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Leone XIV in Camerun. Mons. Tatah a Silere non possum: «Solo la riconciliazione può guarire le nostre ferite»
Chiesa cattolica25 marzo 2026

Leone XIV in Camerun. Mons. Tatah a Silere non possum: «Solo la riconciliazione può guarire le nostre ferite»

Mons. John Berinyuy Tatah, da poco ordinato vescovo ausiliare, riflette sul significato della presenza del Papa in una terra segnata da anni di conflitto, in un’intervista rilasciata a Silere non possum.

Bamenda - Il Camerun si prepara ad accogliere Leone XIV con grande attesa. La Chiesa cattolica, insieme alle istituzioni civili e militari, è al lavoro da giorni per predisporre ogni dettaglio della visita del Pontefice. Nei giorni scorsi, a Bamenda, si è tenuta una conferenza stampa utile a fare il punto sullo stato dei preparativi.

Alla conferenza stampa era presente anche Silere non possum, che ha potuto incontrare i vescovi presenti e rivolgere loro alcune domande. Tra questi, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. John Berinyuy Tatah, vescovo ausiliare di Bamenda, ordinato proprio nei giorni scorsi, con il quale abbiamo avuto modo di parlare per raccogliere le sue prime impressioni in vista della visita papale.

Il presule ha parlato della visita del Papa con sentimenti di gioia e di fiduciosa attesa. In una intervista con Silere non possum al termine della conferenza stampa, il nuovo vescovo ausiliare di Bamenda ha dichiarato: «Attendiamo il Santo Padre con una gioia trepidante. Egli viene come messaggero di pace, come messaggero di riconciliazione, come messaggero di giustizia, e queste sono le sole armi che possono guarire le nostre ferite». In un territorio ferito da anni di tensioni e violenze sul piano sociale e politico, il vescovo ha richiamato con forza il valore del perdono e della riconciliazione come condizioni indispensabili per un futuro diverso. «Non può esserci pace senza riconciliazione, non può esserci pace senza perdono. Sono profondamente consapevole delle sfide e delle speranze del nostro popolo, soprattutto in questo tempo in cui la nostra Regione anela alla pace, alla guarigione e alla riconciliazione», ha affermato.

«Come vescovo – ha aggiunto - intendo la mia missione come un camminare accanto ai fedeli: ascoltare con attenzione, rafforzare la fede, promuovere il dialogo, la giustizia e l’unità, e portare la luce del Vangelo nelle realtà concrete della vita quotidiana». Mons. Berinyuy Tatah ha poi spiegato: «Desidero essere un pastore vicino alla gente, uno che incoraggi la speranza, favorisca la comunione e lavori in collaborazione con tutte le persone di buona volontà per il bene della nostra società».

Ha quindi rivolto ai cristiani un forte richiamo a custodire e ricostruire uno spirito fraterno, avvertendo con parole molto dure quali possano essere le conseguenze del mancato ristabilimento delle relazioni: «Se non saremo capaci di riconciliarci gli uni con gli altri, finiremo per ucciderci tutti e perire. Dobbiamo essere aperti e pronti a riconciliarci fra di noi». Il nuovo vescovo ausiliare di Bamenda, che in passato ha vissuto anche due settimane di prigionia, arrivando a offrirsi volontariamente ai rapitori in cambio dei suoi confratelli sacerdoti, ha spiegato che il suo ministero episcopale sarà segnato dall’annuncio dell’amore di Dio e da una vita vissuta nell’obbedienza alla Sua volontà.

Emmanuel Patrick Tan
Silere non possum

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