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Leone XIV riceve l’Oriel College di Oxford: il legame con NewmanVatican Media
Città Del Vaticano04 settembre 2026

Leone XIV riceve l’Oriel College di Oxford: il legame con Newman

L’Oriel College compie settecento anni ed è uno dei luoghi decisivi nella storia di John Henry Newman: lì fu Fellow per ventitré anni, partecipò alla nascita del Movimento di Oxford e maturò il percorso che lo avrebbe portato alla Chiesa cattolica

Città del Vaticano - Questa mattina Leone XIV ha ricevuto nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico una ventina di persone arrivate da Oxford: il Provost Lord Mendoza, alcuni Fellows e altri membri dell’Oriel College, in pellegrinaggio a Roma per i settecento anni della carta con cui re Edoardo II, il 21 gennaio 1326, confermò la fondazione del college. La ragione per cui un pontefice riserva una udienza a un college anglicano con poco più di cinquecento studenti si chiama John Henry Newman.

Oriel è il quinto college di Oxford per anzianità. Nel 1324 Adam de Brome, elemosiniere del re e rettore della chiesa universitaria di St Mary the Virgin, ottenne la licenza per una casa di studi; due anni dopo Edoardo II ne assunse in proprio la fondazione, e per questo Oriel è il più antico college oxoniense di fondazione regia. Il sovrano ne resta il Visitor, una figura di garanzia esterna prevista dagli statuti dei college inglesi: Carlo III vi è andato per la prima volta il 10 luglio scorso. Il nome ufficiale, ancora in uso negli atti, è «House of the Blessed Mary the Virgin in Oxford»; «Oriel» deriva da La Oriole, una casa con una grande finestra sporgente donata dal re nel 1329 e poi inglobata nel complesso. Leone XIV ha ripreso il titolo mariano, «College of the Blessed Virgin Mary», invitando a celebrare l’anniversario come festa delle «origini cattoliche» di Oriel. Origini, appunto. Con la Riforma il college seguì la Chiesa d’Inghilterra come il resto dell’università; la cappella è anglicana, il cappellano è un chierico della Church of England, la corale canta l’Evensong (a febbraio l’ha cantato nella cattedrale di St Paul a Londra per il settecentenario). Nel discorso di Prevost, infatti, il lessico è calibrato di conseguenza: «cattoliche» sono le origini, «cristiana» è l’identità che il Papa riconosce al college di oggi, rimasta «salda» attraverso «molti cambiamenti, avvenimenti e persino sconvolgimenti». Fra gli studenti passati da Oriel ci sono Tommaso Moro, che frequentò St Mary’s Hall prima che fosse assorbita dal college nel 1902, Walter Raleigh e Cecil Rhodes, la cui statua sulla facciata di High Street è stata al centro di una lunga contesa: nel giugno 2020 il governing body si espresse per la rimozione, nel maggio 2021 il college annunciò che sarebbe rimasta al suo posto, adducendo i costi e i vincoli urbanistici.

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Newman entrò a Oriel il 12 aprile 1822, eletto Fellow a ventun anni dopo un concorso. Veniva dal Trinity College, dove nel 1820 aveva sostenuto un esame finale deludente; Oriel era allora il college più esigente di Oxford, il primo ad aver aperto le fellowship a un esame competitivo invece che alla provenienza geografica dei candidati, e la sua senior common room, quella dei cosiddetti Noetics (Richard Whately, Edward Copleston, Edward Hawkins), aveva fama di «puzzare di logica». Newman considerò quel giorno la svolta della sua vita. Vi rimase per ventitré anni: diacono anglicano nel 1824, prete nel 1825, tutor dal 1826, vicario di St Mary the Virgin dal 1828. La lite con il Provost Hawkins, che rifiutava la concezione pastorale del tutorato difesa da Newman, gli costò gli allievi a partire dal 1830. In un angolo della cappella si conserva il piccolo oratorio in cui pregava; è la stanza che il re ha voluto vedere a luglio.

Il Movimento di Oxford nacque in larga parte dentro quelle mura. John Keble, il cui sermone sull’apostasia nazionale del 14 luglio 1833 ne segna l’avvio convenzionale, era Fellow di Oriel; lo erano Richard Hurrell Froude ed Edward Pusey. I Tracts for the Times uscirono dal settembre 1833; il Tract 90, in cui Newman sosteneva la compatibilità dei Trentanove Articoli con la dottrina cattolica, fu censurato dai capi dei college nel 1841. Newman lasciò St Mary nel settembre 1843, si ritirò a Littlemore, e il 3 ottobre 1845 rinunciò alla fellowship. Sei giorni dopo il passionista Domenico Barberi lo ricevette nella Chiesa cattolica. A Oxford non rimise piede fino al 1878.

Leone XIV ha fatto di Newman una delle figure di riferimento del suo primo anno. Il 31 luglio 2025 diede parere favorevole al titolo di dottore della Chiesa, poi conferito il 1° novembre in piazza San Pietro: Newman è il trentottesimo dottore e il primo inglese dopo Beda il Venerabile, proclamato nel 1899. Quattro giorni prima, con la lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, il Papa lo aveva associato a Tommaso d’Aquino come compatrono della missione educativa della Chiesa; il 9 novembre ne ha inserito la memoria facoltativa nel Calendario romano generale, al 9 ottobre. Il discorso di questa mattina cita esplicitamente quella lettera (al punto 4.2) e ne riprende il fulcro: una formazione «che abbraccia la persona nella sua interezza» e misura il valore dell’educazione «alla luce della dignità umana, della giustizia e della capacità di servire il bene comune». Ai Fellows il Papa ha chiesto di «cercare con coraggio la verità» e di lavorare perché la ricerca favorisca un incontro «da cuore a cuore»: il motto cardinalizio di Newman, cor ad cor loquitur, preso in prestito da Francesco di Sales.

L’ambientazione romana ha un precedente recente. Il 23 ottobre 2025 Carlo III, Visitor di Oriel, aveva pregato con Leone XIV nella Cappella Sistina, primo sovrano inglese a farlo pubblicamente con un papa dai tempi della Riforma. Il pellegrinaggio del college, «sulle orme di san John Henry Newman» come lo ha definito il Papa, arriva dieci mesi dopo e si inserisce in un calendario di celebrazioni che ha già toccato Londra, Edimburgo e cinque città americane, dove il Provost ha girato in aprile fra cene di alumni e ricevimenti d’ambasciata. Nel saluto iniziale Leone XIV si è rivolto anche al cardinale Willem Jacobus Eijk che ha accompagnato il gruppo. 

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La chiusura del discorso è affidata a Lead, Kindly Light. Newman lo scrisse nel giugno 1833, in viaggio di ritorno da una Sicilia dove una febbre lo aveva quasi ucciso, a bordo di un’imbarcazione carica di arance ferma per bonaccia nello stretto di Bonifacio fra Corsica e Sardegna. Il titolo originale era The Pillar of the Cloud; nel giro di pochi decenni divenne uno degli inni più cantati nel mondo anglofono, nelle chiese anglicane prima ancora che in quelle cattoliche. Il Papa vi legge la fiducia di un uomo convinto che Dio lo avrebbe guidato «nonostante le incertezze della vita», e su questo ha invitato i presenti ad alzarsi per la benedizione.

d.V.B.

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