Castel Gandolfo - Leone XIV ha presieduto alle 18.30 di martedì 1° settembre la Santa Messa nel Giardino della Madonnina del Borgo Laudato si’, all’interno delle Ville pontificie di Castel Gandolfo, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato.
Il Borgo è una delle eredità più riconoscibili del pontificato di Francesco: il progetto con cui il Papa argentino volle trasformare una parte delle Ville pontificie in un centro di formazione e sensibilizzazione sui temi dell’enciclica Laudato si’, pubblicata nel 2015. Leone XIV lo ha ereditato e lo ha scelto come luogo naturale per la celebrazione che apre le cinque settimane dedicate alla preghiera e all’impegno per la «casa comune».
Nel corso dell’omelia il Papa ha richiamato esplicitamente questo legame, mettendo insieme san Francesco d’Assisi, la Laudato si’ e «questo Borgo che ci accoglie», inserendo così la celebrazione nel solco tracciato dal suo predecessore.
Il Pontefice nell’omelia è partito dalle letture, che a suo dire contengono «due inviti alla contemplazione delle opere del Signore, esercizio che non risulta certo difficile nel contesto di questi meravigliosi giardini». Il libro della Sapienza, ha detto, mette in guardia da chi si ferma al fuoco, al vento, all’acqua impetuosa o alle stelle «senza risalire al Creatore di tanta meraviglia». Il Salmo 18 spinge ad alzare gli occhi verso i cieli che narrano la gloria di Dio. Il brano di Matteo sugli uccelli del cielo e i gigli del campo serve invece a ribadire il posto particolare dell’uomo nel disegno divino: se il Signore veste con «sontuosa bellezza» piante e animali, «quanto più sarà attento alle esigenze dei suoi amati figli e figlie».
È a questo punto che Leone XIV ha introdotto la richiesta più concreta rivolta ai fedeli. Nella Giornata di oggi e in quelle a venire, ha chiesto, «diamoci qualche minuto di pausa dalla frenesia delle attività quotidiane per gustare la grande armonia di cui siamo parte». Poi l’immagine presa in prestito dal linguaggio dei telefoni: «Mettiamo in modalità silenziosa tutti i rumori delle opere umane per ascoltare la voce melodiosa della creazione, in cui Dio, Autore di ogni cosa, ci parla». Nel lessico del Papa la contemplazione viene prima dell’azione e ne è la condizione: l’incontro con il Signore costituisce il «primo passo» verso quella «autentica conversione ecologica» già evocata nel Messaggio per la Giornata, in cui gli effetti dell’incontro con Cristo devono manifestarsi «con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda».

Dalla contemplazione, ha proseguito, nasce la coscienza della responsabilità «personale e collettiva nella custodia dell’armonia originale», e dalla presa d’atto degli errori commessi «un impegno rinnovato a restaurare le relazioni tra le creature secondo la volontà del loro Artefice». Il passaggio successivo ha spostato il discorso dal piano ecologico a quello della pace. Il Papa ha ripreso dal Messaggio la «chiamata profetica» di Isaia 2,4 a forgiare le spade in vomeri, cioè «a trasformare ciò che è male in vita», aggiungendo di suo che «non è ancora troppo tardi». «Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato», ha ricordato.
Il Tempo del Creato, che le Chiese cristiane celebrano insieme dal 1 settembre al 4 ottobre, avrà quest’anno un termine carico di significato per la Chiesa cattolica. Il 4 ottobre 2026 cade infatti l’ottavo centenario del Transito di san Francesco, morto alla Porziuncola nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226. Leone XIV ha collegato in modo diretto le due date, indicando nel santo umbro la figura a cui Francesco si è «particolarmente ispirato» per l’enciclica e per il Borgo.
La conclusione è stata affidata al Cantico delle creature, letto dal Papa nella lezione originale in volgare umbro: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole», e poi la luna e le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, fino a «sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa». Con quel testo di otto secoli, ha detto Leone XIV, la Chiesa vuole «rinnovare il nostro impegno a vivere e promuovere quella fratellanza universale che è inseparabilmente unita al compito di custodire il creato».
La Messa per la custodia della creazione è un formulario recente: approvato da Leone XIV e pubblicato dal Dicastero per il Culto divino nell’estate del 2025, fu celebrato per la prima volta dal Papa proprio in questi giardini nel luglio di quell’anno.



