Città del Vaticano – Leone XIV ha accantonato la decisione di Francesco di trasferire una parte dell’Archivio Apostolico Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana negli spazi del Laterano. Una scelta difficilmente comprensibile, che aveva trovato il favore del rettore del Seminario Romano, Michele Di Tolve, ma che partiva da un presupposto piuttosto singolare: siccome il Seminario è sempre più vuoto, tanto vale riempirlo di libri.
Il Seminario Romano, però, non è nato per diventare il deposito delle istituzioni culturali della Santa Sede. È il luogo destinato alla formazione dei futuri sacerdoti. Se oggi le sue stanze sono vuote, il problema non si risolve occupandole con scaffali e volumi, ma chiedendosi perché manchino le persone che dovrebbero abitarle e formarsi lì. I libri dell’Archivio e della Biblioteca possono continuare a essere consultati, come è sempre avvenuto, all’interno delle mura leonine; ciò che andrebbe riportato al Laterano sono i seminaristi.
Con un chirografo che porta la data di oggi, mentre Leone XIV varca per la prima volta la soglia della Biblioteca per inaugurare la mostra AQVA, il Pontefice ha disposto che i nuovi depositi delle due istituzioni vengano costruiti dentro le mura dello Stato, nell'area della cosiddetta "Fontana dell'Autoparco", con le sue adiacenze. Il testo verrà pubblicato su L'Osservatore Romano e ha efficacia immediata, "nonostante qualsiasi disposizione contraria, anche se degna di speciale menzione". La formula, di rito, ha in questo caso un destinatario preciso: il chirografo con cui il predecessore, il 29 ottobre 2024, aveva individuato nel Pontificio Seminario Romano Maggiore la sede dell'ampliamento.
Il problema che i due documenti tentano di risolvere è lo stesso ed è antico quanto le istituzioni che lo patiscono. L'Archivio e la Biblioteca crescono senza sosta, per accumulo di carte prodotte dagli uffici della Santa Sede e per acquisizioni bibliografiche, e ogni pontificato da un secolo a questa parte ha dovuto trovare loro spazio. Pio XI, nel 1927, trasformò in scaffalature per i libri a stampa le antiche scuderie del Cortile del Belvedere, rese superflue dall'arrivo delle automobili. Paolo VI volle il bunker sotterraneo sotto il Cortile della Pigna, inaugurato da Giovanni Paolo II il 18 ottobre 1980, con circa 85 chilometri lineari di scaffali per l'Archivio. Fra il 1982 e il 1984, con il denaro della Conferenza episcopale tedesca, furono ricavati sotto il cortile interno della Biblioteca i depositi per i manoscritti. Il chirografo di Leone XIV parla di un "notevole incremento, avvenuto negli ultimi decenni", che ha reso quegli spazi "insufficienti".
Francesco aveva individuato la soluzione negli spazi extraterritoriali, una scelta che avrebbe comportato peraltro non pochi problemi anche sul piano logistico. Con un chirografo aveva destinato all’Archivio Apostolico e alla Biblioteca Apostolica Vaticana «parte dell’edificio e delle adiacenze» del Pontificio Seminario Romano Maggiore, nell’area extraterritoriale di San Giovanni in Laterano, istituendo inoltre una commissione composta da rappresentanti della Segreteria di Stato, dell’Archivio e della Biblioteca. A quest’ultima spettava il compito di individuare quali categorie di documenti e materiali dovessero essere trasferite fuori dal Vaticano. Non era una scelta rimasta sulla carta: il nuovo chirografo dà atto che la Biblioteca "attualmente occupa" spazi di deposito presso il Seminario e che continuerà a usufruirne fino al completamento del nuovo edificio.
