Città del Vaticano - Il perdono come condizione necessaria per vivere insieme e come antidoto ai conflitti che attraversano le relazioni personali, le famiglie e i popoli. È stato questo il tema centrale dell’Angelus pronunciato da Leone XIV questa mattina dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico, davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro. Dopo la preghiera mariana, il Papa ha ricordato anche il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, rinnovando la preghiera per le vittime e chiedendo la pace per un mondo ancora segnato da guerre e violenze.
Commentando il Vangelo della XXIV Domenica del Tempo Ordinario, tratto dal capitolo 18 di Matteo, Leone XIV è partito dalla domanda rivolta da Pietro a Gesù: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Il Papa ha spiegato che già la proposta di Pietro indica una disponibilità molto ampia. Nella simbologia biblica, infatti, il sette rappresenta la pienezza. Gesù, però, porta il discorso ancora più lontano: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Per Leone XIV, quelle parole indicano un perdono che non può essere sottoposto a un calcolo o a una misura preventiva.
A chiarire il significato della risposta di Gesù è la parabola del servo debitore. Un uomo, incapace di restituire al padrone una somma enorme, ottiene la cancellazione del debito per misericordia. Subito dopo, però, rifiuta di comportarsi nello stesso modo con un altro servo che gli deve molto meno. È questa contraddizione che conduce alla condanna del protagonista della parabola. Secondo Leone XIV, il racconto evangelico mostra che «dono e perdono sono alla base della nostra esistenza». Tutto, ha spiegato, viene ricevuto da Dio gratuitamente e nessuno può considerarsi capace di rispondere perfettamente a questa gratuità. Per questo il perdono diventa anche una regola del vivere comune.
«Il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace», ha detto il Papa. Quando viene meno, ha aggiunto, «prima o poi, nel cuore e tra le persone, nascono conflitti, accuse, rancori, vendette» che finiscono per distruggere i rapporti, dividere le famiglie e, su una scala più ampia, alimentare le guerre. Leone XIV ha descritto il perdono come una forza capace di riaprire ciò che il risentimento aveva chiuso. «Solo il perdono libera e riporta la luce», ha detto, anche quando le fragilità materiali e morali dell’uomo rendono «cupo l’orizzonte e incerto il cammino». Per spiegare questa dinamica, il Pontefice è tornato ancora una volta alla figura di Pietro. Dopo avere rinnegato Gesù durante la Passione, l’apostolo incontra il Risorto sulla riva del lago di Tiberiade. Gesù non ricostruisce davanti a lui l’elenco degli errori compiuti e non gli chiede di giustificarsi: gli domanda soltanto «Simone, mi ami?» e gli rinnova l’invito a seguirlo. Leone XIV ha sottolineato proprio questo aspetto dell’episodio evangelico: Cristo si rivolge a Pietro «quasi nulla fosse successo». Quella «carità, che dimentica e guarisce», ha detto, diventa per l’apostolo anche la conferma della sua missione.
Al termine della riflessione, il Papa ha affidato alla Vergine Maria la richiesta di imparare a perdonare «anche quando è difficile fare il primo passo» e di diffondere «la luce serena e risanante dell’amore che vince l’odio e disarma ogni rancore». Dopo l’Angelus, Leone XIV è tornato sul tema della pace ricordando gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, di cui venerdì scorso è ricorso il venticinquesimo anniversario.
Il Papa ha pronunciato il primo passaggio in inglese. «Rinnovo le mie preghiere per quanti hanno perso la vita e per chi porta ancora le ferite di quel tragico giorno», ha detto, invitando tutti a pregare perché Dio «doni al mondo la pace». Subito dopo ha ripreso il tema in italiano, spiegando che il ricordo di quanto accadde venticinque anni fa deve tradursi in un nuovo impegno per la pace, a partire dalla preghiera affidata all’intercessione della Vergine Maria. Prima di congedarsi, Leone XIV ha salutato i pellegrini provenienti da diversi Paesi, tra cui alcuni gruppi arrivati da San Paolo del Brasile, i membri dell’Associazione Religiosa Jesus Nazareno Cautivo residenti a Roma, l’Oratorio Salesiano di Chieri, i fedeli di Dolianova, i pellegrini giunti da Assisi lungo la Via di San Francesco, la “Famiglia Bellunese” con la Scuola di Erechim e un gruppo di motociclisti riuniti per manifestare «per la pace e la vita».



