Città del Vaticano - Nelle scorse ore il Santo Padre Leone XIV ha nominato Prefetto del Dicastero per la Comunicazione la dottoressa Maria Montserrat Alvarado, Presidente e Chief Operating Officer di EWTN News. Il nuovo Prefetto assumerà l’incarico il 1° novembre prossimo.

Si tratta di una professionista che compirà quarant’anni a novembre. Una donna giovane, formata nel mondo angloamericano, con una solida esperienza nella comunicazione, nella gestione di piattaforme mediatiche internazionali e nella difesa pubblica della libertà religiosa. Il Papa ha attinto da un bacino che per la cricca di Piazza Pia era semplicemente inimmaginabile. Non una figura cresciuta nei salotti romani, non un prodotto delle consorterie italiane, non una pedina allevata nei corridoi dove, per anni, gli incarichi si sono distribuiti secondo amicizie, appartenenze e protezioni. Leone XIV è andato altrove. E proprio questo rende la nomina politicamente ed ecclesialmente significativa.

Leone XIV rompe un sistema

Attorno a Via della Conciliazione si muove ogni giorno una piccola fauna di “vaticaniste” e “vaticanisti”, o sedicenti tali, che entra ed esce dalla Sala Stampa della Santa Sede con un solo obiettivo: origliare, osservare, raccogliere mezze frasi, alimentare chiacchiere. Dentro e fuori, fuori e dentro, in un via vai continuo di persone alla ricerca di una parola carpita, di una notizia sussurrata, di un pettegolezzo da trasformare in presunto retroscena.

C’è chi cerca informazioni e chi, più banalmente, cerca una spalla. Qualcuno da frequentare, un prelato da esibire, un contatto da spendere, una conoscenza da millantare. Ci sono personaggi che non sono neppure giornalisti e che passano le giornate con il telefono in mano alla ricerca del “numero di quel vescovo” o del “contatto di quel cardinale”. Trascorrono ore sui social a spippolare, a costruirsi un personaggio, a ripetere formule grottesche: “il mio amico cardinale”, “il mio amico vescovo”, “il mio amico Papa”. Poi pubblicano la foto strappata a un evento, il saluto ricevuto al volo, l’immagine accanto a questo o a quello, e consumano così una vita povera, fatta di esibizionismo e dipendenza dal riconoscimento altrui.

Una fotografia reale quanto triste di un mondo che si alimenta anche della solitudine di alcuni chierici, che finiscono per mettersi accanto figure simili convinti di avere trovato compagnia, sostegno o perfino protezione. Spesso, invece, trovano la loro peggior condanna: persone che raccolgono confidenze, le deformano, le fanno circolare, e alla prima occasione li espongono al ridicolo e li compromettono pubblicamente.

Andrea Tornielli e il suo magico mondo

Qualche prelato un po’ in là con l’età, commentando la notizia, ha osservato: «Sarebbe interessante riprendere un libro che scrisse Andrea Tornielli insieme al suo amichetto Gianni Valente appena scoppiò il caso Viganò». Difatti, nel 2018, quando l’ex nunzio negli Stati Uniti fece uscire un dossier su Papa Francesco, ci furono i soliti sciacalli che si lanciarono sulla notizia per poter vendere qualche libro. «Un libro sconosciuto ai più, peraltro Eminenza», ho avuto modo di dire all’anziano porporato. «Eh, ma sai, io ho sempre molto tempo e ho letto anche quello».

Il libro in questione è “Il giorno del giudizio. Conflitti, guerre di potere, abusi e scandali. Cosa sta davvero succedendo nella Chiesa”, pubblicato da Andrea Tornielli e Gianni Valente nel 2018, poco prima che Tornielli fosse nominato direttore editoriale dei media vaticani. Un titolo perfettamente coerente con il modo in cui quest’uomo ha scelto di raccontare la Chiesa: sempre e solo attraverso scandali, retroscena, complotti, guerre di potere, dossier e allusioni. La Chiesa viva, la Chiesa reale, la Chiesa che prega, annuncia, educa e serve, in quella narrazione fatica a trovare spazio. Per anni Silere non possum lo ha scritto con chiarezza: questi sono incapaci di raccontare la Chiesa nella sua bellezza e nella sua varietà.

