Milano – Abbiamo visto, nella puntata precedente, che dopo le dimissioni di don Julián Carrón il percorso che avrebbe dovuto condurre a un voto ordinato risultava già indirizzato da intese segrete. Dopo che il movimento ha preso coscienza di ciò che stava accadendo, era inevitabile che sorgessero domande. Domande alle quali, puntualmente, né Prosperi  Farrell hanno mai dato una risposta. Chiunque osi interrogarsi - e questo accadeva nel 2022 ma accade ancora oggi - viene immediatamente etichettato come “divisivo”, “contro la Chiesa”, “contro Prosperi”, “vorrebbe creare un nuovo movimento”, e via dicendo. Sono accuse false, costruite per neutralizzare il problema invece che affrontarlo. Così il semplice atto di porsi domande è stato trasformato in una colpa, quasi in un crimine. E la lettera del Dicastero del giugno 2022 lo certifica: non chiarisce, non risponde, non entra nel merito; al contrario, incasella il dissenso, tenta di colpirlo e delegittimarlo. Questa missiva conferma anche un metodo che avevamo già evidenziato: Roma torna a intervenire richiamando “lettere” arrivate e “interpretazioni errate”, come se il problema nascesse soprattutto da letture sbagliate e da resistenze interne. Il nodo, infatti, è l’impostazione di fondo: la pretesa di “correggere” CL senza riconoscere fino in fondo come è nata, come l’ha voluta don Giussani e come la stessa Chiesa l’ha approvata dentro una storia reale, concreta, non riscrivibile a posteriori.



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