Lunedì
7 settembre 2026
Anno V
QUOTIDIANO INTERNAZIONALE INDIPENDENTE
Lunedì, 7 settembre 2026 · Anno V
Leone XIV è tornato a Genazzano: «Il figlio di Maria è sempre il centro della mia fede»
Città Del Vaticano07 settembre 2026

Leone XIV è tornato a Genazzano: «Il figlio di Maria è sempre il centro della mia fede»

A Genazzano Leone XIV ha benedetto il dipinto che lo ritrae in ginocchio davanti alla Madre del Buon Consiglio e ha predicato, con san Tommaso da Villanova, sul silenzio degli evangelisti intorno a Maria. Un silenzio che, ha detto, lo Spirito ha lasciato perché ciascuno dipinga la Vergine dentro di sé. E con lei, la pace.

Genazzano - Nella cappella della Madonna, dentro il santuario di Genazzano, per anni è rimasto uno spazio bianco in alto a destra, accanto ai quattro pontefici raffigurati in preghiera davanti all'immagine. Padre Ludovico Centra, priore e parroco, ripeteva che vi avrebbe collocato il prossimo papa venuto a pregare lì. Da questo pomeriggio quello spazio è occupato: vi compare Leone XIV in ginocchio davanti alla Madre del Buon Consiglio, e a benedire il dipinto è stato lo stesso raffigurato, tornato nel borgo prenestino per presiedere alle 18 la Santa Messa vespertina della festa della Natività della Beata Vergine Maria.

Il Papa è arrivato alle 16.30 al Piazzale della Pace ed ha raggiunto la basilica in papamobile. Ad accoglierlo il vescovo di Tivoli e Palestrina, Sua Eccellena Reverendissima Monsignor Mauro Parmeggiani, la comunità agostiniana che custodisce il santuario dal XIV secolo e le autorità del Comune. Secondo la Protezione Civile erano circa cinquemila le persone lungo le strade, con i negozi chiusi e le scritte di bentornato tra le case; in chiesa, per ragioni di sicurezza, l'accesso è stato contingentato. Prima della celebrazione Leone XIV si è raccolto davanti all'effigie, vi ha deposto una Rosa d'Oro e ha salutato i frati. Tra i presenti Padre Gabriele Pedicino, priore provinciale.

Non si tratta di una visita qualunque. Robert Prevost aveva scelto Genazzano il 10 maggio 2025, quarantotto ore dopo l'elezione, per la prima uscita del pontificato, e davanti all'icona aveva recitato la preghiera composta da san Giovanni Paolo II, che qui era venuto il 22 aprile 1993. Padre Centra calcola una trentina di visite nell'arco di decenni: dopo le due elezioni a priore generale dell'Ordine, dopo l'ordinazione episcopale, dopo la porpora. La dedica lasciata nel libro delle firme nel maggio dell'anno scorso è stata ripresa oggi in apertura dell'omelia: la Madonna del Buon Consiglio «durante tutta la mia vita mi ha accompagnato con la sua presenza materna, con la sua saggezza e l'esempio del suo amore per il Figlio, che è sempre il centro della mia fede».

L'omelia ha avuto per oggetto un'assenza. Il Vangelo proclamato, la genealogia di Matteo con l'annuncio a Giuseppe, nomina Maria e non le fa pronunciare una parola. Per leggerlo il Papa si è servito di un confratello, san Tommaso da Villanova, agostiniano, arcivescovo di Valencia, chiamato «padre dei poveri» e canonizzato nel 1658: il santo che dà il nome all'università di Filadelfia dove Prevost si laureò in matematica nel 1977. Tommaso, nelle Opere complete, si rivolge agli evangelisti quasi in tono di rimprovero. Si domanda perché di Giovanni Battista e degli apostoli abbiano parlato con tanta larghezza, mentre della Vergine non raccontano il concepimento, la nascita, l'educazione, le abitudini, il modo in cui trattava con il figlio, gli anni con gli apostoli dopo l'Ascensione. «Oh, evangelisti, mi rivolgo a voi! Perché ci avete privato di una gioia così grande con il vostro silenzio?».