La cricca al servizio di Francesco

Gianni Valente è un fedele amico di Andrea Tornielli e, insieme a sua moglie Stefania Falasca, appartiene a quel circuito che ha portato Jorge Mario Bergoglio dentro a tutte le redazioni. Furono loro, insieme al gruppetto di cardinali e vescovi che li hanno sempre usati a loro uso e consumo, a far apprezzare Jorge Mario Bergoglio alle televisioni ancor prima che fosse eletto Papa. Ne abbiamo parlato anche in una puntata dell’inchiesta su Comunione e Liberazione.

Il rapporto fra Tornielli, Valenti e Bergoglio, peraltro, non è sempre stato rose e fiori. Negli ultimi anni del pontificato di Francesco, Valente si rese conto che quella “amicizia” fu proprio la sua condanna a tal punto che fu proprio Bergoglio a creare problemi per la sua nomina alla guida dell’Agenzia Fides.

Nel 2018, poco dopo lo scoppio dello scandalo Viganò - scandaloso non perché affermasse cose vere, ma per il ruolo che ricopriva chi le affermava - Andrea Tornielli si diede subito da fare per mandare in stampa il libro succulento. Del resto, Piemme è sempre stata ben disposta verso il suo “scrittore di Vaticano”. Recentemente è stato proprio Tornielli a far pubblicare al suo pupillo Salvatore Cernuzio il libro delle memorie di Papa Francesco. Prima lo ha portato in Vaticano da La Stampa, dove collaborava con lui, poi gli ha aperto la strada editoriale con la sua casa editrice di riferimento. Questo è il sistema italiano fatto di intrighi e parentele, nulla di nuovo sotto il sole. Ed è proprio questo sistema che Leone XIV vuole scardinare con la nomina di una competente giornalista americana con origini messicane.

Accoglienza verso “tutti” tranne…

In queste ore gli odiatori da tastiera si sono già scagliati contro Maria Montserrat Alvarado. Un esempio è l’ex dipendente del Dicastero per la Comunicazione ed ex portavoce di Vincenzo Paglia, Fabrizio Mastrofini.

Leone XIV, però, ha dato una lezione a tutti costoro facendo comprendere che nella Chiesa non esistono cristiani di serie A e cristiani di serie B. Il Papa vuole che tutti abbiano voce, soprattutto se competenti. Il fatto che per anni Andrea Tornielli e la sua cricca abbiano cercato di demonizzare alcune realtà - EWTN è solo una delle tante - è la cartina tornasole di un cattolicesimo vissuto male. Molto male.

Andrea Tornielli è cresciuto ai piedi di don Giacomo Tantardini, in un ambiente che aveva una certa visione della Chiesa: sesso, scandali, gossip, retroscena, dossier, corridoi, confessioni raccolte a metà e poi usate per costruire narrazioni. Dan Brown in versione chioggiotta. Ed è contro questa impostazione che Leone XIV rompe gli schemi.

Lo scandalo Viganò e gli sciacalli

Monsignor Carlo Maria Viganò pubblica il suo dossier nella notte tra il 25 e il 26 agosto 2018. EWTN, come altri giornali e blog, fa il proprio lavoro: ripubblica una notizia. È il mestiere del giornalista. Ciò che Tornielli non ha mai capito in sessant’anni di vita è proprio questo: il giornalismo non è farsi chiamare dal cardinale per sapere chi ha scritto probabilmente un articolo o chi potrebbe essere la fonte di quel determinato giornalista, per poi iniziare a contattare tutti alla ricerca della fonte. Il giornalismo non è chiamare le redazioni dicendo: «Eh no, questa cosa l’avete scritta così, ma in realtà non è così, è meglio che correggete». Il tutto, ovviamente, per ottenere una narrazione univoca e manovrata, voluta da chi detiene il potere.

Tornielli, al Meeting di Rimini dell’anno scorso, disse al direttore di Silere non possum che lui cita e pubblica quello che gli pare. Non le notizie, non la verità, non le fonti secondo quanto prevede il codice deontologico: quello che gli pare. È così che ha governato il Dicastero in questi anni, anche sul piano delle assunzioni: amici e conoscenti.

Per non parlare della gestione della direzione editoriale dei media vaticani, condotta secondo logiche familistiche amorali. Parliamo di soldi che non sono entrati nelle casse della Santa Sede per via di amicizie e favori, tutte cose di cui vi è documentazione e che sono già arrivate a chi di dovere ma ne parleremo pubblicamente e in modo approfondito nella seconda puntata dell’inchiesta Il Patto Sporco. È solo questione di tempo.

