Milano - Dopo mesi di silenzio, Giancarlo Martinelli torna a mettere per iscritto ciò che molti, dentro i Memores Domini, discutono sottovoce da tempo: il tema non è soltanto una procedura di voto, ma la gestione del potere e la pretesa di governare senza rispondere. Considerato che anche durante l’ultima Diaconia centrale Davide Prosperi non ha voluto rispondere nel merito alle parole di Martinelli e così ha sempre fatto anche Alberto Brugnoli, ci troviamo costretti a rendere pubbliche queste parole di verità che sono condivise dalla maggioranza dei Memores Domini.
La lettera inviata oggi da Giancarlo Martinelli ad Alberto Brugnoli, ai Memores Domini e, per conoscenza, a padre Mauro Giuseppe Lepori, è un documento che va letto senza edulcorazioni. È una denuncia articolata, scritta con tono fermo, che smaschera ciò che molti vivono come un dato di fatto: l’assenza di dialogo e la trasformazione del confronto in «monologo di qualcuno che vuole imporre la propria visione». Parole forti, usate dallo stesso Martinelli, ma che fotografano con precisione ciò che sta accadendo.
Martinelli torna a scrivere dopo mesi, e lo fa senza aver mai ricevuto risposta da chi oggi detiene il potere. Aveva scritto direttamente a Prosperi, in quanto Presidente della Fraternità, ma Prosperi ha scelto di non rispondere a Martinelli. Al confronto ha preferito un’altra strada: attaccare i portali di informazione liberi, quelli che non si lasciano intimidire da minacce, pressioni o tentativi di delegittimazione e che continuano, semplicemente, a raccontare i fatti. Un silenzio che pesa quanto le decisioni prese, perché rivela il vero nodo: chi governa non risponde, non spiega, non si confronta. Cerca solo il potere.
Il punto di rottura: il sistema di votazione
Il cuore della lettera è la richiesta di cambiare il sistema di votazione nella Colombano e Bonifacio. Martinelli lo dice con chiarezza: non si tratta di una proposta neutra, ma di un gravissimo abuso. Cambiare le regole del voto senza un regolamento elettorale, senza una decisione dell’assemblea, significa forzare la mano e svuotare di senso ogni processo democratico. Ma c’è di più, ed è qui che la lettera diventa esplosiva. Martinelli ricostruisce come la realtà ecclesiale - il Direttivo dei Memores Domini - abbia esercitato pressioni indebite su un ente civile, che per legge gode di autonomia propria. Un’ingerenza che non ha giustificazioni canoniche né civili e che porta con sé un elemento che Silere non possum segnala da tempo: i soldi.
La Colombano e Bonifacio gestisce beni e risorse che appartengono ai Memores Domini. E proprio qui emerge con evidenza ciò che molti preferiscono non nominare: sete di potere e di denaro, travestita da preoccupazione pastorale. Quando si mettono le mani sulle regole di un ente civile, non si sta “accompagnando un cammino”: si sta controllando il patrimonio. E diciamocelo chiaramente: è l’unico punto dove stanno facendo più difficoltà grazie al fatto che il diritto civile non è quello canonico.

La retorica delle minoranze e la maggioranza “acritica”
Martinelli smonta con precisione chirurgica la narrazione ufficiale secondo cui la riduzione delle preferenze da 4 a 2 servirebbe a “difendere le minoranze”. E lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «Mi stupisce in ogni caso questa preoccupazione per la difesa delle minoranze espressa da un Direttivo dei Memores Domini non eletto ma imposto e che in questi anni, in diverse scelte compiute, ha dimostrato di non avere a cuore le diverse sensibilità presenti, in primis proprio quelle ampiamente maggioritarie fra noi». Qui Martinelli tocca il nervo scoperto: un Direttivo non eletto, imposto, che improvvisamente si scopre paladino delle minoranze, dopo anni di scelte calate dall’alto. Una contraddizione evidente. E poi arriva l’affondo più pesante, quello che chiarisce il vero obiettivo dell’operazione: «A meno che la preoccupazione del Direttivo dei Memores Domini di votare 2 preferenze invece di 4, fosse in realtà solo quella di assicurarsi in qualche modo la maggioranza “acritica” nel nuovo Comitato della Colombano, avendo, come previsto dallo statuto, già nominato 3 membri su 7».
Martinelli non usa mezzi termini. Parla di maggioranza acritica, di controllo preventivo, di un comportamento che - scrive - «induce a pensare così». È una denuncia che arriva dall’interno, che mette in fila i fatti e ne trae una conclusione logica.
Le affermazioni di Martinelli confermano ciò che Silere non possum scrive da mesi sui Memores Domini ma anche sulla Fraternità: un sistema in cui il voto viene svuotato, le regole piegate, il dissenso silenziato, e chi governa non accetta di essere messo in discussione.
L’udienza con Leone XIV
Anche il riferimento finale alle parole del Papa rivolte a Prosperi e Brugoli va contestualizzato. Quelle frasi non sono parole dirette di Leone XIV, ma una rielaborazione contenuta in una lettera firmata da Prosperi e Brugnoli, scritta dopo un incontro tutt’altro che entusiasmante con il Pontefice. Una lettera ritoccata, corretta, e pubblicata solo dopo interlocuzioni con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, come richiesto dallo stesso Leone a Prosperi, Brugnoli e D’Auria.
È un copione già visto. Ogni volta che questi movimenti vengono richiamati, producono una loro narrazione addomesticata. Sta accadendo in queste ore anche nel Cammino Neocatecumenale, dove i vertici stanno tentando di convincere i loro adepti che il Papa “non li ha bastonati”. Eppure, Leone XIV è stato chiarissimo quando ha detto pubblicamente: «La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione… vi esorto a vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale».
E ancora: «Il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno. Come custodi di questa unità nello Spirito, vi esorto a vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione». Un monito netto, che vale per tutti. E che dovrebbe valere anche per Comunione e Liberazione.
Il rischio settario
Il problema, oggi, è che CL sembra andare nella direzione opposta. Il nuovo Statuto ha tagliato, di fatto, alcuni legami con le Chiese locali, ha indebolito ogni forma di controllo ecclesiale reale e sta favorendo una deriva settaria: chi non è stato eletto governa, chi dissente deve tacere, chi chiede spiegazioni non riceve risposta. La lettera di Giancarlo Martinelli non è un episodio isolato. È un segnale ulteriore. E ignorarlo, come si è fatto finora, significa confermare esattamente l’accusa che contiene: non un dialogo, ma un monologo di potere. Stupisce, o forse no, che a seguito di queste lettere Kevin Joseph Farrell e Linda Ghisoni non sentano quell’impellente bisogno di scrivere una letterina che dica: «sono giunte segnalazioni».
d.M.C.
Silere non possum