Città del Vaticano – Questa mattina Leone XIV ha ricevuto nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico un gruppo di monache che di norma non lasciano il proprio monastero: le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento della Federazione dello Spirito Santo, accompagnate dalla presidente, madre Alma Ruth dello Spirito Santo. 
Il Papa si è rivolto loro in spagnolo con un discorso che si è concluso con l’affidamento a Nostra Signora di Guadalupe. Due indizi su chi siedeva in sala: la federazione riunisce monasteri messicani e statunitensi.
Le religiose si trovano in Italia per un pellegrinaggio sui luoghi della loro fondatrice, la beata Maria Maddalena dell'Incarnazione, nel cinquantesimo anniversario della federazione, che risale dunque al 1976. Il papa ha costruito il discorso attorno a un versetto del Salmo 27, «Il tuo volto, Signore, io cerco», per poi soffermarsi sul carisma specifico delle religiose.
Chi sono le religiose?
Le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, dette popolarmente sacramentine, sono un ordine di monache di clausura papale nato a Roma nel 1807. Il nome descrive esattamente quello che fanno: nelle loro chiese l'ostia consacrata, che per i cattolici è il corpo di Cristo, resta esposta sull'altare in un ostensorio giorno e notte, e le monache si alternano a turni perché davanti al Santissimo ci sia sempre qualcuna in preghiera. Da qui l'aggettivo «perpetue». Seguono la regola di sant'Agostino, la stessa dell'ordine da cui proviene Leone XIV, e vestono una tunica bianca con scapolare rosso e velo nero. Una particolarità voluta dalla fondatrice è che i monasteri sorgano dentro le città e non in campagna, come facevano gli ordini monastici tradizionali: l'idea era che l'adorazione continua avvenisse in mezzo alle persone.
La fondatrice si chiamava Caterina Sordini, era nata a Porto Santo Stefano nel 1770 ed era entrata giovanissima tra le terziarie francescane di Ischia di Castro, nel Viterbese. Nel febbraio del 1789 raccontò di aver ricevuto l'ispirazione di fondare un ordine dedicato all'adorazione eucaristica ininterrotta; cominciò a scriverne le costituzioni senza dirlo a nessuno e attese di essere eletta badessa, nel 1802, per muoversi. Con l'aiuto del sacerdote Giovanni Antonio Baldeschi, suo direttore spirituale, e con i fondi del marchese Negrete, ambasciatore spagnolo a Lisbona, ottenne da Pio VII l'autorizzazione e nel 1807 lasciò Ischia di Castro con alcune compagne. Il primo monastero aprì a Roma, ai Santi Gioacchino e Anna alle Quattro Fontane; le monache ne furono cacciate durante l'occupazione francese e vi rientrarono nel 1814. L'approvazione pontificia definitiva arrivò il 13 febbraio 1818. Sordini morì nel 1824 e fu beatificata a Roma nel 2008.
L'ordine ha una struttura decentrata: ogni monastero è autonomo, con la propria superiora e la propria economia. Per questo le Adoratrici, come molte altre monache, si sono organizzate in federazioni, un istituto previsto dal diritto, che permette a monasteri indipendenti di condividere formazione, aiuto economico e personale senza rinunciare all'autonomia. Le Adoratrici ne hanno tre, e due si trovano in Messico, il paese che negli ultimi decenni ha dato all'ordine più vocazioni e più nuove fondazioni. La Federazione dello Spirito Santo raccoglie case messicane e statunitensi, tra cui il monastero di San Francisco, in California. Al monastero californiano si è legata anche una comunità italiana: le monache del Montefeltro.
Le cifre complessive dell'ordine sono modeste e in calo: nel 2005 contava 960 monache in 60 monasteri, nel 2015 erano 853 in altrettante case. Oggi le Adoratrici sono presenti in Italia, Spagna, Austria, Messico, Stati Uniti, Cile, Kenya e a Betlemme, accanto alla Grotta del Latte. In Italia nel 2005 avevano undici monasteri, tra cui Roma, Monza, Seregno, Vigevano, Bassano del Grappa, Genova, Cagliari e Ischia di Castro.
Una vita dedicata a Dio
Nel discorso di sabato Leone XIV ha descritto la vita delle Adoratrici come «una vita dedicata completamente all'adorazione continua e silenziosa di un Dio che si è fatto pane». Il passaggio centrale è una citazione della sua enciclica Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio 2026 e pubblicata il 25, il primo documento di questo rango dedicato all'intelligenza artificiale. Il papa ha ripreso il paragrafo 234, uno degli ultimi dei 245 che compongono il testo, dove spiega, seguendo sant'Agostino, che il pane e il vino sull'altare sono «il sacramento dell'unità dei fedeli in Cristo», e ne ha ricavato la richiesta di «una spiritualità eucaristica, cioè una spiritualità dell'unità ecclesiale nell'amore». Il paragrafo sta nella parte conclusiva dell'enciclica, dove il papa lascia il tema tecnologico per parlare della Chiesa e dei sacramenti, ed è da lì che ha scelto di attingere per rivolgersi a monache che passano la giornata davanti a un ostensorio.
L'immagine più riuscita del discorso è quella delle «tessitrici di comunione con i fili della preghiera e del lavoro, dell'adorazione eucaristica e della condivisione fraterna nel monastero», con un richiamo implicito all'antico binomio benedettino della preghiera e del lavoro. Il papa ha poi augurato alle monache che il pellegrinaggio «nella Città eterna e nei luoghi dove è nato l'Ordine» le rafforzi, e ha invitato a «continuare a vivere la vostra consacrazione con rinnovata speranza», ricordando che «la fedeltà all'antica e sempre nuova sapienza del Vangelo è il cammino migliore» per chi si dedica alla vita contemplativa.



