Città del Vaticano - Oggi, 2 giugno 2026, Papa Leone XIV ha posto fine al mandato di Paolo Ruffini alla guida del Dicastero per la Comunicazione, affidandone la conduzione a Maria Montserrat “Montse” Alvarado.
Un atto che arriva a poco più di un mese dal compimento degli otto anni del laico palermitano a Palazzo Pio, e che certifica, con la firma del Papa, ciò che da queste pagine Silere non possum sta documentando da anni: la gestione di questo Dicastero è stata un disastro.
Lo scorso febbraio avevamo anticipato che, a Piazza Pia, il clima era ormai quello di chi attende l'inevitabile. Nelle settimane successive Paolo Ruffini si era affannato a far circolare tra i dipendenti la voce di una sua conferma, garantendo che Leone XIV gli avrebbe rinnovato piena fiducia. Quanti si sono rivolti a Silere non possum hanno però ricevuto una smentita netta. «È solo questione di tempo», avevamo detto. Oggi quel tempo è scaduto. In 390 giorni il nuovo Pontefice non ha mai voluto ricevere in udienza i vertici della comunicazione vaticana, con la sola eccezione di una udienza lampo concessa allo stesso Ruffini il 21 giugno 2025.
Da dove eravamo partiti
Conviene ripartire dall'inizio. Il 5 luglio 2018 Francesco nominava Paolo Ruffini prefetto del Dicastero per la Comunicazione, primo laico a capo di un dicastero della Curia romana. Subentrava a monsignor Dario Edoardo Viganò, il quale lasciava dopo aver manipolato una lettera di papa Benedetto XVI. La storia di questo Dicastero, insomma, cominciava sotto cattivi auspici. Ruffini approdava Oltretevere secondo il copione di tanti personaggi laici controversi che vengono a lavorare in Vaticano e che lo hanno preceduto: alle spalle un percorso al Giornale Radio Rai, a Rai3, a La7 e infine a TV2000, la rete dei vescovi italiani. Come da consuetudine, la scelta non premiò la competenza e la professionalità: a contare furono le conoscenze, le reti di relazioni e le raccomandazioni.
Quello che gli veniva consegnato non era una redazione qualunque: si trattava di un progetto ambiziosissimo, chiamato a sostenere la voce del Papa nel mondo. Un progetto, però, nato male e amministrato anche peggio. Sorto come Segreteria per la Comunicazione con il motu proprio L'attuale contesto comunicativo del 27 giugno 2015 e divenuto Dicastero il 23 giugno 2018, aveva inglobato il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, la Sala Stampa, la Tipografia Vaticana, la Libreria Editrice Vaticana, L'Osservatore Romano, il Servizio Fotografico, la Radio Vaticana e i media televisivi, dando vita al sito Vatican News.
Centinaia di dipendenti, cinque direzioni e una voce sola: quella del Successore di Pietro. La responsabilità più delicata che si possa immaginare. Accanto a Ruffini, dal dicembre 2018, la direzione editoriale veniva affidata ad Andrea Tornielli, altra figura cresciuta all'ombra del gossip e del chiacchiericcio delle redazioni, avvezza a operare nelle tenebre e a piegare la propria penna per colpire ora l'uno ora l'altro, a seconda delle convenienze del momento.

Quel che abbiamo documentato
Dalla sua nascita, nel 2021, Silere non possum ha cominciato a portare alla luce gli strafalcioni di costoro e, con essi, la cricca di potere e di intrighi che governa il Dicastero e, più in generale, l'intero mondo della comunicazione vaticana. Mentre molti sceglievano il silenzio, talora intimoriti dalle minacce di costoro, Silere non possum non ha mai avuto paura di denunciare quanto accadeva in questo costosissimo dicastero.
