Città del Vaticano – Gabriele Giordano Caccia è stato nominato oggi nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. La scelta si inserisce in un quadro diplomatico di particolare rilievo e porta la firma del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, legato da tempo al presule da un rapporto di stima e amicizia. Non essendo riuscito a riportare l’arcivescovo in Segreteria di Stato, ha fatto di tutto negli scorsi mesi per fargli ottenere una destinazione di massimo peso, affidandogli una delle nunziature più importanti dell’intera rete diplomatica della Santa Sede.
Nel contesto attuale, la decisione di inviare un diplomatico italiano negli Stati Uniti per rappresentare il Papa merita particolare attenzione, sia sul piano ecclesiale sia su quello politico. Si tratta, peraltro, di una nomina accolta favorevolmente dall’episcopato americano e accompagnata senza difficoltà dal necessario gradimento da parte delle autorità statunitensi.
Chi è l’arcivescovo Caccia?
Non va trascurato un elemento che aiuta a comprendere il profilo del nuovo nunzio: la sua formazione maturata nell’ambiente di Villa Nazareth, segnato dalla figura del cardinale Achille Silvestrini, di cui riflette chiaramente l’impostazione ecclesiale e diplomatica. Arcivescovo titolare di Sepino, il presule italiano lascia oggi l’incarico che ricopriva dal 2019 come Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York per assumere una delle sedi più rilevanti dell’intera diplomazia pontificia.
Nato a Milano il 24 febbraio 1958, Caccia è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1983 dal cardinale Carlo Maria Martini. La sua nomina ad arcivescovo risale al 16 luglio 2009, voluta da Benedetto XVI, che lo ha poi consacrato vescovo il 12 settembre 2009. Prima della sua missione a New York, Caccia è stato assessore per gli affari generali della Segreteria di Stato dal 2002 al 2009, quando Pietro Parolin era Sottosegretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Successivamente è stato inviato come nunzio apostolico in Libano dal 2009 al 2017, quindi nelle Filippine dal 2017 al 2019, fino al trasferimento alla rappresentanza vaticana presso le Nazioni Unite.

Le mosse del silenzioso Segretario di Stato
La nomina a Washington era ormai divenuta di dominio pubblico da quando era stata trasmessa la richiesta di gradimento, ma Pietro Parolin aveva iniziato a studiare la mossa già da giugno. In questo quadro si colloca anche quanto Silere non possum aveva evidenziato in un recente articolo sul Dicastero per la Comunicazione: Andrea Tornielli, su impulso di Parolin, aveva dato spazio su Vatican News a diversi interventi di Caccia. L’operazione rispondeva a una logica precisa: riportare il presule al centro dell’attenzione e accompagnare la preparazione del terreno per la sua destinazione. Questa nomina, però, colloca ora Caccia in una sede di primissimo rilievo sul piano ecclesiale e diplomatico. Gli Stati Uniti, infatti, restano un passaggio decisivo sia per la vita della Chiesa sia per gli equilibri internazionali. In questo quadro, la scelta di un diplomatico formatosi a Villa Nazareth appare tutt’altro che casuale: è una decisione ponderata, seguita con particolare attenzione da Pietro Parolin, che, anche alla luce degli sviluppi successivi al Conclave, non ha potuto portare Caccia in Segreteria di Stato nel ruolo che avrebbe voluto affidargli. Washington diventa così una destinazione di grande peso, pensata per valorizzarne il profilo in uno dei dossier più delicati della diplomazia pontificia.
d.E.P.
Silere non possum