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Milano. Delpini nella solennità di Tutti i santi: «Non perfetti, ma segnati dal sigillo del Dio vivente»
Chiesa cattolica01 novembre 2025

Milano. Delpini nella solennità di Tutti i santi: «Non perfetti, ma segnati dal sigillo del Dio vivente»

Nel Duomo di Milano, nella Solennità di Tutti i Santi, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli a riscoprire la santità come vocazione di tutti: non perfezione morale, ma perseveranza nella prova, speranza invincibile e gioia che resiste al male.

Milano - Sabato 1° novembre 2025, nella Solennità di Tutti i Santi, l’Arcivescovo di Milano S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini ha presieduto la Santa Messa in Duomo, circondato dai canonici del Capitolo metropolitano, dai sacerdoti e da una folla di fedeli raccolti per rendere grazie a Dio per la moltitudine dei santi, “una moltitudine immensa che nessuno poteva contare”.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha offerto una riflessione intensa e concreta sulla vocazione universale alla santità, tracciando il profilo di coloro che, nella storia, portano impressa la fedeltà di Dio nella loro carne e nella loro vita. «Sono dappertutto - ha detto Delpini - in cielo e in terra, in oriente e in occidente. Non si distinguono per un segno esteriore, ma sono segnati dal sigillo del Dio vivente. Non sono perfetti, non sono impeccabili, ma vivono nella consapevolezza di appartenere al Regno».

Una santità, quella evocata dall’Arcivescovo, che non si misura con la perfezione morale, ma con la perseveranza nella prova: «Alcuni hanno molto sofferto, ma non hanno fatto soffrire; alcuni sono stati umiliati, ma non hanno ricambiato il male con il male; nulla ha cancellato in loro il sigillo del Dio vivente».

Nel cuore dell’omelia, Delpini ha indicato tre segni che rendono riconoscibili i santi nel mondo di oggi: la determinazione a costruire la pace e la giustizia, l’invincibile speranza che si radica nella promessa di Dio e la gioia misteriosa che li accompagna anche nelle tribolazioni: «Come se fossero l’improbabile pagina del Vangelo che annuncia la beatitudine in mezzo alle prove della vita». Richiamando l’immagine dell’Apocalisse, l’Arcivescovo ha poi sottolineato che i santi sono coloro che “stanno in piedi”: «Non sono seduti nella pigrizia o nella rassegnazione, né prostrati davanti agli idoli di questo mondo. Stanno in piedi, consapevoli della loro dignità e indisponibili a ogni servilismo».

Infine, ha rivolto ai fedeli un appello diretto, quasi una domanda che attraversa il tempo e la storia: «Anche per te sale dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. Anche tu vuoi essere segnato? Anche tu vuoi essere salvato, unirti al cantico che rallegra i cieli e la terra, portare il segno dell’amore crocifisso?».

Nel silenzio del Duomo, queste parole hanno risuonato come un invito personale e comunitario insieme: la santità come chiamata universale, non come privilegio di pochi, ma come destino promesso a chi lascia che la grazia di Dio imprima nella propria vita il suo sigillo. 

p.F.B.
Silere non possum

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