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Leone XIV ha visitato per la prima volta la Biblioteca Vaticana
Città Del Vaticano14 settembre 2026

Leone XIV ha visitato per la prima volta la Biblioteca Vaticana

Nel giorno del suo settantunesimo compleanno ha inaugurato la mostra "AQVA", ha parlato ai dipendenti di Archivio e Biblioteca e ha annunciato di aver firmato disposizioni per nuovi spazi

Città del Vaticano - Lunedì 14 settembre Leone XIV è andato alla Biblioteca Apostolica Vaticana per inaugurare "AQVA", la prima mostra di un ciclo espositivo quinquennale intitolato "Catastrofe e meraviglia". È la prima volta che entra nella Biblioteca da papa, e la data coincide con il suo settantunesimo compleanno. Prima di leggere il discorso preparato ha detto, a braccio, che la Provvidenza "qualche volta con un certo umorismo" ricorda a tutti che Dio è presente: "Molti di voi forse non sapete che mia madre era bibliotecaria, e oggi mi trovo qui per il compleanno proprio per salutare tutti voi".

Il papa è arrivato nel Cortile del Belvedere poco dopo le 11 sull'auto targata SCV1, mentre dalle finestre dei Musei Vaticani alcuni visitatori intonavano "Feliz cumpleaños". Ad accoglierlo c'erano l'arcivescovo Giovanni Cesare Pagazzi, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il salesiano Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca, il vice prefetto Giacomo Cardinali, l'agostiniano Rocco Ronzani, prefetto dell'Archivio Apostolico, e suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato. Presente anche l'Arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, il quale non ne vuole sapere di tornare a Brescia. Sulla facciata d'ingresso è installata un'opera dell'artista francese JR, una grande onda in bianco e nero che riprende le incisioni di Gustave Doré per la Bibbia francese del 1866. Leone XIV ha salutato JR, il tipografo Bill Moran e lo chef Fulvio Pierangelini, i tre autori chiamati a dialogare con il patrimonio della Biblioteca, poi ha percorso alcune sezioni della mostra e ha visionato manoscritti, stampati e medaglie della Biblioteca e documenti dell'Archivio.

"AQVA" è curata da Cardinali, Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio Proverbio. Il punto di partenza dell'intero ciclo è "Del furore d'aver libri", il trattato di bibliofilia pubblicato da Gaetano Volpi nel 1756, che elenca ciò che minaccia i libri: l'acqua, il fuoco, la luce, gli animali, l'uomo stesso. Ogni anno sarà dedicato a uno di questi pericoli. L'acqua, al centro di questa prima edizione, è presentata sia come forza distruttiva sia come materia indispensabile alla produzione e al restauro dei volumi. La mostra ricorda anche i 470 anni del trattato sui pesci del medico Ippolito Salviani, stampato a Roma nel 1557 a spese della Biblioteca. Sarà aperta al pubblico dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027, il venerdì e il sabato, con il sostegno di Fondazione Roma e Intesa Sanpaolo; con la Fondazione la Biblioteca ha firmato un protocollo che avvia un gemellaggio triennale.

Il discorso ai dipendenti delle due istituzioni, circa 150 persone, si è tenuto nella Sala Leonina dopo un saluto di Pagazzi. Leone XIV ha citato i numeri 242 e 243 della costituzione apostolica Praedicate evangelium, che assegnano all'Archivio la custodia degli atti di governo della Chiesa universale e alla Biblioteca il compito di raccogliere un patrimonio di scienza e arte e di renderlo accessibile agli studiosi. Ha poi rovesciato l'immagine della biblioteca come luogo quieto: un libro, ha detto, pacifica ma insieme "accende inquietudine, alimenta il desiderio e il coraggio della ricerca". L'esempio è Agostino, tormentato per anni fino a quando una voce di bambino gli disse "prendi e leggi" e lui aprì la Lettera ai Romani. Il dubbio si spense, il desiderio crebbe, e Agostino arrivò a confrontare manoscritti diversi della Bibbia per stabilire il testo migliore. A chi lavora tra quegli scaffali il papa ha chiesto di aiutare "la Chiesa e l'umanità a stare all'altezza della profondità del desiderio".

La parte centrale del discorso è costruita su una metafora: la Biblioteca è un cuore e vive di sistole e diastole, un movimento verso il centro e uno verso l'esterno. La sistole è la riservatezza, la quiete, un ambiente "quasi monastico" che ricorda il passo di Luca sul costruttore che prima di edificare si siede a fare i conti. Qui il papa ha inserito l'unico passaggio programmatico sul rapporto con il digitale: la digitalizzazione va incoraggiata, ma occorre mantenere "l'antico gesto di muoversi fisicamente verso la Biblioteca", perché essa non è un deposito da consultare comodamente dal computer di casa bensì un'atmosfera fatta di legami e scambi di idee.

La diastole è l'apertura, e la sala in cui parlava ne è il simbolo: porta il nome di Leone XIII, che nel 1881 aprì l'Archivio agli studiosi di tutto il mondo e trasformò un ex deposito d'armi nella sala di consultazione attuale. Leone XIV ha ricordato che fin dalle origini umanistiche la Biblioteca ha raccolto opere di astronomia, fisica, medicina, diritto, economia e volumi provenienti da altri contesti religiosi, "molti secoli prima che questo diventasse una sensibilità universalmente condivisa". Ha collegato questa disposizione alla diplomazia della Santa Sede, che tra i documenti dell'Archivio e della Biblioteca trova uno dei "varchi di riconciliazione" di cui parla al numero 211 della sua enciclica Magnifica humanitas, e ha chiuso con un'esortazione: "Fedeli al passato e fedeli al futuro, con i linguaggi e i mezzi che vi sono propri, trovate nuovi varchi di riconciliazione".

L'annuncio concreto è arrivato in coda. Archivio e Biblioteca hanno bisogno di nuovi spazi e "proprio oggi", ha detto il papa, ha dato disposizioni in merito, nel solco dei predecessori che nei secoli hanno finanziato le istituzioni che custodiscono la memoria culturale e amministrativa della Sede Apostolica. Dopo il discorso ai dipendenti è stata portata una torta con una candelina gialla. Alle 12.57 Leone XIV è tornato nel Cortile del Belvedere; in macchina lo aspettava il disegno di un bambino di sette anni, Lorenzo, con il papa vestito di bianco, un arcobaleno e la scritta "Happy birthday Pope Leo".

 

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