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Città del Vaticano - Questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno dei fedeli della Chiesa Arcivescovile Maggiore Siro-Malankarese residenti in Europa. Si tratta del primo raduno del clero e dei laici di questa Chiesa sui iuris nel continente, organizzato dal vescovo Kuriakose Mar Osthathios, da poco nominato Visitatore Apostolico per i siro-malankaresi d'Europa.

L'occasione era duplicemente festiva. Il Pontefice ha infatti aperto il suo discorso porgendo gli auguri all'Arcivescovo Maggiore, il cardinale Baselios Mar Cleemis, che proprio oggi compie sessantasette anni, e ricordando il Giubileo episcopale d'argento che il porporato celebrerà in agosto e le cui festività si sono aperte ieri a Roma con una solenne liturgia.

Una memoria fissata sul 1932

La Chiesa siro-malankarese - ha ricordato il Santo Padre - è entrata nel suo novantacinquesimo anno dall'istituzione della Gerarchia, avvenuta con la Costituzione Apostolica Christo Pastorum Principi di Pio XI, datata 11 giugno 1932. È un anniversario che si inserisce nel più ampio cammino pluriennale di rinnovamento spirituale che l'intera comunità sta intraprendendo in preparazione al proprio centenario.

Da quel testo del predecessore il Papa ha ripreso il filo del rendimento di grazie, indirizzandolo anzitutto alla figura del Venerabile Mar Ivanios. Fu lui, insieme a Mar Theophilos, a guidare un gruppo di sacerdoti e fedeli - comprese le religiose e i religiosi delle Congregazioni di Betania - alla riscoperta della piena comunione con il Successore di Pietro. Primo Arcivescovo Metropolita siro-malankarese di Trivandrum, Mar Ivanios è stato descritto dal Pontefice come «un Pastore secondo il Cuore di Gesù», incarnazione di quel «grande desiderio di una Chiesa unita» che lo stesso Leone XIV aveva evocato nell'omelia per l'inizio del proprio ministero petrino e in numerose occasioni in questi mesi.

La missione «per attrazione»

Nel ritratto tracciato dal Papa, Mar Ivanios appare come un sacerdote capace di guardare oltre i confini del Kerala, deciso a recuperare il dinamismo del seme piantato in India dalla predicazione e dal martirio dell'apostolo Tommaso. Una missione, ha sottolineato Leone XIV, che il fondatore intese non come opera di sole parole, ma come vita virtuosa e servizio concreto di carità: giustizia sociale, educazione, sviluppo umano integrale offerti a chi si trova ai margini.

Di qui il richiamo, di chiara matrice ratzingeriana, alla diffusione del Vangelo «per attrazione», come ebbe a dire Benedetto XVI: Cristo che «attira tutti a sé» con la forza di un amore che culmina nel sacrificio della Croce. Su questa spinta - ha osservato Prevost - la comunità è cresciuta presto oltre i limiti etnici e linguistici, a partire dal Tamil Nadu, dove l'evangelizzazione risale al 1934, e grazie alla dedizione delle consacrate della Congregazione delle Figlie di Maria.

Lo sguardo è poi corso alle circoscrizioni di più recente erezione, le vaste Eparchie di Sant'Efrem di Khadki e di San Giovanni Crisostomo di Gurgaon, verso le quali Leone XIV ha incoraggiato il Sinodo dei Vescovi e gli Istituti religiosi a riversare il medesimo slancio missionario.

La questione della diaspora

È però sul terreno della diaspora che il discorso ha mostrato il suo nucleo politico-ecclesiale. Leone XIV ha ricostruito la progressione istituzionale con cui la Santa Sede ha accompagnato i siro-malankaresi fuori dall'India: l'Esarcato Apostolico eretto da Benedetto XVI per i fedeli negli Stati Uniti; l'elevazione a Eparchia decisa dieci anni or sono da Francesco, che estese la cura del vescovo eparchiale anche al Canada; e infine la nomina - già nel primo anno di questo pontificato - del primo Visitatore Apostolico a tempo pieno per l'intera Europa, nella persona di Mar Osthathios.

Il compito affidato al Visitatore, ha precisato il Papa, è esaminare lo stato attuale della cura pastorale e formulare proposte ai vescovi locali e alla Santa Sede. Ma il punto più delicato Leone XIV lo ha consegnato al Dicastero per le Chiese Orientali, al quale ha chiesto di «definire principi, norme e linee guida» affinché i vescovi latini possano sostenere concretamente i cattolici orientali nella diaspora «nei loro sforzi per conservare le loro tradizioni vive». Parole che evidenziano il rischio di assorbimento e latinizzazione delle Chiese orientali una volta sradicate dai loro territori d'origine.

Da qui l'appello conclusivo ai fedeli, perché coltivino la consapevolezza della propria identità siro-malankarese, partecipino alla vita ecclesiale del proprio rito e restino uniti all'Arcivescovo Maggiore e al Sinodo dei Vescovi. Ricordando la meritata fama dei cristiani di san Tommaso per le famiglie devote da cui fioriscono vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, il Pontefice ha pregato perché una fede salda continui ad abitare le case e i cuori, in particolare quelli dei giovani, prima di impartire la benedizione apostolica invocando l'intercessione della Beata Vergine Maria Regina della Pace, dell'apostolo Tommaso e dello stesso Venerabile Mar Ivanios.

p.F.G.
Silere non possum

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