Rimini - Quando l'elicottero di Leone XIV è atterrato, alle 14.53 di oggi, all'eliporto della Fiera di Rimini, ad attenderlo c’erano le autorità istituzionali: il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, il prefetto Giuseppina Cassone, il sindaco Jamil Sadegholvaad. Poco dopo, all'ingresso Ovest della Fiera, tocca ai vertici del Meeting: il presidente Bernhard Scholz, il vicepresidente Emanuele Forlani e il direttore Francesco Perazzini. Con loro, Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione.
Ed è qui che iniziano i momenti imbarazzanti. Mentre il corteo si muove verso i padiglioni, Prosperi cerca la posizione più vicina al Pontefice, al punto da rischiare, camminando, di andargli addosso. Scholz, che come presidente della Fondazione Meeting era l'unico titolato ad accompagnare Leone XIV, ha dovuto richiamarlo a restare dietro.
È la fotografia di un rapporto di forza che ha attraversato l’intera giornata riminese e che, in fondo, coincide con quanto emerge dall’inchiesta condotta da Silere non possum su Comunione e Liberazione. Davide Prosperi, che in queste ore si è mostrato prodigo di applausi e sorrisi fin troppo palesemente costruiti, con i membri di CL ride assai meno, soprattutto quando qualcuno osa contraddirlo. In quei casi attacca, accusa, si irrigidisce e mette il muso. Davanti al Papa, invece, oggi applaudiva e sorrideva. Poi, all’uscita dal Meeting, dopo aver letto ciò che un indisponente giornale aveva scritto sul suo conto, si è avvicinato e gli ha chiesto scusa. Il copione si è ripetuto quando il Papa è entrato nella mostra su Sant'Agostino, e poco dopo in quella su Leon Harmel: Prosperi si tiene in prima fila, accanto a Leone XIV, un ruolo che il protocollo non gli assegna. Al termine del discorso nel Grande Auditorium sarà ancora lui a presentare la propria famiglia al Pontefice e a salutarlo quando è salito in auto.
Ma è all’apertura dell’incontro delle 15.56 che la partita si gioca fino in fondo. Da mesi Prosperi ha utilizzato questo appuntamento per accreditare, all’interno di CL, una narrazione molto precisa: «Il Papa viene a confermare che stiamo facendo bene». Tradotto senza troppi giri di parole: io sono bravo, io sono il presidente, io ho la fiducia del Papa. Io, io, io.
La preparazione della giornata ha seguito la stessa logica, tra gomitate, precedenze e spazi da occupare. Persino molti posti nell’Auditorium risultavano già sostanzialmente “riservati” prima ancora dell’apertura delle adesioni. Prosperi, naturalmente, voleva parlare, avere il suo spazio e mostrarsi davanti al Pontefice. E attorno a lui la grande macchina organizzativa si è mossa nello stesso modo: ciascuno ha cercato di piazzare i “suoi”, garantire il posto “all’amico”, conquistare una posizione e ritagliarsi un pezzo di quella vetrina. Prosperi ha garantito posti riservati a chi, negli interventi nel Movimento, era dalla sua parte.
Anche Lorenzo Fazzini, direttore editoriale della LEV, ha tratto vantaggio dalla rete di rapporti che ruota attorno al Meeting. Una parte consistente del materiale destinato alle mostre è stata infatti stampata proprio dalla Libreria Editrice Vaticana. È il meccanismo delle conoscenze, delle amicizie e dei contatti: relazioni che aprono porte, garantiscono accessi privilegiati, assicurano primi posti e alimentano un sistema di favori e reciproche convenienze. 
Il programma prevedeva il saluto del presidente della Fondazione Meeting e, subito dopo, quello di Prosperi: un intervento non necessario, perché il Meeting per l'amicizia fra i popoli non è, né negli statuti né nei fatti, un'emanazione di Comunione e Liberazione, ma un evento rivolto a una platea assai più larga del Movimento. Lo conferma lo stesso ingresso del Papa in Auditorium, accompagnato dal coro Yasmeen di Gerusalemme (che riunisce giovani di religioni e culture diverse) insieme al coro di CL di Rimini: un'immagine di apertura che il saluto di Prosperi, nel merito, contraddice.
