nel novembre 2017 Giulio Mattietti, nominato insieme a lui appena due anni prima e di fatto suo vice, fu allontanato da un giorno all'altro e scortato fuori dal Vaticano, senza che l'Istituto abbia mai fornito una spiegazione pubblica di quella rimozione. La stagione della «pulizia» dei conti, avviata con la riforma voluta da Francesco, ha comportato la chiusura di migliaia di rapporti. Correntisti, religiosi ed enti hanno lamentato in più occasioni chiusure unilaterali, comunicazioni opache e strumenti ridotti al minimo per far valere le proprie ragioni, in un ordinamento in cui la vigilanza sull'Istituto è affidata a organi interni alla Santa Sede. Senza dimenticare che, negli anni, Mammì ha offerto a Bergoglio e ad altri soggetti informazioni sui correntisti che, in realtà, non sarebbero dovute uscire. La trasparenza rivendicata davanti ai valutatori internazionali non si è tradotta in garanzie equivalenti per chi allo IOR affida i propri risparmi. Un nodo che il comunicato di congedo, tutto dedicato a «unità, prudenza e visione», non sfiora nemmeno.

Il testimone

A Boscia, uomo di mercati più che di Curia, tocca ora un doppio compito: custodire i conti in ordine di un ente che serve oltre 12.000 clienti in più di 110 Paesi e, insieme, ricostruire la fiducia di quella parte della clientela che negli ultimi anni si è sentita trattata da soggetto sospetto più che da depositante. Sarà il primo Direttore Generale dello IOR a insediarsi sotto il pontificato di Leone XIV: la scelta di una figura interna, cresciuta nella finanza internazionale, dirà presto se il nuovo corso intende essere continuità o correzione di rotta.

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