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«Per coltivare la vigna non basta averla coltivata l’anno scorso» La proposta pastorale dell'Arcivescovo Mario Delpini
Chiesa cattolica04 luglio 2025

«Per coltivare la vigna non basta averla coltivata l’anno scorso» La proposta pastorale dell'Arcivescovo Mario Delpini

La proposta pastorale dell'Arcivescovo Mario Enrico Delpini

Milano È stata pubblicata la proposta pastorale della arcidiocesi ambrosiana per l’anno 2025-2026. Il documento, articolato e ricco, si presenta come il tentativo di raccogliere e tradurre a livello locale gli orientamenti del Documento finale del Sinodo 2023-2024, approvato da Papa Francesco lo scorso ottobre e promulgato ufficialmente il 24 novembre 2024. Al cuore della proposta c’è un concetto che da anni accompagna, talvolta ossessivamente, il dibattito ecclesiale: la sinodalità. Non più solo parola chiave dei lavori sinodali, la sinodalità viene ora rilanciata come stile, metodo e contenuto stesso della vita ecclesiale, in un’ottica che mira a trasformare il volto delle comunità cristiane, dei ministeri, della missione e delle strutture.

Cristiani originali, non fotocopie

Il testo si apre con una riflessione teologica e pastorale sull’originalità del cristiano: discepoli di Gesù, chiamati ad abitare il mondo come tutti, ma con uno stile che sorprende per gratuità, ascolto, servizio. Un cristiano, si legge, è “come tutti”, ma vive ogni dimensione – potere, relazioni, organizzazione – alla maniera del Vangelo. Una premessa che pone le basi per ciò che seguirà: il riconoscimento che, per vivere questa originalità evangelica, è necessario ripensare profondamente il modo in cui la Chiesa prende decisioni, forma i suoi ministri, annuncia la Parola, celebra i sacramenti.

La sinodalità: promessa o parola logora?

Il documento non nasconde che la parola “sinodalità” sia ormai inflazionata: evocata da molti “a proposito e a sproposito”, ha corso il rischio di diventare un’etichetta retorica. Eppure, afferma con decisione il testo, non ci sono ragioni evangeliche per rinunciarvi. La sinodalità, si chiarisce, non è una democrazia ecclesiale né un monarchismo aggiornato, ma l’esperienza di un popolo in cammino, che ascolta lo Spirito e si lascia plasmare nella comunione.

Le citazioni di Papa Leone XIV si inseriscono in questa cornice: sinodalità come via dell’unità, come possibilità di un discernimento comune anche nel dialogo ecumenico, come stile che riguarda tutti e non solo “gli addetti ai lavori”.

Dalla teoria alla vita concreta

Dopo un inizio teologico e spirituale, la proposta pastorale entra nel vivo: quali conversioni sono necessarie? Quali cammini vanno avviati per uscire dall’autoreferenzialità ecclesiale? Il testo affronta con coraggio – e con una certa franchezza – alcuni snodi critici: la perdita del senso missionario, la noia e l’abitudine che hanno svuotato la celebrazione eucaristica, l’irrilevanza sociale della fede, ormai percepita come esperienza privata e facoltativa, la solitudine dei preti oberati di compiti, lasciati senza un vero presbiterio e la scarsa partecipazione dei laici, spesso bloccati da strutture rigide o linguaggi incomprensibili.

Per reagire a tutto ciò, si propone un rinnovamento spirituale e pratico: rilanciare il battesimo come fondamento della corresponsabilità, tornare a curare la celebrazione dell’Eucaristia come fonte della vita comunitaria, promuovere l’ascolto reciproco e il discernimento ecclesiale, riscoprire i ministeri istituiti (lettore, accolito, catechista) come espressione di partecipazione e servizio, formare clero e laici a uno stile sinodale, fatto di carità fraterna, rispetto, verità.

Intermezzi narrativi e sogni pastorali

Non mancano, in tono originale, alcuni intermezzi narrativi: il Piccolo Principe in viaggio tra pianeti smarriti, la gente della piazza che non si sente coinvolta nella vigna del Signore, e un dialogo immaginario tra don Camillo e il Crocifisso. Sono spunti poetici e provocatori che raccontano, con dolce ironia, le resistenze, le pigrizie, le buone intenzioni non messe in pratica.

Dalla sinodalità alle scelte

Nella parte conclusiva, il documento diventa concreto: l'arcidiocesi si impegna a formare, strutturare, accompagnare la ricezione della sinodalità nei decanati, nei consigli pastorali, nella vita della Curia e dei territori. Si parla di laboratori, incontri formativi, strumenti di autoformazione, sinergie tra pastorale e carità, coordinamenti intersettoriali.

L’obiettivo? Non solo ascoltare, ma discernere e decidere insieme, nella consapevolezza che solo uno stile comunitario può rendere la Chiesa credibile e missionaria nel nostro tempo.

Una scommessa impegnativa

La proposta pastorale della Chiesa ambrosiana per il 2025-2026 è, in definitiva, una scommessa: quella di credere che la sinodalità non sia solo un concetto da convegni, ma una conversione necessaria per ogni battezzato. Il rischio è che tutto si riduca a parole ben confezionate, schede operative e buone intenzioni. Ma la sfida, più profonda, è spirituale ed ecclesiale: si tratta di ripartire da Cristo, camminando insieme, lasciandosi plasmare dallo Spirito, senza nostalgia del passato né paure sul futuro. Perché, come dice il documento, “la sinodalità è il nome ecclesiale dell’essere insieme”. E in un tempo di frammentazione e solitudini, può essere davvero una profezia da non archiviare troppo in fretta.

d.L.V.
Silere non possum

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