Milano - Una notizia attesa e significativa ha attraversato le navate del Duomo di Milano questa mattina. Al termine della celebrazione penitenziale d'inizio Quaresima, appuntamento tradizionale per il clero ambrosiano, l'Arcivescovo Mario Delpini ha rotto il silenzio sul suo futuro, annunciando la proroga del suo mandato alla guida della più grande diocesi d'Europa.
Nonostante si avvicini la soglia dei 75 anni, età canonica per la presentazione delle dimissioni, Monsignor Delpini continuerà con ogni probabilità a ricoprire il suo ruolo sulla Cattedra di Sant'Ambrogio per l'intero prossimo anno pastorale.

L'annuncio in Duomo
In un clima di raccoglimento, l'Arcivescovo ha offerto una meditazione e la possibilità di confessione ai sacerdoti presenti, per poi condividere i dettagli di un'udienza privata avuta con il Santo Padre lo scorso 12 gennaio. Durante l'incontro, Monsignor Delpini ha confidato a Papa Leone XIV l'ipotesi di un avvicendamento già a partire dalla prossima estate. Da tempo, infatti, il presule ha espresso il desiderio di lasciare il governo della diocesi per dedicarsi al riposo. Tuttavia, Delpini è riconosciuto come un predicatore di grande valore e un vescovo eccellente, capace di unire rettitudine di vita, capacità di ascolto e talento nell'arte della predicazione. Ha inoltre saputo instaurare rapporti autentici con le persone, inclusi i suoi collaboratori, e mantenere un dialogo attento e profondo con i sacerdoti della sua diocesi.
«Ho pensato di chiedere un’udienza a Papa Leone XIV per sottoporgli alcune mie riflessioni preliminari» ha spiegato Delpini ai suoi presbiteri. «In sostanza ho esposto al Papa le buone ragioni che consigliano di provvedere alla mia sostituzione durante questa estate 2026. Il Papa ha ascoltato con attenzione e benevolenza queste mie riflessioni e ha concluso esprimendo l’orientamento a non accettare subito le mie dimissioni». La decisione del Pontefice, che ha manifestato apprezzamento per l'operato dell'Arcivescovo, sposta dunque in avanti l'orizzonte del mandato. «Devo quindi prevedere che continuerò a esercitare il mio ministero di Arcivescovo di Milano per qualche tempo» ha proseguito Delpini, non senza la sua consueta franchezza. «Per quanto io sia piuttosto fanatico delle scadenze e abbia esposto le buone ragioni per essere rapidamente sostituito, accetto volentieri l’indicazione ufficiosa. Pertanto ho deciso in cuor mio di programmare l’anno pastorale 2026/27 come un anno ordinario di ministero a Milano». L'Arcivescovo ha concluso con parole di gratitudine verso il clero: «Resto volentieri perché mi sento onorato e grato per quello che sto vivendo in questa diocesi e tra voi, preti e diaconi, esemplari nella dedizione, capaci di servire veramente le comunità».

