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La guerra non è un gioco: l'appello del cardinale Cupich contro la Casa Bianca
Chiesa cattolica08 marzo 2026

La guerra non è un gioco: l'appello del cardinale Cupich contro la Casa Bianca

L'arcivescovo di Chicago condanna la spettacolarizzazione della guerra e richiama alla responsabilità morale

Chicago - Sabato 7 marzo, alle ore 20, il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, ha emanato un comunicato che rappresenta un forte richiamo morale e una condanna senza mezzi termini del modo in cui la guerra viene oggi percepita e rappresentata. Le sue parole, raccolte nella dichiarazione intitolata «Un appello alla coscienza», denunciano un fenomeno inquietante: la trasformazione della guerra in intrattenimento, un processo che spoglia le vittime della loro umanità e ci rende insensibili al dolore e alla sofferenza. Il cardinale Cupich ha preso posizione contro un episodio specifico, avvenuto giovedì sera, quando l’account ufficiale della Casa Bianca su X (ex Twitter) ha pubblicato un video che mescolava scene di celebri film d’azione con immagini reali degli attacchi condotti nella guerra contro l’Iran. Il video era accompagnato dalla didascalia: “GIUSTIZIA ALL’AMERICANA”. Questo gesto, che banalizza la tragedia umana, è stato definito dal cardinale come “rivoltante”.

La "gamification" della guerra: un fallimento morale

Cupich ha sottolineato come questa rappresentazione della guerra rifletta una crisi morale profonda. La guerra, con le sue morti reali e le sue sofferenze, viene trattata come un videogioco o uno spettacolo da consumare. La distanza tra il campo di battaglia e il salotto di casa si è ridotta drasticamente, e ciò ha portato a una pericolosa insensibilità collettiva.

Il cardinale ha citato il termine “gamification della guerra”, utilizzato oggi dai media per descrivere questa dinamica. Trasformare la guerra in un gioco significa, infatti, privare le persone reali della loro umanità. Un “colpo messo a segno” non è un punto su un tabellone, ma una famiglia in lutto, una vita spezzata.

La responsabilità dei social media e della politica

Il comunicato del cardinale Cupich non si limita a condannare la rappresentazione della guerra come intrattenimento, ma punta il dito contro la responsabilità del governo statunitense e, in particolare, dell’amministrazione Trump. Donald Trump ha portato avanti una narrazione che spettacolarizza la potenza militare americana, riducendo la sofferenza umana a un contenuto da scorrere sui social media.

Viviamo in un’epoca in cui le immagini della guerra ci appaiono accanto a video di intrattenimento, come un reel su Sanremo o altre frivolezze. Questo continuo bombardamento di contenuti ci ha resi insensibili. Non ci rendiamo più conto della gravità di ciò che vediamo. La guerra diventa uno sfondo, un rumore di fondo che non ci tocca più.

Susan Sontag, nel suo libro “Regarding the Pain of Others” (Davanti al dolore degli altri), ha esplorato come le immagini di guerra vengano consumate dal pubblico occidentale, spesso con un misto di curiosità morbosa e distacco emotivo. Sontag avverte che, quando la sofferenza altrui diventa un semplice spettacolo, perdiamo la capacità di provare empatia. 

Un richiamo alla nostra umanità

Il cardinale Cupich conclude il suo appello con un messaggio di speranza e responsabilità. Egli crede che il popolo americano sia capace di riconoscere che ciò che sta accadendo non è intrattenimento, ma guerra. L’Iran non è un videogioco, ma una nazione fatta di persone reali, con vite, sogni e sofferenze.

Le sue parole ci invitano a riflettere sul prezzo che paghiamo quando perdiamo la nostra umanità. Diventare insensibili alla sofferenza altrui significa perdere il dono più prezioso che Dio ci ha dato: la capacità di provare empatia e compassione. È un monito potente contro la banalizzazione della guerra e un invito a riscoprire la nostra umanità. In un’epoca in cui i social media ci bombardano di immagini e contenuti, è fondamentale fermarsi, riflettere e ricordare che dietro ogni immagine di distruzione ci sono vite umane spezzate. Come cristiani, ma soprattutto come esseri umani, abbiamo il dovere morale di non permettere che la guerra diventi un gioco o uno spettacolo.

d.V.B.
Silere non possum




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