Il libro che vende con il titolo attira click

Dopo pochi mesi da quello scandalo enorme, Tornielli consegna a Piemme un libro scritto a quattro mani con Gianni Valente proprio sul dossier Viganò. Quel libro, però, non è una analisi di ciò che scrisse l’ex nunzio. È, soprattutto, una invettiva contro EWTN - attraverso il National Catholic Register, che appartiene al network EWTN - e contro tutti i siti e blog che ripubblicarono la notizia.

Già nell’introduzione, Tornielli e Valente parlano del moltiplicarsi di «pulpiti mediatici» che si ergono «a giudici di tutto e di tutti» dopo essersi autoassegnati il compito di custodi della dottrina. Parlano dell’uso «spregiudicato, strumentale e selettivo» dei crimini e dei peccati commessi da uomini di Chiesa per combattere «sporche battaglie di potere». E aggiungono che il loro libro intende aiutare il lettore a distinguere tra «verità, mezze verità e l’interessata disinformazione propagata anche da diversi sedicenti “media cattolici”». Tornielli che vi aiuta a distinguere fra verità e disinformazione! Pensate voi. Sembra una barzelletta. È il lessico abituale di chi non sopporta l’esistenza di voci libere: chi non si allinea viene trasformato in un problema ecclesiale, in un soggetto sospetto, in un pericolo per la comunione. Ed è nuovamente l’emblema della proiezione: ciò che ha sempre fatto lui lo proietta su EWTN.

Il passaggio su EWTN è ancora più chiaro. Gli autori scrivono che, alle 4.30 del mattino del 26 agosto 2018, i giornalisti al seguito di Francesco lessero sui loro telefoni una notizia diffusa «in contemporanea da una rete mediatica connessa con la galassia conservatrice degli oppositori del papa»: negli Stati Uniti il National Catholic Register «del gruppo EWTN»; in Italia altri. Dunque, la testata di EWTN viene subito collocata dentro la «galassia conservatrice degli oppositori del papa». Non dentro il circuito dell’informazione che pubblica una notizia rilevante. Dentro il fronte degli oppositori.

Più avanti, Tornielli e Valente aggravano ulteriormente la lettura. Il dossier Viganò viene definito «un documento scritto da un arcivescovo cattolico con l’intento di infliggere il massimo danno possibile al papa e alla fiducia dei battezzati nei suoi confronti». L’operazione viene descritta come lanciata «in contemporanea in tutto il mondo con una studiata strategia mediatica globale». Le adesioni di alcuni vescovi statunitensi vengono paragonate alle tattiche delle «cordate finanziarie nelle scalate aziendali», con il capocordata che lancia l’offerta e gli stakeholders che si affrettano a manifestare il proprio appoggio. La vita ecclesiale, secondo loro, sarebbe stata rimodellata sui «meccanismi predatori della finanza speculativa», con il Papa trattato come il capoazienda da «mettere in minoranza» per costringerlo a mollare.

Poi arriva l’affondo contro la rete statunitense. Gli autori scrivono che la «rete logistico-mediatica dell’operazione Viganò», pur servendosi di filiali sparse per il mondo, avrebbe avuto «le sue basi strategiche ed economiche negli Stati Uniti», rappresentate da «gruppi e fondazioni che finanziano i media utilizzati per lanciare il dossier e accompagnarne la ricezione». Subito dopo precisano che il National Catholic Register, cioè la testata web che per prima diffuse la versione inglese del dossier, «fa parte del network mediatico EWTN», fondato da Mother Angelica e riconosciuto come «il più influente polo multimediale cattolico del mondo», capace di raggiungere duecentocinquanta milioni di persone in centoquaranta Paesi.

Non basta. Tornielli e Valente ricordano che Michael P. Warsaw, amministratore delegato di EWTN, era consultore del Dicastero vaticano per la Comunicazione. Quindi introducono Timothy Busch, avvocato milionario e membro della squadra di amministratori di EWTN, attribuendogli un «ruolo non secondario» nell’operazione Viganò. Secondo il libro, Busch avrebbe fornito «un contributo essenziale per delineare contorni e finalità dell’intera operazione».

Insomma, un’invettiva contro la rete televisiva cattolica più imponente e diffusa al mondo, colpevole soltanto di avere fatto ciò che una testata giornalistica è chiamata a fare: dare una notizia.

