Negli ultimi tempi, in occasione della presa di possesso canonico di una diocesi, è diventato sempre più frequente vedere il Nunzio apostolico presiedere la celebrazione eucaristica di insediamento del nuovo vescovo. Accade soprattutto in quei Paesi nei quali il rappresentante pontificio ama particolarmente mettersi in mostra, ma la consuetudine si è ormai diffusa quasi per inerzia, favorita probabilmente da una concezione distorta del rispetto nei confronti delle personalità ecclesiastiche che giungono in diocesi.
Questa dinamica è favorita da un altro fenomeno tutt’altro che marginale: la nomina a cerimonieri episcopali di soggetti problematici, sacerdoti che hanno già creato diversi problemi nella vita diocesana e che sembrano coltivare un unico interesse, quello per pizzi, merletti, trine e fiori. I vescovi, anziché intervenire seriamente sulla loro formazione umana e spirituale, preferiscono accontentarli e affidar loro l’incarico di cerimoniere, scegliendo così il modo più efficace per alimentare divisioni all’interno della diocesi.
Quando si mette a fare il cerimoniere il prete chiacchierone, invadente e magari anche particolarmente avvezzo a mangiare in abbondanza, non si snatura soltanto un compito che dovrebbe essere riservato a chi, sul presbiterio, sa scomparire anziché ingombrare. Si finisce anche per creare fratture nel clero, i cui membri tenderanno a partecipare il meno possibile alle celebrazioni liturgiche pur di non avere a che fare con personaggi problematici, interessati esclusivamente a pizzi, trine, merletti e composizioni floreali.
Vale però la pena chiedersi se questa prassi trovi davvero fondamento nelle norme liturgiche e canoniche, oppure se costituisca una forzatura capace di offuscare un principio teologico di prim'ordine.