Leone XIV ha preso sul serio questa domanda. In quel lamento ha visto un metodo: «interrogare la Scrittura e i suoi autori, discutere col testo e dialogare coi testimoni della Rivelazione, come con degli amici». È l'atteggiamento che attribuisce a Maria stessa, l'intelligenza che pone domande all'angelo e custodisce gli avvenimenti collegandoli nel cuore. Quanto a Matteo, il suo silenzio sembra dare ragione al santo. Eppure «il semplice esserci di Maria», ha osservato il Papa, sposta l'intera vicenda: la sua presenza «causa come un salto nella genealogia», modifica non solo le aspettative ma «i comportamenti prevedibili di un uomo». Ciò che Giuseppe ascolta, decide e fa è risposta a quella «assoluta differenza, che supera ogni possibile discorso e racconto».

La risposta di Tommaso da Villanova al proprio interrogativo è quella che il Pontefice ha voluto consegnare agli agostiniani e al Popolo di Dio che ha preso parte a questa celebrazione eucaristica. Il santo conclude che gli evangelisti hanno taciuto perché così è piaciuto allo Spirito Santo, e perché della Vergine basta ciò che è scritto nel titolo, che da lei nacque Gesù: «Cos'altro vuoi sapere? Cos'altro cerchi nella Vergine? Ti basti sapere che è la Madre di Dio». Poi l'invito, che il Papa ha colto, a lasciar correre la fantasia e dipingere nel profondo dell'anima una giovane purissima, prudentissima, piena di ogni grazia, «amplificala quanto puoi, immagina quanto sei capace». E la chiave: «Lo Spirito Santo non l'ha descritta per iscritto, ma ha aspettato che tu la dipingessi interiormente».

Nella preghiera contemplativa, ha detto Leone XIV, «prende forma ciò che il mondo non ci racconta, ma esiste già; ciò che ancora è invisibile, ma in sé ha un nuovo tipo di forza. Non si tratta di fantasia, ma di profezia». Ne abbiamo bisogno, ha aggiunto, «in tempi di distruzione e di incertezza, per vedere l'opera di Dio e servirla». Il passaggio si è innestato sulla prima lettura, il profeta Michea che nella piccola Betlemme intravede un Re di pace, e sull'orazione colletta, che chiede alla festa della nascita di Maria di accrescere la pace nei fedeli. Il verbo usato per la Vergine è stato applicato alla pace: immaginarla, allargare i confini della comprensione e dipingersela nell'anima, «per riconoscere che già esiste, per accoglierla e servirla».

In mezzo, il Papa aveva insistito sulla sproporzione della festa. Si celebra la nascita di una bambina destinata a diventare Madre del suo Creatore, e tuttavia «nasce semplicemente una bambina, come le figlie e le nipoti che teniamo in braccio». Ai titoli di Signora e Regina che la Chiesa le riserva ha contrapposto la via scelta da Dio, «più semplice e silenziosa, eppure non meno potente e trasformativa», la stessa di Gesù «primogenito tra molti fratelli». In Cristo Dio ha preferito «le più umili condizioni storiche e la più umile delle creature» per mostrare un Regno «in cui la prepotenza non ha posto e l'onnipotenza è creazione, servizio e cura della vita». Tommaso da Villanova, ha ricordato il Papa, era arrivato a quella verità servendo i poveri. «Lasciamo crescere la pace in noi. Germoglierà nel mondo. E la Madre del Buon Consiglio ci accompagnerà in questa missione», ha concluso Leone XIV.

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Se questo articolo è online, è anche grazie al tuo sostegno.

Silere non possum sceglie di rendere accessibili gratuitamente gran parte delle proprie inchieste e dei propri contenuti, perché il giornalismo indipendente deve poter raggiungere tutti.

Sostenere il nostro lavoro significa permetterci di continuare a verificare, raccontare e pubblicare ciò che altri preferirebbero restasse nascosto.

SOSTIENICIABBONATI
Articoli correlati
Che fine ha fatto Enzo Bianchi nel racconto dell’Osservatore Romano
Città Del Vaticano
Che fine ha fatto Enzo Bianchi nel racconto dell’Osservatore Romano
Il colloquio piuttosto teso tra Leone XIV e Sánchez Sorondo in piazza San Pietro
Città Del Vaticano
Il colloquio piuttosto teso tra Leone XIV e Sánchez Sorondo in piazza San Pietro
Il Papa ha ricevuto le monache che pregano davanti all'Eucaristia giorno e notte
Città Del Vaticano
Il Papa ha ricevuto le monache che pregano davanti all'Eucaristia giorno e notte