Città del Vaticano – Questa mattina, mercoledì 9 settembre, Leone XIV ha ricevuto nel Palazzo Apostolico alcuni dei cardinali, vescovi e sacerdoti che partecipano al convegno dei "vescovi amici del Movimento dei Focolari", in corso in questi giorni ad Ariccia, nella Casa Divin Maestro, sul tema "È l'ora della carità. Testimoniare l'unità per costruire la pace".
Il Papa, in inglese, si è rivolto ai presenti riflettendo sull’unità. Prevost lo ha detto subito: il tema scelto dai vescovi «costituisce uno degli elementi essenziali del movimento fondato da Chiara Lubich ed è un tema che mi sta particolarmente a cuore». Poi ha ripreso una frase di Francesco del settembre 2021, rivolta allo stesso gruppo, secondo cui il Signore avrebbe concesso alla fondatrice «di testimoniare sia il significato sia il servizio dell'unità, divenendo così un segno per la propria generazione e per quelle future». E ha aggiunto: «Se questo era il compito di Chiara quarant'anni fa, oggi lo è ancora più urgentemente per noi».

Il movimento
Il Movimento dei Focolari, che nei documenti della Chiesa si chiama Opera di Maria, nacque a Trento nel dicembre del 1943 attorno a Chiara Lubich, maestra elementare di ventitré anni, e a un gruppo di amiche che durante i bombardamenti si ritrovavano nei rifugi a leggere il Vangelo. Il nome venne da fuori: i trentini chiamavano "focolare" la casa di piazza Cappuccini dove le prime compagne vivevano insieme. Giovanni XXIII diede la prima approvazione nel 1962, Giovanni Paolo II approvò gli statuti definitivi nel 1990. Una norma di quegli statuti, voluta dalla fondatrice, prevede che alla presidenza sieda sempre una donna; oggi è Margaret Karram, araba cristiana nata ad Haifa, rieletta il 12 marzo 2026 per un secondo mandato di cinque anni e affiancata dal copresidente Roberto Almada, sacerdote argentino. Il movimento è presente in circa 180 Paesi, gestisce cittadelle come Loppiano, vicino a Firenze, e un istituto universitario, Sophia. Chiara Lubich è morta nel 2008 e la sua causa di beatificazione è aperta dal 2015. Sono molte le accuse di abusi di coscienza che arrivano da più voci nei confronti del movimento. I "vescovi amici" sono una rete informale, senza statuto né struttura giuridica, nata alla fine degli anni Settanta per iniziativa di Klaus Hemmerle, teologo e vescovo di Aquisgrana, che chiese a Chiara Lubich di poter condividere con altri confratelli la spiritualità del movimento. Da allora si ritrovano ogni anno per alcuni giorni di preghiera e confronto; esiste anche una versione ecumenica, che riunisce vescovi anglicani, luterani e ortodossi. All'udienza di oggi, come ha rilevato lo stesso Papa, c'erano presuli «provenienti da Paesi, ambienti e situazioni sociali diversi».

L'invito di Leone XIV
È a loro che Leone XIV ha guardato quando ha elencato le divisioni «che alcuni di voi, fratelli miei, affrontano nei propri Paesi: situazioni di pregiudizio, razzismo, intolleranza religiosa e persino violenza». Sull'Occidente il giudizio è più articolato e cita un passaggio della sua enciclica Magnifica Humanitas: una società «ormai fin troppo segnata dagli effetti dell'individualismo, dove le reti un tempo stabili della famiglia, dell'amicizia e della comunità stanno lasciando il posto a una crescente frammentazione e dove la libertà viene sempre più presentata come autonomia assoluta: la possibilità di perseguire la felicità senza alcun limite morale, naturale o persino umano».
Da qui il Papa ha ricavato quello che chiama un paradosso: «Nonostante tutta l'enfasi posta sulla libertà individuale, oggi le persone spesso si sentono meno libere di essere autenticamente sé stesse o di perseguire i propri ideali più alti, per una paura nascosta di essere giudicate o di non riuscire a conformarsi». La perdita di apertura agli altri, ha proseguito, «finisce per privarci della felicità per la quale siamo stati creati, poiché siamo fatti a immagine del Dio Trino».
Leone XIV ha poi detto ai vescovi anche che cosa non fare. «La risposta alle dolorose divisioni che affliggono il nostro mondo non consiste nel creare altri comitati o nell'avviare nuovi progetti, bensì nel tornare alla fonte della nostra unità, la Santissima Trinità. Dobbiamo, infatti, diventare contemplativi!».
Poi il Pontefice ha richiamato i presuli ad alcune dimensioni concrete della vita spirituale che, anche tra vescovi e cardinali, rischiano talvolta di essere trascurate: «una preghiera generosa e perseverante davanti al Signore nel Tabernacolo», una «celebrazione serena e attenta dell'Ufficio e della Santa Messa» e «la frequente contemplazione dell'inabitazione delle Persone della Trinità nel profondo del nostro essere». C'è anche un accenno alle Conferenze episcopali, dove i rapporti tra vescovi sono spesso meno fraterni di quanto la parola lasci intendere. Il Papa si è detto lieto che i presenti abbiano trovato nell'Opera di Maria un sostegno spirituale e ha auspicato che questo li aiuti «a vivere la comunione e la fraternità nelle rispettive Conferenze Episcopali». Ha poi affidato i vescovi e il movimento alla Madonna, Madre della Chiesa, e ha impartito loro la benedizione apostolica.



