Città del Vaticano - Il ritorno del Santo Padre al Palazzo Apostolico, dopo 13 anni e 14 giorni, è una notizia che riempie di gioia i fedeli cattolici. In questi anni il Papa ha sempre frequentato il Palazzo Apostolico, ma esso era divenuto più un ufficio che una dimora. L’Appartamento, come in Vaticano viene chiamato, è rimasto per la maggior parte del tempo vuoto, perché Francesco volle abitare a Santa Marta.

Nelle scorse ore, la Sala Stampa della Santa Sede ha inviato una mail agli sciacalli dell’informazione che da mesi tentavano di farsi dire, chi dalla sagrestana di corte, chi dalla fiorista, dove vivrà il Papa, che cosa farà e con chi vivrà. La comunicazione ufficiale ha riferito che ieri pomeriggio il Papa ha “preso possesso” dell’appartamento. In sostanza, è diventata una diocesi questo appartamento. Dire che il Papa avrebbe traslocato sarebbe stato brutto, ovviamente; tacere, che è ciò che sarebbe stato invece più utile, non era previsto nel cerimoniale delle megere che ruotano come avvoltoi attorno a San Pietro e a Borgo Pio. Andare oltre non è loro permesso, ed è per questo che impazziscono e lanciano insulti contro chi lo fa.

L’attenzione di questi personaggi con il feticcio per il gossip è una patologia, anche se come i migliori pazienti degli psichiatri proiettano sugli altri quello che in realtà amano fare loro. E questa morbosità viene alimentata anche dai comunicati che Matteo Bruni invia loro. Lo stesso Bruni, però, non gradisce che si parli delle relazioni che ha “coltivato” all’interno della Sala Stampa della Santa Sede. Dinamiche che hanno dato origine a favoritismi e ad altri meccanismi sviluppatisi in rapporti che, peraltro, si sono protratti anche oltre l’orario di lavoro, tra cene e incontri. Tutte questioni documentate. 

Un modus agendi che ha contribuito a creare un clima pessimo in Via della Conciliazione, perché all’interno di un luogo di lavoro simili dinamiche risultano mortifere, soprattutto quando chi è “prediletta” finisce per sentirsi autorizzata a maltrattare gli altri colleghi. Quindi il gossip sulla vita di preti, papi e vescovi sarebbe lecito, in nome della necessità di scavicchiare e rovistare. Quando però l’attenzione si posa sulla loro vita, tutto diventa improponibile. Del resto, il prete è lasciato senza tutela; loro, invece, sono ben difesi dalle rispettive corti e da chi li ha fatti arrivare lì, comprese le comunità da cui provengono.

Insomma, il Papa si è trasferito. E al di là del gossip che alcune giornalaie amano fare, e dal quale non fanno mancare neppure la marchetta che devono farsi pagare dalla società che fornisce i macchinari per la palestra del Papa, vi è un dato ben più serio: ciò che il clero e i fedeli percepiscono. Il Papa è lì.

Mentre quando il Papa viveva a Santa Marta, o anche quando Leone era al Sant’Uffizio in questi mesi, da piazza San Pietro non si poteva vedere la luce accesa della finestra, oggi questo è possibile. E quel segnale rassicura. Rassicura soprattutto quanti hanno vissuto l’era del papato di Giovanni Paolo II e vedono in quella finestra un segno. Al di là del gossip delle megere da tabloid, quella finestra è anche un segno di preghiera.

Già ieri sera, infatti, vi è stato chi si è raccolto in piazza San Pietro per la consueta passeggiata fraterna e vi ha recitato il santo Rosario, sentendosi interiormente più vicino al Papa, perché quella finestra è un segno, ma racchiude assai più di ciò che mostra, come del resto accade a ogni simbolo autentico.

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!