Mario Delpini: un pastore secondo il cuore di Dio
Nato a Gallarate il 29 luglio 1951, Mario Enrico Delpini rappresenta una figura profondamente radicata nel tessuto lombardo. Ordinato sacerdote nel 1975 dal Cardinale Giovanni Colombo, ha attraversato diverse stagioni della Chiesa ambrosiana, ricoprendo ruoli chiave come Vescovo ausiliare (dal 2007) e Vicario generale (dal 2012), fino alla nomina ad Arcivescovo metropolita nel luglio 2017. Il suo episcopato si è distinto per uno stile sobrio, diretto e vicino ai suoi preti e alla gente, tratti che emergono anche nella sua predicazione.
La complessità della Diocesi Ambrosiana
La richiesta del Papa di proseguire nel suo mandato sottolinea la delicatezza del governo di una realtà complessa come l'Arcidiocesi di Milano. La Chiesa ambrosiana rappresenta un unicum nel panorama ecclesiastico mondiale. La sua vastità è imponente: il territorio si estende su gran parte della città metropolitana di Milano, le province di Monza e Brianza, Varese, Lecco e porzioni di quelle di Como, Pavia e Bergamo. Una macchina organizzativa che conta 1.107 parrocchie e oltre 2.300 presbiteri, chiamati a servire milioni di fedeli. Ma l'unicità di Milano non è solo numerica. È una delle poche diocesi occidentali a conservare un proprio rito liturgico, il Rito Ambrosiano, che differisce da quello romano per calendario, testi e persino per il sistema di suono delle campane. Guidare questa "metropoli dello spirito", che ha visto sulla sua cattedra figure come San Carlo Borromeo e il Beato Ildefonso Schuster, richiede una conoscenza profonda delle sue peculiarità storiche e sociali.
Un riconoscimento importante
Negli ultimi anni, l’Arcivescovo Mario ha vissuto in prima persona le dinamiche che hanno contraddistinto il pontificato di Francesco. Pur non essendo mai stato un uomo alla ricerca di cariche o onori, le interpretazioni date ad alcune sue battute hanno spesso travisato il loro reale significato, lontano da qualsiasi rivendicazione o desiderio di ottenere la beretta cardinalizia. È comunque sorprendente che Monsignor Delpini non sia stato creato cardinale da Papa Francesco, probabilmente perché ha sempre preferito mantenere la sua indipendenza, evitando di cercare favori o compiacere alcuno. Il sistema, infatti, negli anni scorsi era divenuto questo: se accedevi a Santa Marta e baciavi la pantofola allora ottenevi tutto, altrimenti niente. Al contrario, Delpini si è sempre distinto per la sua schiettezza e franchezza, qualità che ne hanno fatto una figura autentica e autorevole. E quando Papa Francesco lo definiva “il pepe” della Conferenza Episcopale, aveva pienamente ragione: nella Conferenza Episcopale Lombarda non c’è figura che possa eguagliare la sua straordinaria capacità oratoria, la sua profonda cultura e il suo talento nel confronto e nell’ascolto. Un tale riconoscimento, peraltro, non avrebbe rappresentato solo un giusto tributo a un vescovo di grande valore, ma avrebbe anche offerto alla Chiesa l’opportunità di includere nel Sacro Collegio la specificità unica della realtà Ambrosiana, con la sua ricca tradizione e il suo peculiare contributo alla vita ecclesiale.

Tentativi di colpire che sono meriti
Anche nella gestione dell’Arcidiocesi non sono mancati gruppi organizzati che hanno tentato di screditare l’Arcivescovo, semplicemente perché non ha assecondato le loro richieste. Basti pensare a quei ragazzetti irrisolti che, inspiegabilmente, continuano a frequentare le parrocchie indossando talari di vario tipo recuperate da chissà quali armadi, diffamando il vescovo con i medesimi schemi utilizzati a Cassino e a Roma.
Gli stessi individui, legati a determinati ambienti noti come contro altari di Porta Venezia, hanno alimentato i loro amici “giornalai” per scrivere articoli al vetriolo su Il Fatto Quotidiano, nei quali criticavano l’Arcivescovo e attribuivano a lui responsabilità che non aveva affatto. Si tratta sempre di quei giornalai che con le loro mani tracagnotte amano prendere sottobraccio l’uno o l’altro cardinale attorno al Vaticano e sono ben noti per i loro tentativi di adescare sacerdoti con l’obiettivo di ricattarli. Purtroppo, figure problematiche di questo genere non sono mancate e, anzi, continuano a trovare ospitalità nelle case canoniche grazie ai monsignori silurati dalla Santa Sede che però oggi giocano a fare i “finti vescovi” nella Conferenza Episcopale. Questo fenomeno rivela molto su tali individui: giovani irrisolti, allontanati dai seminari e incapaci di trovare un proprio posto nella società, che finiscono per aggirarsi come avvoltoi attorno a sacerdoti e diocesi. Tentano di accreditarsi millantando titoli, pubblicando “articoli scientifici” pieni di errori e vantando conoscenze inesistenti, mentre collezionano fotografie con papi e vescovi nel tentativo di legittimare la propria immagine.
Considerando che questi sono più riconoscimenti per un vescovo che motivi di preoccupazione, ciò su cui l’Arcidiocesi Ambrosiana può concentrarsi oggi è il futuro, che vedrà ancora l’Arcivescovo Mario tra noi, pronto a guidare e pianificare anche l’anno pastorale 2026/27. Un vero dono che Papa Leone XIV ha fatto a questa Chiesa particolare, e per il quale siamo profondamente grati.
d.L.V.
Silere non possum