Il progetto lateranense, dunque, non era rimasto sulla carta: era già entrato almeno in parte nella fase operativa. Anche su questo dossier Leone XIV si trova ora costretto a intervenire, come sta accadendo su numerose altre questioni, alcune emerse pubblicamente e altre rimaste finora riservate, per correggere scelte del predecessore che hanno prodotto problemi concreti e che oggi richiedono di essere rimesse in ordine. Il linguaggio, naturalmente, è quello tipico della Chiesa istituzionale, dove ogni correzione deve essere presentata in modo da non apparire mai come una smentita, una rottura o un passo indietro rispetto a ciò che è stato deciso in precedenza. Altrimenti bisognerebbe spiegare come possa incrinarsi quell’aura che continua a circondare il Sovrano anche quando le sue scelte si rivelano sbagliate.
Leone XIV parla così di «ultimi mesi» nei quali sarebbero emerse «inedite opportunità» per realizzare il progetto all’interno dello Stato della Città del Vaticano, soluzioni definite «senz’altro preferibili per molteplici ragioni» rispetto a quella individuata in precedenza. In realtà, quelle possibilità erano già lì, sotto gli occhi di Francesco. Semplicemente, non volle prenderle in considerazione.

Sul destino della commissione istituita da Francesco, e del lavoro eventualmente svolto per selezionare le carte da trasferire, il chirografo tace. La scelta dell'area comporta uno sgombero. L'autoparco è il servizio del Governatorato che gestisce e custodisce i veicoli dello Stato, e la fontana da cui il sito prende il nome ne segna la pertinenza. Il chirografo prevede espressamente il "ricollocamento dell'autoparco" e la realizzazione di un "nuovo parcheggio". Il nuovo fabbricato dovrà essere edificato "secondo i più moderni principi architettonici e tecnologici" e destinato "principalmente" all'Archivio e alla Biblioteca, con una ripartizione "equa" degli spazi fra le due istituzioni e una porzione riservata ad altri servizi dello Stato. Sul capitolo dei costi, poi, il documento è tutt’altro che vago. Anche qui emerge una differenza di metodo: il Papa matematico sembra voler sapere con precisione chi paga cosa, lontano dalla leggerezza con cui a Santa Marta si è talvolta disposto delle risorse.
Leone XIV mette nero su bianco che il Governatorato, chiamato a eseguire i lavori «in pieno accordo» con l’Archivio e la Biblioteca, sosterrà esclusivamente le spese relative agli spazi destinati ai servizi dello Stato. Tutto il resto resterà a carico delle due istituzioni culturali, compresi il trasferimento dell’autoparco e la realizzazione del parcheggio che dovrà sostituirlo. In sostanza, Archivio e Biblioteca dovranno finanziare anche lo spostamento del garage necessario a liberare gli spazi per il nuovo intervento.
Per reperire le risorse, il Papa dispone inoltre che le due istituzioni, in qualità di «enti fondatori e promotori», costituiscano una fondazione strumentale vaticana incaricata di sostenere economicamente l’operazione. La fondazione dovrà operare secondo la disciplina fissata dal Motu proprio di Francesco del 5 dicembre 2022 sulle persone giuridiche strumentali della Curia Romana, con il quale è stata ricondotta a un quadro normativo unitario quella costellazione di fondi ed enti sorta nel tempo all’interno delle istituzioni curiali.
Le norme chiariscono anzitutto che questi organismi, pur dotati di una propria personalità giuridica, restano enti pubblici della Santa Sede. Sono sottoposti alla vigilanza della Segreteria per l’Economia e ai controlli dell’Ufficio del Revisore Generale, entrambi autorizzati ad accedere in ogni momento alla documentazione contabile. Prima dell’approvazione dei bilanci è inoltre richiesto il parere dell’istituzione curiale di riferimento, mentre la costituzione dell’ente e la sua iscrizione nel registro dello Stato devono essere preventivamente autorizzate dalla Segreteria di Stato. A queste fondazioni si applicano anche gli obblighi previsti dalla normativa vaticana in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio. Leone XIV ha già fatto ricorso allo stesso strumento il 1° giugno 2026, quando Governatorato e APSA hanno costituito la Fondazione «Fratello Sole» per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico di Santa Maria di Galeria.



