Città del Vaticano - Sabato mattina Leone XIV ha ricevuto in Vaticano le partecipanti al simposio della Communio Internationalis Benedictinarum, l'organismo che tiene insieme le comunità femminili che vivono secondo la Regola di san Benedetto. L'assemblea si svolge in questi giorni a Roma, nel complesso di Sant'Anselmo sull'Aventino, sede dell'abate primate dei benedettini, e raduna poco meno di cento persone: badesse, priore, presidenti di federazioni e congregazioni arrivate dai cinque continenti. Il discorso del Papa ha toccato tre argomenti: la storia dell'organismo, il pellegrinaggio compiuto a luglio nei luoghi benedettini del Lazio e un progetto di formazione pensato specificamente per le donne della vita monastica.
Il nome latino, che si abbrevia di solito in CIB, indica una realtà recente per gli standard di un ordine che conta quindici secoli. La Confederazione benedettina, cioè la struttura che collega le congregazioni maschili sotto la figura dell'abate primate, fu voluta da Leone XIII tra il 1887, quando rifondò il collegio di Sant'Anselmo, e il 1893, quando istituì la carica di primate. Monache e suore ne rimasero fuori per quasi un secolo. Il primo momento di visibilità arrivò nel 1980, per i millecinquecento anni dalla nascita di Benedetto: al congresso degli abati furono invitate 55 badesse e priore, in qualità di ospiti. Nel 1988, sotto l'abate primate Viktor Dammertz, due commissioni che lavoravano separatamente per le monache di clausura e per le suore di vita attiva vennero fuse in un organismo unico con delegate di 18 regioni del mondo, poi diventate 19. La denominazione Communio Internationalis Benedictinarum fu adottata nel novembre 2001, a Nairobi, al termine di una consultazione di tutti i monasteri femminili. È a questo passaggio che il Papa si riferiva parlando di un lavoro che «da venticinque anni prosegue il cammino di comunione e di coordinamento».
La CIB non è una congregazione e nemmeno un ordine in senso giuridico. Ogni monastero benedettino conserva la propria autonomia, con una badessa o una priora a capo, e la comunione non esercita alcun governo sulle singole case. Ne fanno parte le comunità femminili riconosciute dall'abate primate. L'ultimo conteggio pubblicato dalla Confederazione risale al 2014 e indicava 13.725 membri; il dato non è stato più aggiornato e, considerato l'andamento delle vocazioni in Europa e in Nord America, è probabile che oggi la cifra sia decisamente più bassa. Alla guida c'è una moderatrice eletta, attualmente suor Lynn Marie McKenzie, del monastero del Sacro Cuore di Cullman, in Alabama; la commissione giuridica è presieduta da suor Scholastika Häring, dell'abbazia tedesca di Dinklage. Il simposio si tiene ogni quattro anni ed è l'unico momento in cui le rappresentanti di tutte le regioni si trovano nello stesso luogo.
C'è un dossier aperto tra la CIB e la Curia romana, anche se nel discorso pubblico non se ne è fatto cenno. A marzo McKenzie, Häring e madre Noemi Scarpa, del monastero di Sant'Anna a Bastia Umbra, hanno incontrato il prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, suor Simona Brambilla, per discutere una nuova proposta di statuti dell'organismo. La stessa McKenzie ne ha scritto nel bollettino della Confederazione, definendo l'incontro incoraggiante e la materia seria «per il futuro della CIB».
Leone XIV ha salutato la moderatrice e ha ricordato l'abate primate Jeremias Schröder, tedesco della congregazione di Sankt Ottilien, eletto nel settembre 2024, assente «a causa degli impegni derivanti dalle sue responsabilità primaziali».

Schröder è molto attivo sui social network, soprattutto su Facebook e Instagram, dove pubblica con frequenza fotografie di monasteri, incontri ed eventi ai quali partecipa. Una presenza che appare piuttosto insolita per un abate, chiamato anche a offrire un esempio nell’uso di strumenti che, nella vita monastica, dovrebbero essere impiegati con misura e discernimento. Tanto più considerando che monaci e monache sono per vocazione orientati a una vita ritirata, nella quale anche il rapporto con la comunicazione digitale dovrebbe conservare una certa sobrietà.
Nel Palazzo Apostolico, questa mattina, Leone XIV ha collocato il lavoro della CIB in una linea che parte da Leone XIII e passa per il Concilio Vaticano II, citando i numeri 22 e 23 del decreto Perfectae Caritatis del 1965, quelli in cui si raccomandano federazioni e unioni tra istituti affini per evitare che le comunità piccole restino isolate. Ha parlato di una «sinodalità spirituale che fa dell'unicità di ciascuno un tesoro per tutti», un modo di descrivere un organismo in cui l'autonomia dei singoli monasteri è la regola e il coordinamento è volontario.
I riferimenti ai suoi predecessori sono stati due. Il primo a Francesco, attraverso il discorso rivolto agli oblati benedettini il 15 settembre 2023, nel quale aveva richiamato l’immagine di «un cuore dilatato dall’ineffabile dolcezza dell’amore», espressione tratta a sua volta dal Prologo della Regola di san Benedetto.
Il secondo riferimento è stato a san Paolo VI e alla lettera apostolica Pacis Nuntius del 24 ottobre 1964, con la quale san Benedetto fu proclamato patrono d’Europa. Il documento fu pubblicato nel giorno della consacrazione della basilica ricostruita di Montecassino, distrutta dai bombardamenti alleati nel febbraio del 1944. Da quel documento Leone XIV ha ripreso l'immagine dei monaci che «con la croce, il libro e l'aratro» diffusero «la civiltà e i valori spirituali», e il rinvio ad Agostino sull'unità come «esempio e modello di assoluta bellezza».
Prevost ha poi ricordato che il 20 luglio scorso, durante il soggiorno a Castel Gandolfo, aveva visitato Montecassino, dove aveva pregato sulla tomba di san Benedetto e pranzato con la comunità monastica. Negli stessi giorni si era recato anche al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra e al Sacro Speco di Subiaco, la grotta in cui Benedetto visse da eremita prima di fondare il monastero di Montecassino. «Ripensando al silenzio e alla pace di quei santuari e vedendovi oggi qui», ha detto alle monache, «non posso che rallegrarmi nel constatare che da un piccolo seme è cresciuto un grande albero». Ha aggiunto l'immagine della vigna che «ha riempito la terra», dal Salmo 80, e quella del tralcio radicato nel Signore, dal capitolo 15 di Giovanni, attribuendola a un «venerato predecessore» che non ha nominato. Leone XIV ha definito «certamente lodevole» anche il progetto della CIB di offrire, «a Roma e, altrove, attraverso gli strumenti digitali», nuove possibilità di formazione pensate specificamente per le donne della vita monastica benedettina. Il discorso si è concluso con il ringraziamento del Santo Padre «per la vostra preghiera, per la vostra presenza umile e silenziosa, per l'offerta quotidiana e nascosta delle vostre vite», seguito dalla benedizione. Il simposio della Communio Internationalis Benedictinarum proseguirà nei prossimi giorni a Sant'Anselmo.



