Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo

S.E.R. Mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, ha partecipato di recente a una manifestazione per la pace a Bari. Nel suo intervento ha espresso con chiarezza posizioni che riecheggiano le parole pronunciate più volte da Papa Francesco. L’Arcivescovo ha esordito affermando: «Dal 1947, la Striscia di Gaza e la Palestina sono un campo di concentramento a cielo aperto e, dal 7 ottobre 2023, si sono trasformate in un campo di sterminio nel silenzio del mondo e dell’Europa». Ha poi aggiunto: «Ciò che mi colpisce profondamente è che dietro questo campo di concentramento vi sia proprio quel popolo che, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, ha subito sulla propria pelle l’orrore di simili atrocità». Riferendosi all’operato di Israele nei confronti della Palestina, ha parlato di una «autentica strage a livello mondiale».

«Dopo l’ultimo atto del Parlamento Europeo mi vergogno di essere europeo»,
ha denunciato Mons. Moscone.

Tuttavia, oggi qualsiasi discorso che si discosti dalla narrazione dominante rischia di essere bollato come “incitamento all’odio” (hate speech), anche quando si tratta di una legittima critica politica o storica, anche quando si affermano fatti veri. Ciò rende sempre più difficile affrontare tematiche delicate senza il timore di censure o ripercussioni. Non sorprende, dunque, che a poche ore dalla diffusione del video dell’Arcivescovo, sia intervenuto l’Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman, il quale ha dichiarato: «Il vescovo di Manfredonia, Italia, Franco Moscone, ha sminuito l’Olocausto e ha usato parole che fomentano antisemitismo e odio mentre affrontava la questione di Gaza. Tale retorica, moralmente corrotta e fattualmente scorretta, dovrebbe essere pubblicamente denunciata da tutti». Del resto, anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, si era scagliato contro il Papa attribuendogli parole mai pronunciate e fatti mai commessi. Queste persone vogliono giustificare le loro azioni di morte e si lamentano se qualcuno gli dice che non va bene. 

Si tratta di accuse pesanti, che rivelano una visione della realtà secondo cui alcuni possono parlare mentre altri devono tacere. Ogni critica a Israele, indipendentemente dal suo contenuto, viene immediatamente etichettata come antisemitismo, impedendo così qualsiasi dibattito. È come se si sostenesse che ogni azione di un cristiano debba essere automaticamente accettata, altrimenti si tratterebbe di cristianofobia. Un paragone che dimostra l’assurdità di certe dinamiche. Non si comprende il nesso tra le dichiarazioni di Mons. Moscone e l’accusa di antisemitismo, ma appare evidente che Sideman e chi lo sostiene conoscano molto bene questo meccanismo: etichettare, screditare e mettere a tacere chiunque osi esprimere una verità scomoda. Ci auguriamo che la Terza Loggia faccia sentire la propria voce e invii all’Ambasciatore un messaggio di protesta chiaro e deciso, ribadendo che un Arcivescovo non può essere insultato impunemente. In caso contrario, sarebbe opportuno riconsiderare il suo accreditamento presso la Santa Sede.