Mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, Papa Leone XIV ha inviato una lettera ai vescovi americani in occasione del semiquincentenario. Il documento, datato 25 giugno 2026, è rivolto a tutti gli americani. 

«Rivolgo le mie più sentite congratulazioni a tutti gli americani in occasione del 250° anniversario della firma della Dichiarazione d’Indipendenza», scrive il Papa nelle righe iniziali, ricordando il 4 luglio 1776 come «quel momento decisivo» che «ha dato voce duratura agli ideali di libertà, uguaglianza, ricerca della felicità, giustizia e autogoverno democratico».

Non solo una celebrazione

La lettera è tutt’altro che un atto formale di protocollo. Leone XIV presenta l’anniversario come «un invito non solo a celebrare il notevole cammino della nazione, ma anche a riflettere sulle responsabilità» che gli americani hanno gli uni verso gli altri e verso «le generazioni che erediteranno la nazione che oggi si sta plasmando». 

È un passaggio sottile ma netto: dalla semplice commemorazione a un autentico esame di coscienza. E a formularlo è il primo Pontefice americano della storia, che si rivolge così alla nazione da cui proviene.

Il primo principio su cui il Pontefice si sofferma è la libertà religiosa, «il diritto di ogni persona a rendere culto secondo coscienza e a praticare apertamente la propria fede, senza coercizione o timore». La libertà di religione, osserva, «è da lungo tempo al centro della promessa americana», perché tutela tanto la dignità della persona quanto «la pacifica convivenza di un popolo diverso». È proprio questa libertà, nota Leone XIV, ad aver consentito alla Chiesa cattolica «di mettere radici e fiorire negli Stati Uniti, a vantaggio non soltanto dei propri membri, ma dell’intera nazione», attraverso l’istruzione, la cura preferenziale dei poveri, l’assistenza sanitaria e i servizi sociali essenziali.

L’eco di Leone XIII

Significativamente, il Pontefice richiama il Papa di cui porta il nome. Citando l’enciclica Sapientiae Christianae di Leone XIII, ricorda che «non vi è cittadino migliore… del cristiano consapevole del proprio dovere» (n. 7). La fede, insiste il Papa, «lungi dall’opporsi alle responsabilità della cittadinanza, dà nuovo vigore alla ricerca della giustizia, della pace e del bene comune». I cattolici sono chiamati a servire la nazione «nel fedele compimento del dovere verso Dio e verso la patria», come «lievito per la crescita di una civiltà dell’amore».

La scelta del riferimento non è casuale. Leone XIII scrisse la Sapientiae Christianae nel 1890, quando la compatibilità tra fede cattolica e cittadinanza moderna era apertamente contestata. Il suo quattordicesimo successore lo richiama per affermare il contrario: il cattolico non è un cittadino nonostante la propria fede, ma un cittadino migliore proprio grazie ad essa. O meglio, così dovrebbe essere.

Vita e immigrati: i passaggi scomodi

La lettera non evita i due temi sui quali il panorama politico americano appare più diviso e sui quali ciascun partito preferirebbe che il Papa si esprimesse solo a metà.

Da una parte, Leone XIV afferma che una piena comprensione della dignità umana «porta a riconoscere l’importanza di salvaguardare la vita umana dal suo inizio, nel concepimento, fino alla morte naturale». Dall’altra, nel paragrafo immediatamente successivo, precisa che «difendere la vita umana include anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, sacrifici e contributi fanno parte della storia di questo Paese fin dalle sue origini». Accoglierli «con compassione e generosità», scrive il Papa, «non è soltanto un atto di carità, ma anche il riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana».

Il passaggio si colloca in un contesto preciso. Nelle prossime ore, 4 luglio, mentre l’America celebrerà la propria festa nazionale, il Papa sarà a Lampedusa, tra i migranti e presso le tombe di quanti sono morti in mare, dopo aver declinato l’invito a trascorrere l’Independence Day negli Stati Uniti. Oggi, intanto, si è rivolto al National Constitution Center di Philadelphia, che gli ha assegnato la Liberty Medal 2026. La lettera, il discorso e la visita compongono un unico gesto magisteriale coerente.

Magnifica Humanitas e il bene comune

Leone XIV cita anche la sua recente enciclica, Magnifica Humanitas: «Costruire un mondo nel quale tutti possano fiorire richiede responsabilità condivisa e coraggio. Nessuno può portare da solo il peso delle sfide che il mondo sta affrontando». «Abbiamo bisogno gli uni degli altri», aggiunge il Papa, «e abbiamo bisogno di lavorare insieme, nell’unità, per affrontare le sfide che il mondo si trova oggi davanti».

La lettera si conclude con l’affidamento all’Immacolata Concezione, patrona degli Stati Uniti, «affinché continui a vegliare sull’America e a proteggere tutti coloro che vi abitano», e con l’auspicio che «lo spirito del 1776» possa «continuare a ispirare speranza e unità mentre gli Stati Uniti d’America avanzano verso il futuro».

Una lettera di compleanno, dunque, ma scritta da un padre che ama abbastanza il proprio Paese da dirgli la verità: la libertà non è un’eredità da consumare, ma un dovere da compiere.



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