Stoccolma - La Svezia si è svegliata questa mattina con un risultato abbastanza chiaro da indicare chi è avanti e troppo incerto per dire chi governerà. Dopo il voto di domenica 13 settembre, i quattro partiti dell’opposizione - Socialdemocratici, Partito della Sinistra, Verdi e Partito di Centro - hanno complessivamente 176 seggi sui 349 del Riksdag. I quattro partiti che negli ultimi quattro anni hanno sostenuto il governo di Ulf Kristersson ne hanno 173. Tra i due schieramenti ci sono circa 28.600 voti.
Il risultato è ancora provvisorio. Mercoledì saranno conteggiati i voti arrivati dall’estero e quelli anticipati giunti troppo tardi per entrare nello scrutinio della notte elettorale. Nel 2022 furono circa 224 mila: molti più della distanza che oggi separa i due schieramenti. Quest’anno, inoltre, oltre 3,6 milioni di svedesi hanno votato in anticipo, un record. È quindi possibile che uno o più seggi cambino ancora lato. Durante la notte è già successo diverse volte: il vantaggio dell’opposizione ha oscillato tra 175 a 174 e l’attuale 176 a 173.
Il dato politicamente più curioso riguarda Magdalena Andersson. Potrebbe tornare a guidare il governo pur avendo portato i Socialdemocratici al loro peggior risultato elettorale: il partito rimane il primo del paese con il 28,1 per cento, ma perde 2,3 punti rispetto alle elezioni precedenti. La crescita degli altri partiti dell’opposizione compensa quelle perdite. Il Partito della Sinistra arriva all’8,2 per cento, il Partito di Centro al 7,1 e i Verdi al 6,1. È soprattutto il risultato della Sinistra a pesare sugli equilibri che verranno dopo.

Dall’altra parte è accaduto quasi il contrario. I Moderati di Kristersson salgono al 19,9 per cento e tornano a essere il principale partito della destra. Crescono anche i Cristiano-democratici, al 6,2, e soprattutto i Liberali, che raggiungono il 5,4 per cento dopo essere scesi fino all’1,8 nei sondaggi di febbraio. In Svezia la soglia per entrare in Parlamento è del 4 per cento e per mesi la loro esclusione dal Riksdag era sembrata una possibilità concreta.
A perdere è soprattutto Sverigedemokraterna, il partito nazionalista di Jimmie Åkesson: scende al 17,6 per cento, circa tre punti in meno, e per la prima volta dalla sua nascita arretra in un’elezione parlamentare. Perde terreno anche in alcune delle sue roccaforti nella Scania.
È un passaggio importante perché il governo uscente si reggeva sull’assetto costruito nel 2022 con l’accordo di Tidö: Moderati, Cristiano-democratici e Liberali al governo, Sverigedemokraterna fuori dall’esecutivo ma indispensabile per garantirgli la maggioranza parlamentare. Il voto di domenica ha indebolito soprattutto quest’ultimo pezzo della coalizione. Kristersson per ora non si considera sconfitto. Ha detto che parlerà con gli altri leader per verificare se esista una diversa maggioranza in grado di sostenere un governo e soprattutto di approvare un bilancio.
Anche per Andersson, però, avere 176 seggi sulla carta risolve soltanto una parte del problema. Per diventare prima ministra ha bisogno che Partito di Centro e Partito della Sinistra consentano entrambi la nascita del suo governo. I due partiti hanno passato la campagna elettorale spiegando di non voler governare insieme. La Sinistra di Nooshi Dadgostar rivendica un posto nell’esecutivo; il Centro rifiuta invece una svolta politica che consegni alla Sinistra un ruolo determinante. Insomma, Andersson ha bisogno di entrambi, mentre i due non vogliono collaborare tra loro.
Il sistema svedese rende comunque possibili soluzioni che in altri paesi sarebbero più difficili. Per diventare primo ministro non occorre ottenere 175 voti favorevoli: occorre evitare che almeno 175 deputati votino contro. Un partito può quindi astenersi, non sostenere politicamente un governo e allo stesso tempo permettergli di nascere. È il principio del parlamentarismo negativo su cui si regge il sistema svedese. È proprio sulle astensioni, oltre che sugli accordi programmatici, che si giocherà probabilmente la prossima fase.
Il nuovo Riksdag si riunirà il 28 settembre. Dal giorno successivo potrà cominciare formalmente la partita per il primo ministro. Kristersson può dimettersi oppure rimanere al suo posto e sottoporsi al voto obbligatorio del nuovo Parlamento. Se almeno 175 deputati voteranno contro di lui, dovrà lasciare l'incarico e il presidente del Riksdag avvierà le consultazioni per individuare un successore. Per questo bisognerà aspettare ancora qualche giorno prima di capire chi ha davvero vinto. Prima va completato il conteggio; poi inizieranno le trattative per capire se esiste una maggioranza in grado di sostenere un governo.



