Nel Dicastero per la Comunicazione iniziano a traballare le sedie. E mentre Massimiliano Menichetti continua nell’impresa, tutt’altro che semplice, di far credere di voler stravolgere tutto pur di non stravolgere nulla, a Palazzo Pio cresce il timore che l’arrivo del nuovo Prefetto possa provocare più di qualche mal di stomaco.
«Sta già mettendo il naso nei soldi», hanno commentato nelle ultime settimane alcuni fedelissimi di Andrea Tornielli che fanno la spola dal quarto piano al secondo di Palazzo Pio. Il tono, naturalmente, era quello di chi considera quasi sconveniente che un Prefetto appena arrivato voglia capire come vengono impiegate le risorse del Dicastero. Maria Montserrat Alvarado, però, sembra avere già individuato uno dei punti in cui si annida il problema.
Negli anni, infatti, diverse persone arrivate sotto l’ala di Andrea Tornielli si sono progressivamente accomodate, fino a comportarsi come se Palazzo Pio fosse diventato una sorta di proprietà privata. Tra queste c’è Salvatore Cernuzio, che continua a mostrare serie difficoltà persino nella scrittura di articoli in un italiano corretto, ma che ha potuto muoversi contando sulla protezione del Direttore editoriale e, risalendo la catena gerarchica, del Prefetto Paolo Ruffini.
Ognuno era lì per una ragione e, di conseguenza, nessuno poteva essere toccato. Il meccanismo ricordava abbastanza da vicino una partita a Shanghai: bastava sfilare il bastoncino sbagliato e rischiava di venire giù tutta l’impalcatura. Ora quel bastoncino l’ha tolto il Papa dal vertice, e di conseguenza tutti quelli sotto stanno tremando.
Grazie a Tornielli, nel frattempo, Cernuzio si è improvvisato anche una sorta di nuovo Nanni Moretti di Crotone e da mesi tenta di infilare ovunque il grande documentario al quale ha collaborato su Papa Leone XIV. Un’opera di una banalità sorprendente, che non sembra avere suscitato particolare interesse tra i lettori e neppure tra gli utenti di YouTube, dove le visualizzazioni sono rimaste assai modeste. Quelle poche, peraltro, sono arrivate grazie agli articoli pubblicati da Silere non possum quando YouTube oscurò il video per una questione di copyright. Persino il problema dei diritti, insomma, si è rivelato più interessante del documentario stesso.
A Palazzo Pio, dunque, Salvatore e Andrea sanno bene che stanno per arrivare tempi meno comodi. E difficilmente basterà piagnucolare perché il documentario su Papa Leone venga tagliuzzato qua e là, trasformato in qualche reel e riproposto in occasione del compleanno di Leone XIV, nella speranza che qualche frammento finisca sotto gli occhi del Pontefice e contribuisca a ingraziarselo.
Il problema è che questa gente sembra non avere ancora compreso con chi ha a che fare. Leone XIV usa il cellulare, scrive anche le email e i messaggi, legge i giornali e non vive certo isolato da ciò che accade attorno a lui. Ma Vatican News non lo guarda e l’Osservatore Romano lo legge poco e malvolentieri, anche perché è perfettamente consapevole di quanto male vengano gestiti certi strumenti della comunicazione vaticana.
La speranza di Leone XIV, che coincide con quella di molti, è che con il nuovo Prefetto arrivi finalmente un cambio di marcia. E i risultati di quel cambiamento, con ogni probabilità, non verranno misurati contando i reel confezionati per compiacere qualcuno né i documentari che non guarda nessuno. Si vedranno altrove: nella gestione, nelle scelte, nelle risorse e, soprattutto, nella capacità di mettere mano a un sistema che per troppo tempo ha confuso la comunicazione istituzionale con la tutela delle proprie piccole rendite di posizione.
Consapevoli che le cose stanno per cambiare e che Andrea Tornielli sarà presto chiamato a fare le valigie, quel che resta della cricca di Palazzo Pio ha pensato bene di iniziare a prepararsi la tana. Qualche cuscino, un paio di valigie già pronte e, soprattutto, un indirizzo familiare al quale tornare. Insomma, alla fine si ritorna sempre “dove si è stati bene” cit.
Ed è così che Andrea Tornielli ha pensato bene di far siglare al Dicastero per la Comunicazione un accordo con il gruppo Sae. L’intesa consentirà di diffondere «video e notizie su Papa Leone XIV e sul suo pontificato 24 ore al giorno sul sito de “La Stampa” e degli altri quotidiani del Gruppo». A La Stampa. Avete capito bene. Proprio il giornale dal quale Andrea Tornielli e Salvatore Cernuzio erano partiti e che, evidentemente, continua a rappresentare un approdo rassicurante ora che entrambi sono consapevoli che presto potrebbe essere uno dei pochi luoghi nei quali tornare. Da domani, venerdì 11 settembre, un widget sul sito de La Stampa informerà in maniera continuativa sull’attività del Pontefice e della Chiesa nel mondo.
Tornielli, che negli ultimi anni sembra aver sviluppato un autentico feticismo per QR code e widget, ha dunque siglato, a nome del Dicastero per la Comunicazione, un accordo con il gruppo che gli pagava lo stipendio quando lavorava a La Stampa. Il tutto in un momento nel quale è perfettamente consapevole che molto presto potrebbe ritrovarsi proprio lì: a scrivere nuovamente di gossip, retroscena e indiscrezioni e a impartire lezioncine a Papi e preti, come faceva un tempo. Quale sia, invece, il vantaggio economico concreto per il Dicastero per la Comunicazione resta un mistero. Non si sa. Non è dato sapere. Evidentemente il widget deve bastare come risposta.
Certo, se anche questa operazione fosse stata gestita con la stessa disinvoltura con cui Andrea Tornielli ha rilasciato autorizzazioni firmate a nome del Dicastero a pregiudicati che pubblicano insulti persino contro il Papa, allora ci sarebbe davvero da divertirsi. Ma su questi particolari torneremo più avanti, a tempo debito. E ci sarà da ridere. Perché, come spesso accade a Palazzo Pio, dietro un innocuo widget possono nascondersi storie molto più interessanti del widget stesso.
d.A.L.
Silere non possum



