Città del Vaticano - Questa mattina, nell'Aula Nuova del Sinodo, il Santo Padre Leone XIV ha concluso i lavori della 82ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), svoltasi dal 25 al 28 maggio 2026. Rivolgendosi ai vescovi riuniti, il Pontefice ha consegnato un discorso programmatico: incentrato sulla centralità del Vangelo, sull'iniziazione cristiana e sullo stile sinodale che la Chiesa italiana è chiamata a fare proprio in modo permanente.
Lo sguardo del Signore sulle "folle"
«Per vostro tramite, desidero esprimere il mio affetto a tutte le Chiese che sono in Italia, ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate, alle famiglie, ai catechisti, agli educatori, ai giovani, agli anziani, ai poveri, ai malati, a quanti vivono la fede nella semplicità della vita quotidiana e a quanti, magari senza saperlo, portano nel cuore una sete di Dio», ha detto il Papa.
Dopo aver salutato i membri eletti agli incarichi della Conferenza il Papa è partito da una constatazione realistica del momento presente. Pur riconoscendo i segni di stanchezza, frammentazione e solitudine che attraversano le comunità, e la fatica di trasmettere la fede alle nuove generazioni, ha invitato i pastori a non fermarsi a questa lettura. Richiamando l'esperienza delle sue recenti visite a Pompei, Napoli e Acerra, ha esortato i vescovi a fare propri gli occhi di Cristo, che guardando le folle non vede «un problema da risolvere», ma «una messe», il campo di Dio. Il primo compito dei pastori, ha detto, non è lamentarsi dei "terreni induriti" o soffermarsi sui dati statistici, ma saper vedere il raccolto che Dio stesso prepara.

La priorità del Vangelo
Cuore del discorso è l'affermazione che la priorità della Chiesa è il Vangelo. Il Papa ha collegato questa urgenza a tre riferimenti: gli ottocento anni dal transito di San Francesco d'Assisi, l'Evangelii nuntiandi di San Paolo VI e l'Evangelii gaudium. È dal Vangelo, ha ricordato, che nasce la fede come incontro vivo con Cristo morto e risorto. Di qui la serie di domande che ha consegnato ai vescovi come esame di coscienza permanente: quale volto di Dio traspare nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia, nella carità; in che modo si favorisce l'incontro con Cristo; cosa significhi oggi iniziare altri alla vita cristiana.
La riscoperta dell'iniziazione cristiana
Particolare rilievo ha avuto il tema dell'iniziazione cristiana, che il Pontefice ha chiesto di non ridurre a semplice preparazione ai Sacramenti. Essa è piuttosto il «grembo» in cui la comunità genera alla fede e introduce alla vita pasquale e alla comunione ecclesiale. Citando il Documento finale della XVI Assemblea del Sinodo, ha invitato a riscoprire il Battesimo come realtà viva ed esistenziale, da comprendere all'interno dell'intero itinerario dell'iniziazione. La fede, ha aggiunto, cresce dove vi sono comunità vive e ospitali: dove la Parola illumina le scelte, dove l'Eucaristia è fonte e culmine, dove i poveri sono fratelli e non destinatari esterni, dove i giovani sono ascoltati e le famiglie non lasciate sole.
L'ascolto e lo stile sinodale
Leone XIV ha quindi richiamato i vescovi a un ascolto profondo: della Parola di Dio, del Popolo di Dio e dei segni dei tempi, compreso ciò che mette in discussione le abitudini pastorali consolidate. In questo orizzonte ha collocato il Cammino sinodale che la Chiesa italiana ha portato a compimento e che ora, ha sottolineato, deve diventare «stile permanente». Riprendendo la Lumen gentium, ha ribadito che la partecipazione non è una concessione, ma un'esigenza della comunione e della missione, da tradurre in metodo, responsabilità e verifica, nel rispetto del compito proprio del Vescovo. Riferendosi agli organismi di partecipazione, ha avvertito che non basta che tali strumenti esistano: occorre verificare che funzionino davvero.
Una struttura al servizio della missione
Il Papa ha rivolto attenzione anche all'organizzazione della stessa CEI, chiamata a continuare il suo servizio di comunione, coordinamento e sostegno alle Chiese in Italia. La sua fisionomia, ha detto, va modellata alla luce delle esigenze della missione e delle mutate condizioni storiche, senza imitare schemi organizzativi esterni né ridurre tutto a efficienza amministrativa. Quando vissuta nello Spirito, ha precisato, tale verifica non indebolisce la comunione ma la purifica.
Il coraggio dell'essenziale
Nella parte conclusiva, il Pontefice ha messo in guardia dal misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità o dell'influenza. Parole che non molto tempo fa l’Arcivescovo Mario Enrico Delpini aveva rivolto ai religiosi ambrosiani.
Citando un suo precedente discorso pronunciato a Istanbul il 28 novembre 2025, Leone ha indicato questa mattina nella «logica della piccolezza» la vera forza della Chiesa, che non vive delle proprie risorse o strutture ma della luce dell'Agnello e della potenza dello Spirito. Da qui l'appello ripetuto al «coraggio dell'essenziale»: comunità più libere di annunciare Cristo, parrocchie accoglienti e missionarie, organismi di partecipazione vivi, capacità di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande e di lasciarsi evangelizzare dai poveri.
Affidando il cammino dei vescovi alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, Leone XIV ha concluso esortando i pastori a custodire l'essenziale, a generare nella fede e a camminare con il Popolo di Dio, riconoscendo la voce del Signore «che ancora chiama, consola e invia», prima di impartire la sua benedizione.
d.B.C.
Silere non possum