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Leone XIV: «Il canto sacro è parte necessaria della liturgia». La musica come «epifania della Chiesa»Vatican Media
Città Del Vaticano19 agosto 2026

Leone XIV: «Il canto sacro è parte necessaria della liturgia». La musica come «epifania della Chiesa»

Nella settima catechesi dedicata alla Sacrosanctum Concilium, il Papa affronta il capitolo sulla musica sacra

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Città del Vaticano - Leone XIV ha dedicato l'udienza generale di oggi, mercoledì 19 agosto, al sesto capitolo della costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, quello riservato alla musica sacra. È la settima catechesi che il Pontefice riserva specificamente al documento sulla riforma liturgica, avviata il 20 maggio scorso con una riflessione su "La liturgia nel mistero della Chiesa" e proseguita, con alcune interruzioni, attraverso "La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo" (27 maggio), "Il rito, il segno, il simbolo" (3 giugno), "Il mistero eucaristico" (24 giugno), "La preghiera della Chiesa" (5 agosto) e "L'anno liturgico" (12 agosto).

Il percorso sulla Sacrosanctum Concilium si inserisce in un progetto più ampio, avviato il 7 gennaio con una catechesi introduttiva dal titolo "Il Concilio Vaticano II attraverso i suoi Documenti". Nelle settimane successive Leone XIV ha esaminato la costituzione dogmatica Dei Verbum in cinque tappe, tra il 14 gennaio e l'11 febbraio, e la Lumen gentium in nove, dal 18 febbraio al 13 maggio, prima di passare al testo sulla riforma liturgica promulgato nel 1963.

Nella catechesi odierna il Pontefice richiama anzitutto il numero 112 della costituzione, che definisce la tradizione musicale della Chiesa «un tesoro d'inestimabile valore» e il canto sacro «parte necessaria e integrante della liturgia solenne». Ne fa discendere un criterio di gerarchia interna: la musica è tanto più santa quanto più resta unita all'azione liturgica, sia nel dare alla preghiera un'espressione più soave, sia nel favorire l'unanimità dell'assemblea. Leone XIV colloca l'insegnamento conciliare in continuità con il motu proprio di san Pio X Inter sollicitudines, del 22 novembre 1903, di cui il Concilio, spiega, conferma e approfondisce la funzione ministeriale già riconosciuta alla musica come parte dell'azione liturgica.

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Udienza Generale
19 agosto 2026

Il nucleo della catechesi riguarda la dimensione affettiva del canto. Il Papa cita sant'Agostino, per il quale «cantare amantis est», cantare è proprio di chi ama (Sermo 336, 1), per sostenere che il canto liturgico aiuta ad aprire il cuore all'azione della grazia. Da qui la funzione di comunione svolta dalla musica nell'assemblea: la sinfonia delle voci, dice Leone XIV, supera le differenze tra le persone e diventa «epifania della Chiesa», manifestazione sensibile della comunione che appartiene alla sua natura.

Da questa premessa il Pontefice fa discendere alcune esigenze pratiche già indicate dal Concilio: la forma musicale, specie quella melodica, deve restare nobile e semplice, di qualità e insieme eseguibile dall'intera assemblea (SC 121); i testi vanno tratti principalmente dalla Sacra Scrittura, dai libri liturgici e dalla Tradizione spirituale, secondo il principio lex orandi lex credendi. Sulla partecipazione attiva dei fedeli, richiamata al numero 114 della costituzione, Leone XIV si appoggia a due passaggi dell'esortazione Sacramentum caritatis di Benedetto XVI (nn. 52 e 55), collegando la partecipazione liturgica a una più profonda consapevolezza del mistero celebrato e a uno spirito di conversione permanente.

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Il Papa passa poi in rassegna gli elementi concreti indicati dalla costituzione: le acclamazioni, le risposte, i salmi, le antifone, il canto e il silenzio sacro (SC 30), nell'equilibrio tra i diversi ministeri richiesto dal numero 28. Riconosce al canto gregoriano un valore particolare, senza escludere altri generi, e riserva un'attenzione specifica all'organo (SC 120); gli altri strumenti restano ammessi purché adatti all'uso sacro e alla dignità del luogo. Sul terreno dell'inculturazione, riprende il numero 119 per chiedere che le tradizioni musicali dei diversi popoli vengano promosse tanto nelle scuole quanto nelle azioni sacre.

Un passaggio è dedicato alla schola cantorum: il Papa cita l'istruzione Musicam sacram della Congregazione dei Riti, del 1967 (n. 19), che le affida il compito di curare l'esecuzione esatta dei canti secondo i diversi generi e di favorire la partecipazione attiva dei fedeli. Al compositore di musica sacra chiede di custodire il patrimonio della Chiesa e di lasciarsene ispirare, citando il chirografo sulla musica sacra firmato da san Giovanni Paolo II il 22 novembre 2003: una data che coincide, esattamente cento anni dopo, con quella del motu proprio di Pio X richiamato in apertura della catechesi. Sulla formazione, il Pontefice riprende infine il numero 115 della costituzione, che chiede di promuovere lo studio della musica sacra nei seminari, nei noviziati e negli studentati, oltre che negli istituti e nelle scuole cattoliche.

La catechesi si è chiusa con una citazione di sant'Ignazio di Antiochia, tratta dalla Lettera agli Efesini (4, 2), sull'immagine dei fedeli che, uno per uno, diventano un coro capace di cantare all'unisono al Padre attraverso Cristo.

Al termine dell'udienza Leone XIV ha rivolto il saluto ai pellegrini di lingua italiana, con una menzione particolare per le Suore Figlie della Divina Provvidenza, riunite per il Capitolo generale e invitate a custodire la carità della fondatrice, la venerabile madre Elena Bettini. Ha salutato inoltre i religiosi passionisti e cappuccini, i fedeli delle parrocchie di Macchia Valfortore e Castello di Godego, l'Unità pastorale di Ponteranica e il coro Serpeddì di Sinnai, prima di rivolgere il pensiero conclusivo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, invitati a coltivare quella che ha definito «un'autentica coscienza di pace».

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