Da ultima, la vicenda che ha coinvolto una dipendente della Sala Stampa della Santa Sede e il direttore Matteo Bruni. Dopo il nostroarticolo, la dipendente è stata convocata proprio da Ruffini e si è vista proporre il trasferimento ad altro ufficio; ha quindi scelto di prendersi una pausa. Oggi è fuori dalla Sala Stampa, mentre Matteo Bruni, sposato, resta al suo posto. Basta questo a rendere l'idea di come Paolo Ruffini abbia governato il Dicastero. Già nel 2022 avevamo documentato il sistema di clientelismo che gravava su quel Dicastero: l'assunzione di giornalisti provenienti da La Stampa, al seguito di Andrea Tornielli, e il declassamento dei professionisti interni, molti dei quali hanno chiesto il pensionamento anticipato o hanno lasciato. Un sistema burocratico autoalimentato che ha generato delusione, demotivazione e sfiducia, mentre cresceva la spesa a carico delle casse della Santa Sede.
Avevamo documentato le fake news confezionate su Vatican News: la piazza del Meeting sulla Fraternità Umana, voluto da Mauro Gambetti, raccontata gremita quando era desolatamente vuota, sotto il motto, beffardo, di «non siamo soli». Avevamo segnalato gli errori grossolani e le gaffe geografiche imbarazzanti, fino a collocare Betlemme in Israele per mano di Andrea Monda, e i giorni in cui il sito ufficiale della Santa Sede restava irraggiungibile a milioni di fedeli.
E non bastasse, la spesa ingente riversata nei lavori sul portale, fondi della Santa Sede impiegati per un risultato del tutto inservibile tanto ai fedeli quanto agli operatori dell'informazione: un sito vecchio nell'impianto, di consultazione faticosa, mai aggiornato come si converrebbe, con testi redatti in modo approssimativo. Avevamo raccontato il caos comunicativo del Sinodo, con conferenze stampa nelle quali il prefetto Ruffini si limitava a leggere, qua e là, appunti redatti da altri. E, dopo aver portato alla luce il caso Rupnik, abbiamo denunciato l'ostinazione con cui il Dicastero ha continuato a esibire le opere dell'ex gesuita sloveno sui propri media, incurante delle accuse infamanti che gravano su di lui. Il punto più basso si toccò ad Atlanta, nel giugno 2024: davanti ai giornalisti riuniti alla Catholic Media Conference, Ruffini difese apertamente quell'uso, spingendosi a chiedere se rimuovere una di quelle immagini dal portale lo avrebbe reso più vicino alle vittime, e a sostenere che toglierla non sarebbe stata una risposta cristiana. Dietro, come sappiamo, c’erano interessi economici.
L’elezione di Leone XIV
Poi è arrivato il conclave del 2025, e con esso la débâcle definitiva. L'8 maggio, mentre i cardinali eleggevano Leone XIV in meno di ventiquattro ore, il Dicastero annunciava alle 11:59 una fumata bianca che non esisteva, scambiando la coda di un fumo nero per l'elezione del Papa. Poco dopo veniva diffuso il nome di un pontefice mai eletto, Pio XIV. Per diverse ore l'account @Pontifex continuava a riportare la dicitura "Sede vacante", mentre nel 2013 lo stesso profilo aveva annunciato Francesco in pochi minuti. La terza votazione veniva definita la seconda, monsignor Leonardo Sapienza diventava di colpo “arcivescovo”, l'Aula nuova del Sinodo veniva confusa con la Sala Clementina. Un campionario da bollettino parrocchiale, non da una redazione che parla al mondo intero.
Abbiamo documentato il flop del Giubileo degli influencer, e il lessico ormai celebre del "mistificare" con cui si rendono irriconoscibili le notizie scomode. E nei mesi più recenti abbiamo rivelato come la Santa Sede è stata trasformata in un "brand", il Dicastero più oneroso del bilancio vaticano con le sue piattaforme milionarie, le riunioni interminabili in cui Ruffini, Tornielli, Bruni, Monda, Menichetti e Govekar trasformano ogni decisione in una negoziazione permanente, l'inutilità di una Direzione Teologico-Pastorale priva di guida, e il tentativo del prefetto di moltiplicare le strutture per blindare le poltrone. Fino al caso Bruni-Armenti e all'embargo violato sull'enciclica, in plateale contraddizione con un Pontefice che predica una comunicazione libera e veritiera.
