Città del Vaticano - Papa Leone XIV è intervenuto oggi con una serie di nomine che incidono su alcuni degli snodi più sensibili della Curia romana e della rappresentanza pontificia. Si tratta di decisioni che Silere non possum aveva anticipato nelle scorse settimane e la cui formalizzazione richiedeva soltanto il compimento dei necessari passaggi diplomatici.

Il Santo Padre ha nominato Prefetto della Casa Pontificia Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Petar Rajič, arcivescovo titolare di Sarsenterum, finora Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino.

Allo stesso tempo, Leone XIV ha trasferito Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Edgar Peña Parra, arcivescovo titolare di Telepte, dall’incarico di Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato a quello di Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. A succedergli nella Prima Sezione della Segreteria di Stato sarà Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Paolo Rudelli, arcivescovo titolare di Mesembria, finora Nunzio Apostolico in Colombia.

Le nuove nomine: scelte di peso nella Curia

Si tratta di un riassetto che coinvolge tre snodi centrali. La Casa Pontificia, anzitutto, che regola il funzionamento dell’agenda pubblica del Papa, le udienze, le cerimonie e i rapporti istituzionali più strettamente legati alla presenza del Pontefice. La nunziatura in Italia e a San Marino, sede di particolare rilievo perché collocata nel cuore dei rapporti tra Santa Sede, episcopato italiano e istituzioni della Penisola. Infine la Segreteria di Stato, nel suo settore più nevralgico, quello degli Affari Generali, dove passa la gestione ordinaria del governo centrale della Chiesa e una parte decisiva del coordinamento dell’attività curiale. Silere non possum aveva già riflettutto sul peso di queste nomine in questo articolo.

Paolo Rudelli ritorna in Vaticano 

La nomina di Monsignor Paolo Rudelli merita un’attenzione particolare, perché rappresenta la scelta più delicata e strategica compiuta da Leone XIV per la Sezione degli Affari Generali. Si tratta dell’ufficio nel quale convergono i dossier più sensibili e dal quale prende forma il lavoro ordinario di governo della Santa Sede. È qui che passano decisioni, orientamenti e snodi operativi di primaria importanza. Per questo Leone XIV ha scelto un profilo molto preciso, tutt’altro che casuale.

Nato a Gazzaniga, in provincia di Bergamo, il 16 luglio 1970, Rudelli è stato ordinato sacerdote il 10 giugno 1995 per la diocesi di Bergamo dal vescovo Roberto Amadei. Ha compiuto studi in teologia morale e in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana ed è entrato nella Pontificia Accademia Ecclesiastica nel 1998. Dal 1° luglio 2001 è entrato nel corpo diplomatico della Santa Sede, prestando servizio nelle rappresentanze pontificie in Ecuador e in Polonia, oltre ad aver lavorato anche presso la Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Nel 2014 papa Francesco lo aveva nominato osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo; nel 2019 era stato nominato arcivescovo titolare di Mesembria e nunzio apostolico, ricevendo poi l’ordinazione episcopale dallo stesso papa Francesco. Successivamente era stato inviato in Zimbabwe nel 2020 e quindi in Colombia nel 2023.

Il profilo di Rudelli restituisce l’immagine di un ecclesiastico formato con solidità sul piano accademico e cresciuto dentro la diplomazia pontificia, con un’esperienza già maturata proprio nella Sezione per gli Affari Generali e consolidata in incarichi internazionali tra loro molto diversi. Conosce dall’interno i meccanismi della Segreteria di Stato e, allo stesso tempo, porta con sé lo sguardo di chi ha misurato sul campo il peso concreto delle decisioni assunte a Roma. Con queste nomine Leone XIV interviene su tre snodi rilevanti del governo pontificio: affida la Casa Pontificia, rimasta a lungo senza un titolare stabile, a Petar Rajič; esilia Edgar Peña Parra alla nunziatura di Via Po; richiama in Segreteria di Stato Paolo Rudelli per collocarlo in uno dei punti più delicati dell’intero assetto curiale. Il ruolo di Petar Rajič  sarà soprattutto di rappresentanza e questo è un bene considerato che nelle scelte di governo è apparso del tutto inaffidabile.  La decisione di esiliare Peña Parra fuori dal Vaticano è nata anche dal bilancio del suo operato negli anni trascorsi in Segreteria di Stato. Leone XIV lo avrebbe voluto lontano anche da Roma ma alla fine è prevalsa una soluzione di compromesso.

Sono scelte che mostrano la volontà del Papa di circondarsi progressivamente di collaboratori ritenuti affidabili, imprimendo così un tratto più personale e più saldo al governo della Chiesa.

d.F.C.
Silere non possum

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