Che l’arcivescovo Viganò abbia poi imboccato strade non condivisibili, arrivando ad attaccare ingiustamente Papa Francesco su questioni che non c’entravano nulla e affiliandosi oggi a un circuito di personaggi imbarazzanti, è un altro discorso. Nulla di tutto questo significa che i media cattolici che nel 2018 diedero notizia del suo dossier ne stessero condividendo il contenuto o assecondando l’impostazione. Stavano semplicemente raccontando un fatto. E quel fatto era, oggettivamente, una notizia: sconcertante, grave, destinata a produrre conseguenze, perché proveniva da un ex elemento di punta della Santa Sede.

La deformazione del giornalismo

Tornielli appartiene a quella categoria di giornalisti convinti di poter decidere chi debba o non debba “avere visibilità”. «Non date visibilità a questo», «non date visibilità a quello»: la vecchia ossessione dei custodi del recinto. È per questo che non cita mai le fonti di ciò di cui parla, perché attinge, usa, rielabora, ma poi cita solo chi gli è amico e chi gli va a genio.

Tornielli appartiene a quella categoria di personaggi che si muovono nell’ombra, parlano dell’uno e dell’altro, suggeriscono, alludono, orientano, ma raramente ci mettono la faccia. Preferiscono mandare avanti altri, spesso figure già fragili, esposte, compromesse o cariche di problemi personali e istituzionali, nella speranza che siano loro a colpire quelli che vengono percepiti come nemici.

È accaduto anche con un sacerdote allontanato dalla propria diocesi perché ormai considerato imbarazzante e problematico, che Tornielli continua ad alimentare con argomenti, suggestioni e bersagli, lasciandogli poi il compito di attaccare e insultare. Il gioco è sempre lo stesso: qualcuno lancia fango, qualcun altro osserva da lontano, e quando le persone colpite scelgono di non dare peso a certi personaggi, Tornielli al Meeting ti pone anche la domanda provocatoria: «Come mai non lo prendete in considerazione?». Una dinamica infantile, simile a quella dei bambini che fanno il solletico per ottenere attenzione e poi chiedono perché nessuno li guarda.

I risultati, puntualmente, sono imbarazzanti. Questi personaggi imbarazzanti vengono chiamati a pagare per ciò che scrivono e dicono e lui si scansa per restarne pulito.

La capacità di legare l’asino dove vuole il padrone

Dopo questo libro, Papa Francesco decide di nominare Andrea Tornielli direttore editoriale dei media vaticani. Il volume esce all’inizio di novembre, la nomina arriva a dicembre. Non è un dettaglio secondario. Tornielli, che negli anni del pontificato di Benedetto XVI era uno strenuo difensore di Ratzinger e arrivò ad attaccare Enzo Bianchi per questo, come ha ricordato recentemente lo stesso fondatore di Bose, iniziò poi a fare lo stesso con Francesco. Dove c’è il potere, Tornielli lega l’asino. È così che è passato in breve tempo dalla difesa del Summorum Pontificum all’attacco feroce contro quel mondo, fino alla difesa di Traditionis Custodes.

Il fulmine a ciel sereno

Con l’elezione di Leone XIV, il sistema ha subito un colpo evidente. Il suo sponsor Pietro Parolin non è stato eletto; a quella elezione credevano solo qualche millantatore di titoli e Tornielli stesso, con tutta la rete mediatica che pensava di poter orientare l’opinione pubblica e magari influenzare i cardinali. I cardinali, però, erano ben consapevoli di cosa fosse accaduto nel 2013 e di come Parolin fosse arrivato dove è arrivato. Come erano ben consapevoli di cosa ha fatto in questi anni Parolin: il nulla. Non gli è passato neppure per la testa di far passare di nuovo una simile operazione.

Nel periodo immediatamente successivo all’elezione, Tornielli ha accumulato una gaffe dopo l’altra. A pesare, evidentemente, è stata anche l’immagine di Leone XIV che, l’8 maggio 2025, si è affacciato dalla Loggia con mozzetta e stola: una scena che ha mandato in frantumi anni di narrazione e ha prodotto più di un cortocircuito in chi pensava di avere ancora in mano le chiavi del racconto ecclesiale. Da Leone XVI a Pio XIV, fino ai numerosi post sbagliati, la sequenza degli errori ha restituito plasticamente lo smarrimento di un sistema che non aveva previsto quel Papa, quel linguaggio e quel cambio di passo. Poi è arrivato il processo d’appello del caso Sloane Avenue.