Il suo intervento cita don Luigi Giussani, richiama «la passione per il destino di ogni singolo uomo» trasmessa dal fondatore di CL, e si chiude affidando «un grande dono», il Meeting stesso, nelle mani del Papa a nome di «tutti i partecipanti e dei 3.000 volontari», oltre che di relatori, curatori, artisti e sostenitori dell'evento. Prosperi ha voluto intestare a sé e al proprio Movimento un appuntamento che il Meeting, nella propria storia e nella propria comunicazione ufficiale, si sforza da anni di presentare come cosa distinta da un'iniziativa di CL.
Del discorso di Leone XIV, arrivato dopo i saluti di Scholz e Prosperi, resta anzitutto l'insistenza sul titolo scelto per la 47ª edizione, tratto dall'ultimo verso della Divina Commedia. Richiamando la visita di san Giovanni Paolo II al Meeting nel 1982, il Papa ha ripreso le parole del predecessore: «già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: “Incontro”! “Incontro di amicizia”! “Amicizia tra i popoli”!». Da lì ha sviluppato il tema dell'amicizia sociale ripreso da Fratelli tutti di Francesco, insistendo sul fatto che «prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone» e che il Meeting, in quasi mezzo secolo, non è diventato «una sorta di enclave», ma «un crocevia per la Chiesa e per la società».

Il nucleo del discorso resta il rimando dantesco. «L'amor che move il sole e l'altre stelle», ha detto il Papa, «non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità», pur restando «un amore che rimane volentieri silenzioso». Da qui la citazione di Matteo 5,45 sul sole che sorge sui cattivi e sui buoni, e l'opposizione netta tra quello che Leone XIV ha chiamato «il falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni» e «il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici».
Ampio lo spazio dedicato ai giovani, definiti «tanti qui, parecchi come volontari»: «Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!», ha detto Leone XIV, invitandoli: «Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta», e a considerare Movimento, gruppi e comunità come «un trampolino da cui tuffarvi nell'intera realtà». Ha citato ancora don Giussani, «Si può vivere così?», e ha ripreso la formula più volte usata dai suoi predecessori sul metodo della Chiesa: «la Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione».
Sul piano ecclesiale, il Papa ha collegato l'amicizia alla sinodalità, citando la propria enciclica Magnifica humanitas e il documento finale della XVI Assemblea del Sinodo dei Vescovi sul «gusto spirituale» di essere popolo di Dio «riunito da ogni tribù, lingua, popolo e nazione». Ha insistito sul valore dell'ascolto reciproco, definito «qualcosa che... spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa», e ha chiesto il rinnovamento di «ogni realtà associativa e movimento ecclesiale» attraverso l'esperienza del camminare insieme.
Alla Fraternità, in particolare, Leone XIV ha rivolto un passaggio diretto, richiamando le parole di Francesco pronunciate nel 2022 per il centenario della nascita di Giussani. «Amate sempre la Chiesa!», ha detto il Papa, chiedendo di coltivare l'unità «con coloro che sono chiamati a guidare il Movimento, con la Sede Apostolica che vi ha riconosciuto e con il Successore di Pietro». Il discorso si è chiuso con la recita del Padre Nostro e la benedizione.
Al termine del discorso Prevost ha salutato molti presenti: cardinali, vescovi, presbiteri, religiosi e religiose. Fra loro c'era anche don Julián Carrón, successore di Giussani alla guida del Movimento di CL. Quando le telecamere hanno ripreso questo affettuoso saluto, il popolo del meeting di CL ha esultato e applaudito.
Prima dell'incontro in Auditorium, Leone XIV aveva già parlato a braccio due volte: ai ragazzi del Villaggio Ragazzi e ai primi arrivati in sala. Ha citato Agostino, «se noi tutti vogliamo cambiare il mondo, cominciamo con noi stessi», e Giovanni Paolo II, «se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione».
Terminato l'incontro, il Papa si è trasferito in auto alla Cattedrale di Rimini, per l'incontro con gli ammalati, i disabili e i poveri assistiti dalla Caritas.
d.C.V.
Silere non possum



