Città del Vaticano – La sera del 4 luglio, mentre gli Stati Uniti celebravano l’Independence Day, Leone XIV ha varcato la soglia della residenza privata di Brian Burch, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Un gesto che, al di là della sua apparente semplicità conviviale, assume un rilievo particolare: mai prima d’ora un Pontefice si era recato nella residenza privata di un ambasciatore accreditato presso la Santa Sede.
La notizia, anticipata da Silere non possum la sera stessa, ha poi trovato conferma nelle parole dello stesso ambasciatore Burch, che ha raccontato l’incontro in un’intervista rilasciata a Ester Palma per il Corriere della Sera.
Una serata dal sapore volutamente domestico
Il Papa è arrivato alle 19.30. Il menù, ha raccontato l'ambasciatore, era dichiaratamente a stelle e strisce: insalata di anguria, hot dog alla maniera di Chicago - città natale di Robert Francis Prevost - e bistecche. Non sono mancati i dolci della tradizione, dalla torta di mele all'angel food cake, né il momento musicale, con il canto comune di God Bless America. Prima della cena, una fotografia con la famiglia dell'ambasciatore e la benedizione di alcuni oggetti religiosi.
Chi è il padrone di casa
Brian Burch non è un diplomatico di carriera. Nato e cresciuto in Arizona, cattolico fervente, padre di nove figli, è stato cofondatore di CatholicVote, organizzazione di orientamento tradizionalista che negli anni ha operato come cerniera tra una parte dell'episcopato conservatore statunitense e la politica repubblicana. La sua nomina alla Santa Sede era stata letta, a suo tempo, come un segnale preciso dell'amministrazione Trump: presidiare il Vaticano con un uomo di fiducia del mondo cattolico più vicino alla Casa Bianca.

La prudenza come linea di governo
L’ambasciatore Burch ha spiegato che, a suo giudizio, il Papa non intende apparire allineato agli Stati Uniti, ma vuole esercitare con fedeltà il proprio ministero di Pastore universale, rivolto a tutti i cattolici. Da qui una prudenza misurata, che aiuterebbe a comprendere anche la cautela nel programmare un viaggio apostolico negli Stati Uniti. Secondo Burch, Leone XIV non nutre ostilità verso il presidente: andrà, ma «al momento giusto».
È una lettura che conferma quanto gli osservatori più attenti del pontificato hanno già potuto registrare: Prevost ha scelto la via della distanza istituzionale, non quella dello scontro e neppure quella dell’abbraccio. Gli attriti con Washington ci sono stati, e non sono stati marginali. Tuttavia il Papa - almeno secondo il resoconto dell’ambasciatore - avrebbe evitato di entrare nel merito delle singole polemiche, manifestando piuttosto una frustrazione di metodo: quella per una lettura mediatica che tende a interpretare ogni suo gesto come una critica diretta a Donald Trump. Considerazioni che Prevost aveva già rivolto alla stampa in aereo durante il viaggio apostolico in Angola.
Emblematico, in questo senso, il caso di Lampedusa. La visita del Pontefice sull’isola, letta da più parti come un affondo contro le politiche migratorie americane, non sarebbe stata concepita - avrebbe spiegato Leone XIV al suo ospite - come un attacco agli Stati Uniti, ma come un richiamo su un fenomeno, quello migratorio, che non riguarda un solo Paese.
Una diplomazia dei piccoli gesti
Resta, però, il valore del precedente. Accettando l’invito di Burch, Leone XIV ha compiuto un gesto coerente con il suo stile: disinnescare le tensioni senza arretrare sulla sostanza. Ha reso omaggio alle proprie radici statunitensi e, al tempo stesso, con una presenza sobria e priva di dichiarazioni pubbliche, ha ricordato che il Vescovo di Roma non è un attore politico.
In quella scelta si coglie anche un tratto centrale del suo pontificato: l’importanza attribuita alla vicinanza umana, alla relazione diretta e sincera, all’unità. Non soltanto dentro la Chiesa, ma anche nei rapporti tra popoli, istituzioni e culture. Un magistero che, proprio perché nasce dal ministero petrino, si proietta ben oltre i confini ecclesiali.
In un momento in cui, ad Ankara, il presidente americano rivendica alleanze e distribuisce pagelle agli alleati europei, la cena di via delle mura leonine parla un linguaggio diverso: quello di una Chiesa che dialoga con tutti proprio perché non appartiene a nessuno.
d.G.B.
Silere non possum



