Castel Gandolfo - Lasciando questa sera Castel Gandolfo, Leone XIV ha rivolto parole molto nette davanti al rischio di un’ulteriore escalation contro l’Iran. «Oggi, come tutti sappiamo, è stata pronunciata una minaccia che colpisce l’intero popolo iraniano. È qualcosa di inaccettabile. Sono in gioco questioni di diritto internazionale, ma ancor prima una grave questione morale, che riguarda il bene di un intero popolo. Invito tutti a pensare ai tanti innocenti, ai bambini, agli anziani, che sarebbero le prime vittime di un’escalation e di una guerra. Occorre tornare al dialogo e al negoziato. Dobbiamo cercare strade per risolvere i problemi prima di arrivare a questo punto. È necessario pregare molto, ma anche far sentire con chiarezza la nostra voce: non vogliamo la guerra, vogliamo la pace».
Le parole del Papa arrivano nelle stesse ore in cui l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha rivolto un appello diretto a Donald Trump chiedendogli di fermarsi «sull’orlo della guerra» e di aprire la strada a un negoziato capace di condurre a una soluzione giusta. Coakley ha parlato con particolare chiarezza della responsabilità morale di chi esercita il potere politico e militare, affermando che «la minaccia di distruggere un’intera civiltà e il deliberato attacco alle infrastrutture civili non possono essere giustificati moralmente» e ricordando che esistono altre vie per risolvere i conflitti tra i popoli.
Questa scelta comunicativa dice molto del pontificato di Leone XIV. Il Papa evita di sovrapporsi ai pastori che vivono nei territori feriti dal conflitto, ascoltano direttamente la sofferenza delle persone e ne raccolgono il grido. Ha voluto consegnare ai giornalisti un messaggio preciso, limitandosi a quelle parole e chiarendo subito che non avrebbe risposto ad altre domande. Anche questo dettaglio mostra un metodo: nessuna improvvisazione, il Papa non si presta a manipolazioni da parte dei giornalisti ma sceglie una linea condivisa e riconoscibile. È chiaro che Leone XIV è in dialogo con l’episcopato statunitense, ne segue le prese di posizione, lo incoraggia a intervenire pubblicamente e si muove in sintonia con esso, perché una voce ecclesiale concorde possa forse incidere nel dibattito pubblico. Da mesi Prevost richiama con insistenza la necessità di tornare ai trattati, al diritto internazionale, al negoziato e a un criterio morale che sembra sempre più smarrito. Il nodo, allora, non è la mancanza di una parola da parte del Papa o della Chiesa. Il nodo è piuttosto l’atteggiamento di quei cattolici che si professano tali, partecipano alle battaglie pubbliche sulla vita, ma poi ignorano completamente ciò che il Papa dice quando richiama alla pace, alla responsabilità e al limite morale dell’azione politica. E, senza bisogno di girarci troppo intorno, fra questi casi emblematici c’è anche quello di JD Vance.
d.S.N.
Silere non possum