Un castello in frantumi

Tornielli aveva scritto, durante il pontificato di Francesco, un editoriale in difesa del processo di primo grado; lui, che faceva spettacoli di magia a Chioggia, si è messo a parlare di diritto in un editoriale delirante. La Corte d’Appello ha poi smontato quella sentenza battendo proprio sui punti che Tornielli difendeva. È così che, piano piano, ha iniziato a sgretolarsi il castello di sabbia.

Francesco non c’è più e coloro che Tornielli ha attaccato per anni, e che nel 2018 aveva addirittura additato come i responsabili della circolazione del dossier Viganò, oggi vengono promossi da Leone XIV. La nomina di Maria Montserrat Alvarado, Presidente e Chief Operating Officer di EWTN News, non è solo una scelta amministrativa. È un messaggio. Il Papa guarda alla competenza, alla libertà, alla capacità di comunicare “fuori dai recinti para vaticani”. E, soprattutto, non accetta che una parte della Chiesa venga trattata come sospetta solo perché non è gradita agli apparati che hanno gestito la comunicazione negli ultimi anni.

«Se ci fosse della dignità, sarebbero già state presentate le dimissioni», ha commentato qualcuno a Palazzo Pio in queste ore. Eppure, quella dignità sembra essere proprio l’unica preoccupazione che manca ad alcuni agitatori di folle. Per anni hanno preteso di decidere chi fosse cattolico affidabile e chi no, quale testata meritasse ascolto e quale dovesse essere demonizzata, chi potesse parlare e chi dovesse essere silenziato. Leone XIV, con una sola nomina, ha rovesciato il tavolo. Con il suo stile mite e silenzioso.

Il tentativo di ridisegnare la realtà

E mentre Matteo Bruni e Andrea Tornielli si affannano, di redazione in redazione, per convincere i giornalisti che «questa non è una cacciata, ma un pensionamento», i fatti raccontano altro. Leone XIV non ha ricevuto Paolo Ruffini neppure per un congedo formale e dalla Santa Sede non è arrivata una sola parola di ringraziamento per gli otto anni trascorsi alla guida del Dicastero per la Comunicazione.

Le uniche parole sono state quelle dello stesso Ruffini, affidate a una lettera sgrammaticata e firmata semplicemente “Paolo”, nella quale ringrazia tutti per questi otto anni e parla della sua esperienza come di una corsa, quasi fosse stato un atleta. Peccato che, in questi otto anni, il Dicastero abbia corso ben poco. Più spesso è corso ai ripari. Quanto a efficienza, risultati e capacità reale di incidere, il bilancio resta povero.

Lo confermano anche certi incontri che Ruffini continua a tenere, come quello avvenuto nelle scorse ore con i responsabili della comunicazione delle diocesi e delle associazioni. Più di qualcuno, ascoltandolo, si è chiesto: «Ma davvero quest’uomo era alla guida dei media del Papa?». Perché il problema non è soltanto la stagione che si chiude, ma ciò che quella stagione ha lasciato: una comunicazione debole, priva di visione, incapace di offrire strumenti seri, spunti utili e una reale cultura professionale a chi, nelle diocesi, dovrebbe comunicare la vita della Chiesa.

Il tempo è galantuomo

EWTN, che nel 2018 veniva collocata nella «galassia conservatrice degli oppositori del papa», oggi entra dalla porta principale nel governo della comunicazione della Santa Sede. Il nuovo Prefetto non arriva dal cortile romano, non deve la propria carriera agli amici degli amici, non appartiene al sistema che ha trasformato il Dicastero in un luogo di relazioni, favori e protezioni. Arriva da una realtà internazionale, solida, professionale, discussa quanto si vuole, ma viva. Una realtà che ha parlato e parla a milioni di cattolici quando altri preferivano parlare solo a sé stessi.

Questa è la lezione di Leone XIV. La Chiesa non è proprietà di una cricca. La comunicazione della Santa Sede non può restare ostaggio di chi confonde il servizio al Papa con la difesa del proprio potere. E il giornalismo cattolico non può essere ridotto a una rete di telefonate, pressioni, omissioni e citazioni selettive.

Con Maria Montserrat Alvarado, Leone XIV manda un messaggio diretto a Palazzo Pio: la stagione della comunicazione di cortile è finita. Ora comincia il tempo della responsabilità.

d.N.I. e s.F.V.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!