Castel Gandolfo - Leone XIV ha guidato, mercoledì 29 luglio, alle ore 19, un momento di preghiera e fraternità nei giardini del Borgo Laudato si', all'interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. L'incontro, intitolato “Cantico di Pace”, è stato promosso dal Centro di Alta Formazione Laudato si' e dall'Andrea Bocelli Foundation, nel quadro delle celebrazioni per l'ottavo centenario del transito di san Francesco d'Assisi. Per prendervi parte, il Pontefice ha fatto ritorno nella residenza estiva che aveva lasciato la sera di domenica 27 luglio. Si tratta anche del primo evento pubblico a cui ha preso parte il nuovo Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, María Montserrat Alvarado.
La preghiera, ispirata al Cantico delle Creature, è stata accompagnata dalla voce del tenore Andrea Bocelli e dal coro ABF Voices, composto da 164 tra bambini e ragazzi giunti da Israele, Cisgiordania, Uganda, Haiti e Italia (in particolare dal Rione Sanità di Napoli e da Camerino). Prima di raggiungere Castel Gandolfo, i giovani coristi avevano trascorso dieci giorni insieme a educatori e formatori, incontrandosi per la prima volta e imparando a intonare le stesse note pur provenendo da contesti spesso segnati da conflitti, povertà o fragilità familiare. Al termine della celebrazione, ciascuna delegazione ha consegnato al Papa un manufatto tipico del proprio paese.
Il cardinale Fabio Baggio, direttore generale del Centro Laudato si', ha descritto il Borgo come un luogo “in cui la fede si traduce in gesti concreti di incontro, educazione e fraternità”, ricordando che “il Cantico delle Creature ci ricorda che tutto è connesso e che la pace si costruisce educando all'incontro, al dialogo, alla cura del creato e alla dignità di ogni persona”. Sulla stessa linea si è collocato Andrea Bocelli, secondo cui “la pace si costruisce attraverso l'incontro e la capacità di ascoltare la voce dell'altro”: nel canto, ha aggiunto il maestro, i ragazzi “scoprono un linguaggio comune capace di creare vicinanza e speranza”.
Nel discorso rivolto in particolare “ai giovani dell'Uganda, della Terra Santa e dell'Italia”, Leone XIV ha ringraziato i coristi per il lavoro di preparazione e i rispettivi direttori, soffermandosi sul significato dell'esperienza appena vissuta. La musica, ha osservato, possiede “la straordinaria capacità di unire voci diverse in un'armonia, dove ciascuna contribuisce con qualcosa di unico all'insieme”: in questo, il coro diventa immagine di concordia e cooperazione, tanto che Scrittura e liturgia parlano di “cori di angeli e santi” per descrivere la gioia del cielo, dove la contemplazione condivisa di Dio nell'amore genera la pienezza della felicità.
Il Pontefice ha poi indicato nell'esperienza musicale un accesso privilegiato alla bellezza, capace di aprire “un nuovo orizzonte” e di risvegliare il desiderio di incamminarsi verso di esso. Percorrendo quella strada, ha spiegato, si arriva a incontrare una presenza viva, Dio stesso, così come un ruscello può essere risalito fino alla sua sorgente. Ai giovani presenti ha perciò chiesto di coltivare i doni ricevuti e di lasciarli diventare via d'incontro con il Creatore, ricordando che nessuna realizzazione terrena può colmare la sete di senso che abita ogni esistenza.
Il Papa ha dedicato spazio anche alle situazioni di sofferenza da cui provengono molti dei coristi, assicurando la propria preghiera per i giovani presenti, per le loro famiglie e per i rispettivi paesi, e invocando in modo particolare la pace nelle case e in tutti i luoghi del mondo ancora segnati dalla violenza. Ha infine ringraziato la Fondazione Bocelli per l'impegno a favore di ragazzi che affrontano svantaggi educativi e sociali, sottolineando come quel lavoro contribuisca, “attraverso la forza della musica”, alla missione ecclesiale di promuovere lo sviluppo integrale della persona a servizio del bene comune. Prima della benedizione, affidata all'intercessione di Maria, Leone XIV ha rivolto ai presenti un ultimo ringraziamento per aver allietato i cuori con il canto.



