Berlino – Nelle scorse ore la Conferenza episcopale tedesca, che dal 24 febbraio 2026 ha un nuovo presidente, il vescovo Heiner Wilmer, ha reso pubblici i dati provvisori della statistica ecclesiale 2025. Il quadro conferma che la Chiesa cattolica in Germania continua a ridursi: i cattolici passano da 19.769.237 nel 2024 a 19.219.601 nel 2025, con una perdita di 549.636 fedeli in un solo anno. È vero che le uscite formali diminuiscono, scendendo da 321.659 a 307.117, ma il dato complessivo non autorizza letture ottimistiche: l’emorragia rallenta, non si arresta, e parlare di una reale inversione di tendenza sarebbe fuorviante.
Il segnale più delicato riguarda la trasmissione della fede. I battesimi diminuiscono ancora: da 116.274 nel 2024 a 109.028 nel 2025. Nello stesso periodo i funerali restano su numeri enormemente superiori, pur calando da 213.046 a 203.496. Il dato fotografa con chiarezza che lo stato di una Chiesa tedesca che non riesce a rigenerarsi sul piano demografico ed ecclesiale: le morti continuano a superare di gran lunga i nuovi ingressi attraverso il battesimo. È un indicatore di lungo periodo, più importante delle oscillazioni annuali sulle uscite, perché offre l’immagine della crisi del ricambio generazionale.
In sostanza, mentre l’episcopato tedesco e quello austriaco - con figure come Josef Grünwidl - concentrano il loro discorso su temi come il ruolo delle donne e la necessità di rendere la Chiesa socialmente più attrattiva, un numero crescente di fedeli continua ad allontanarsi. È un segnale chiaro: molti non chiedono una Chiesa che, in Germania come in Austria, venga percepita soprattutto nel momento in cui pretende il pagamento della tassa ecclesiastica, ma una comunità capace di offrire strumenti reali per la fede. Altrimenti, il rischio è che essa appaia sempre più come uno spazio di potere e di posizionamento sociale, piuttosto che come un luogo di vita cristiana.
Anche sul versante della vita familiare il quadro, alla luce dei dati pubblicati, peggiora. I matrimoni religiosi crollano da 22.513 a 19.478, con una diminuzione di oltre tremila celebrazioni in un anno. È uno dei dati più pesanti dell’intera rilevazione, perché mostra che non si sta semplicemente riducendo il numero dei cattolici iscritti, ma si sta assottigliando il legame concreto fra la Chiesa e i passaggi decisivi della vita. Se i battesimi segnalano la crisi della trasmissione iniziale della fede, i matrimoni raccontano il venir meno della sua tenuta sociale e pubblica.
Ci sono, certo, anche alcuni dati in controtendenza. Le prime comunioni passano da 151.702 a 152.357 e le cresime da 105.041 a 105.334: un lieve incremento, sostanzialmente una stabilità. Crescono anche gli ingressi e le riammissioni: nel 2024 gli ingressi erano 1.839 e le riammissioni 4.743; nel 2025 salgono rispettivamente a 2.269 e 5.443. Ma anche qui occorre non forzare la lettura. Il totale di ingressi e rientri nel 2025 arriva a 7.712, mentre le uscite restano 307.117. Il “saldo” resta dunque nettamente negativo. Il dato sulla partecipazione alla Santa Messa domenicale merita una lettura ancora più attenta. La percentuale sale dal 6,6% del 2024 al 6,8% del 2025. Ma in valore assoluto i partecipanti medi passano da 1.306.000 a 1.304.000. In altre parole, non ci sono più praticanti: ce ne sono leggermente meno. A crescere è solo la quota percentuale sul totale dei cattolici, perché la base complessiva si restringe. È un particolare decisivo, perché impedisce di scambiare un effetto statistico per un effettivo rilancio pastorale.
Anche la geografia ecclesiale conferma una trasformazione profonda. Nei Länder orientali, dove i cattolici sono pochi e vivono in condizione di diaspora, la pratica religiosa è molto più alta della media nazionale. Nel 2025 la Sassonia registra il 13,0% di partecipazione alla Messa, la Turingia il 12,5% e la Sassonia-Anhalt il 10,3%. All’opposto, i territori occidentali e storicamente più strutturati mostrano percentuali molto più basse: Saarland 4,1%, Schleswig-Holstein 4,7%, Renania-Palatinato 5,3%, Nordreno-Vestfalia 5,4%. Il fenomeno era già evidente nel 2024 e si conferma nel 2025. E questo lascia emergere una linea di fondo: in Germania il cattolicesimo di minoranza appare più praticante del cattolicesimo di tradizione. E questo ci ricorda le parole di Joseph Ratzinger: «Dalla crisi di oggi, verrà fuori, anche questa volta, una Chiesa che avrà perduto molto. Essa diventerà piccola, dovrà ricominciare tutto da capo. Non potrà più riempire molti degli edifici che aveva eretto in tempi di congiuntura favorevole. Insieme a un bel numero di aderenti, perderà anche molti dei suoi privilegi nella società. Si presenterà, molto più nettamente rispetto a prima, come comunità cui si aderisce liberamente, cui si può accedere solo in base a una decisione. Come piccola comunità solleciterà molto più decisamente l’iniziativa dei suoi singoli membri. Certamente conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati che esercitano una professione: in molte comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la normale cura d’anime sarà esercitata così. Con accanto, indispensabilmente un prete a capo, come è stato finora. Ma, in mezzo a tutti questi presumibili cambiamenti, di nuovo e con ogni risolutezza la Chiesa troverà ciò che le è essenziale in quello che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio unitrino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine».
Nei dati pubblicati resta poi il peso delle grandi regioni dell’Ovest, dove si concentra ancora la massa numerica delle uscite. Nel 2025 il Nordreno-Vestfalia conta 83.440 abbandoni, la Baviera 81.864 e il Baden-Württemberg 49.061. Sono numeri inferiori rispetto al 2024, quando negli stessi Länder si registravano rispettivamente 115.431, 106.663 e 63.836 uscite. Ma anche questo ridimensionamento non basta a cambiare il senso complessivo del fenomeno: le grandi roccaforti cattoliche tedesche continuano a svuotarsi.
Quello che emerge, dunque, è il passaggio da una fase di collasso più violento a una fase di contrazione strutturale. La Chiesa cattolica in Germania non sta ritrovando slancio; sta diventando più piccola, più anziana e più minoritaria. Le uscite restano enormi, i battesimi scendono, i matrimoni religiosi arretrano ancora, e la leggera crescita della partecipazione percentuale alla Santa Messa non corrisponde a una crescita reale dei fedeli praticanti. I numeri del 2025 non raccontano una rinascita. Raccontano, piuttosto, una Chiesa che continua a perdere peso sociale, culturale e demografico, pur mostrando in alcune aree una minoranza più convinta e più coesa.
Il fatto che tutto questo avvenga proprio mentre una corrente fortemente ideologizzata cerca di trascinare la Chiesa su un terreno estraneo alla sua natura, attraverso il cammino sinodale tedesco, dovrebbe indurre sia Roma sia la Germania a interrogarsi seriamente. Questi numeri devono essere letti come una risposta inequivocabile a certi esperimenti sociali che, lungi dal rafforzare la vita ecclesiale, sembrano aver contribuito ad allontanarla ulteriormente dalla sua missione.
p.G.V.
Silere non possum