La rete e la fine
Non sono mai stati errori isolati. Erano il riflesso di una struttura diventata autoreferenziale, ideologizzata, più interessata al consenso culturale che alla chiarezza evangelica. Una rete, abbiamo scritto, che intreccia nomi noti: Stefania Falasca e il marito Gianni Valente, Andrea Tornielli, Andrea Monda, lo stesso Ruffini, con Pietro Parolin a fare da perno. Non figure del panorama paravaticano, ma una lobby mediatica organizzata, il cui scopo è controllare e orientare la comunicazione a proprio vantaggio. Non è un dettaglio che Paolo Ruffini sieda anche nel Consiglio di amministrazione della Fondazione Fratelli Tutti.

La nomina di Leone XIV
Oggi quella stagione si chiude. Leone XIV ha scelto di non attendere il 5 luglio, data in cui Ruffini avrebbe compiuto gli otto anni da prefetto, e ha sollevato il laico palermitano dall’incarico affidando la guida del Dicastero per la Comunicazione a Maria Montserrat “Montse” Alvarado, presidente e chief operating officer di EWTN News. Inizierà il suo incarico il 1 novembre 2026.
La scelta del Papa porta a Palazzo Pio una figura esterna agli equilibri curiali italiani e al sistema che ha governato per anni la comunicazione vaticana. Alvarado, nata a Città del Messico e poi divenuta cittadina statunitense, ha costruito il proprio profilo tra advocacy per la libertà religiosa, gestione strategica di organizzazioni cattoliche e giornalismo televisivo. La sua formazione è politica: ha conseguito un Bachelor of Arts alla Florida International University e un Master alla George Washington University, con un percorso legato al political management e alla political science. Il suo nome è legato anzitutto al Becket Fund for Religious Liberty, organizzazione statunitense impegnata nella difesa della libertà religiosa. Vi è entrata nel 2009 e nel febbraio 2017 è stata nominata vice president ed executive director. Pur non essendo avvocata, ha avuto un ruolo pubblico e strategico nella comunicazione e nella gestione di campagne giudiziarie che hanno riguardato alcuni dei dossier più sensibili del cattolicesimo americano: il mandato contraccettivo, la libertà delle istituzioni religiose di scegliere i propri responsabili, la libertà di espressione dei gruppi religiosi e la tutela di centri pro-life.
Durante i suoi quattordici anni di servizio al Becket Fund il team ha ottenuto dodici vittorie davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Fra i casi citati figurano quelli delle Little Sisters of the Poor, di detenuti musulmani nel braccio della morte e di organizzazioni caritative come Philadelphia Catholic Social Services.
Nel 2023 Alvarado è stata nominata president and chief operating officer di EWTN News, assumendo la guida della divisione informativa del network cattolico fondato da madre Angelica. Sotto la sua responsabilità rientrano piattaforme e testate globali come Catholic News Agency, National Catholic Register, ACI Group e ChurchPop, oltre a programmi televisivi e radiofonici diffusi in più lingue. In precedenza era stata anche la conduttrice fondatrice di EWTN News In Depth, programma settimanale di analisi su Chiesa, politica e cultura da una prospettiva cattolica.
Il suo profilo è riconosciuto anche negli ambienti ecclesiali statunitensi. La Conferenza episcopale statunitense la elenca fra i consultants del Committee for Religious Liberty. Nel 2024 l’University of Mary l’ha scelta come prima destinataria della Lumen Gentium Medal.
Con questa nomina, Leone XIV affida la comunicazione della Santa Sede a una laica con esperienza manageriale, cultura mediatica internazionale e una forte impronta nel cattolicesimo americano. È una scelta che segna una discontinuità evidente rispetto alla stagione Ruffini: Palazzo Pio passa da una gestione cresciuta dentro il circuito italiano dell’informazione istituzionale a una figura formata nel mondo angloamericano, abituata alla competizione mediatica, alla comunicazione multipiattaforma e alle battaglie pubbliche sui temi sensibili della libertà religiosa.
p.G.B.
Silere non possum