Città del Vaticano - Questa mattina, nel Palazzo Apostolico, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza la Delegazione della Weltkirche & Dialog dell'Arcidiocesi di Colonia, accompagnata dal vescovo ausiliare Rolf Steinhäuser. L'incontro si è svolto in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione dell'organismo, oggi conosciuto come Ufficio diocesano per la Chiesa universale e il dialogo, e ha offerto al Pontefice l'occasione per ripercorrere la storia di questa realtà ecclesiale e per rilanciarne la missione nel contesto attuale.
La cornice pasquale: una Chiesa che testimonia nella carità
Il Papa ha aperto il suo discorso collocando l'incontro nel tempo liturgico della Pasqua, quando la Chiesa rinnova la propria speranza nella vita nuova che scaturisce dal Mistero pasquale. Da questa premessa teologica il Pontefice ha tratto due indicazioni di fondo che hanno strutturato l'intero intervento. La prima riguarda la natura missionaria della Chiesa: alla luce della Risurrezione, essa si riconosce inviata a tutti i popoli, ma - ha sottolineato Leone XIV - non si tratta di un'imposizione, bensì di una testimonianza resa alla verità nella carità. La seconda indicazione riguarda il dialogo, presentato non come strategia diplomatica ma come strumento che rafforza la comunione, apre cammini di comprensione e serve la causa della pace.
Su questa base, il Papa ha sintetizzato la vocazione ecclesiale con un'immagine forte: Cristo attira a sé tutte le cose e rende la Chiesa segno di unità e di speranza per il mondo. È il filo conduttore che lega tutto il discorso, perché ciò che il Pontefice riconosce loro è esattamente questa duplice fedeltà: all'universalità e al dialogo.
La memoria storica: Frings, Teusch e il gemellaggio con Tokyo
La parte centrale del discorso è dedicata alla ricostruzione della storia dell'Arcidiocesi di Colonia, che il Papa definisce caratterizzata da una "profetica apertura" alla dimensione universale della Chiesa. Leone XIV ricorda alcune tappe decisive: nel 1954, sotto la guida del cardinale Josef Frings e del vicario generale Josef Teusch, Colonia stabilì un gemellaggio con l'Arcidiocesi di Tokyo, il primo del suo genere in Germania. Un gesto che, nel contesto del secondo dopoguerra, anticipava di un decennio la sensibilità ecclesiologica del Concilio Vaticano II sulla collegialità e sulla Chiesa-comunione.
Il Papa menziona poi le grandi opere promosse da Frings e Teusch - Misereor e Adveniat - che hanno costituito la base per la nascita, nel 1976, di Weltkirche-Weltmission. Si tratta di iniziative che hanno fatto della Chiesa tedesca uno dei pilastri della solidarietà internazionale cattolica, in particolare verso l'America Latina e i Paesi del Sud del mondo.
Un'eredità ancora viva: ROACO, Medio Oriente e Chiese orientali
Leone XIV elenca con precisione i molti fronti su cui Colonia continua a operare: l'Arcidiocesi è membro fondatore di ROACO (Riunione delle Opere per l'Aiuto alle Chiese Orientali), sostiene Chiese in più di cento Paesi, interviene in regioni colpite da carestie, alluvioni e guerre, finanzia borse di studio per la formazione sacerdotale e assiste sacerdoti anziani.
Prevost ricorda la sua esperienza come vescovo a Chiclayo, in Perù, e testimonia in prima persona la generosità di Colonia: l'Arcidiocesi tedesca finanziò allora l'acquisto di macchine per la produzione di ossigeno - un riferimento implicito ma chiaro al periodo della pandemia di Covid-19 - salvando molte vite. "Ancora oggi quella popolazione è grata per quel sostegno", ha detto il Papa ricordando una sua esperienza personale di pastore.
L'appello: non abbandonare i cristiani d'Oriente
Leone XIV constata che molti cristiani sono stati costretti a lasciare le loro terre a causa di guerra, violenza e povertà, e che molti dipendono direttamente dall'impegno di organizzazioni come Weltkirche & Dialog per sopravvivere. Da qui l'incoraggiamento a perseverare nella missione di carità, ma soprattutto la richiesta esplicita - formulata "in modo particolare" - di continuare a sostenere la presenza dei cristiani in Medio Oriente.
L'obiettivo, precisa il Papa, è duplice: non solo proteggere persone e comunità, ma anche garantire che le venerabili tradizioni delle Chiese orientali siano conservate, custodite e fatte conoscere sempre più ampiamente. È una preoccupazione che si inserisce nel solco della costante attenzione vaticana per il Medio Oriente cristiano, sempre più assottigliato dall'emigrazione e dai conflitti.
Il significato complessivo
Un dettaglio merita di essere segnalato: questa mattina l'arcivescovo di Colonia non era presente all'udienza, mentre la delegazione era guidata dal vescovo ausiliare Rolf Steinhäuser. Va ricordato che l'arcivescovo di Colonia è oggi una delle figure dell'episcopato tedesco più fedeli a Roma e più chiaramente allineate alla dottrina della Chiesa, in un contesto - quello della Chiesa in Germania - che continua a destare serie preoccupazioni in Vaticano. Il Cammino sinodale tedesco, con le sue richieste su questioni dottrinali e disciplinari che si scontrano frontalmente con il Magistero universale, ha aperto in questi anni una frattura che non si è ancora ricomposta. In questo scenario, l'Arcidiocesi di Colonia rappresenta un punto di riferimento per quella parte dell'episcopato e del laicato tedesco che intende mantenere un legame saldo con la Sede di Pietro e con la tradizione della Chiesa.
L'elogio appassionato di Leone XIV all'eredità di Colonia - la solidarietà internazionale, l'attenzione alle Chiese orientali, la fedeltà alla dimensione universale della cattolicità - assume così un significato che va oltre la semplice circostanza dell'anniversario. È, implicitamente, un riconoscimento e un sostegno a una Chiesa locale che, pur immersa in un contesto nazionale turbolento, continua a testimoniare ciò che la cattolicità significa veramente: comunione con Roma, apertura al mondo, carità senza confini.
d.G.B.
Silere non possum