Malabo - Dopo l'incontro con la società civile, nel pomeriggio di oggi Papa Leone XIV ha raggiunto il Campus Universitario "León XIV" dell'Università Nazionale della Guinea Equatoriale per l'atteso incontro con il mondo della cultura. Erano da poco trascorse le 15.50 quando il Santo Padre è giunto alla nuova sede accademica, accolto dal Rettore dell'Università, Filiberto Ntutumu Nguema Nchama, e dall'Arcivescovo di Malabo, S.E.R. Mons. Juan Nsue Edjang Mayé. Attraversato il cortile antistante il campus, il Pontefice si è soffermato dinanzi al busto a lui dedicato, svelato alla presenza dei due Rettori delle Università di Malabo, del Ministro dell'Educazione e del Presidente della CICTE. Al seguito del corteo, Leone XIV ha raggiunto il palco allestito all'esterno della struttura, dove alle 16:15 circa ha preso avvio la cerimonia.

Dopo le parole di benvenuto del Magnifico Rettore, si sono susseguite le testimonianze di uno studente, di un docente e di un rappresentante del mondo accademico, intervallate da intermezzi musicali. Quindi il Santo Padre ha pronunciato il suo discorso.

«Un gesto di fiducia nell'essere umano»

Papa Leone XIV ha aperto il suo intervento ringraziando per l'invito e per l'onore di vedere la nuova sede intitolata al suo nome, precisando subito che «un tale onore va oltre la persona e rimanda piuttosto ai valori che insieme desideriamo trasmettere».

L'inaugurazione di una sede universitaria, ha osservato il Pontefice, «è più di un atto amministrativo e trascende anche il semplice ampliamento delle infrastrutture e degli spazi destinati allo studio». È, in primo luogo, «un gesto di fiducia nell'essere umano: un'affermazione del fatto che vale la pena continuare a scommettere sulla formazione delle nuove generazioni». Un compito, ha aggiunto, «tanto esigente quanto nobile», che consiste nel «cercare la verità e mettere la conoscenza al servizio del bene comune». Oggi, ha proseguito il Papa, «si apre anche uno spazio per la speranza, per l'incontro e per il progresso», poiché «ogni autentica opera educativa è chiamata a crescere non solo come struttura, ma come organismo vivente».

La ceiba, parabola della missione universitaria

Il cuore del discorso ha preso le mosse da un'immagine tanto eloquente quanto radicata nella cultura equatoguineana: la ceiba, albero nazionale. «Un albero mette radici profonde, si erge con pazienza e forza verso l'alto e racchiude in sé una fecondità che non esiste per sé stessa», ha spiegato Leone XIV, offrendo questa figura come «parabola di ciò che un'istituzione universitaria è chiamata ad essere».

Solo un ateneo «ben radicato nella serietà dello studio, nella memoria viva di un popolo e nella ricerca perseverante della verità» potrà crescere saldo ed elevarsi «senza perdere il contatto con la realtà storica in cui è situato». A questa condizione, ha precisato, si potrà offrire alle nuove generazioni non soltanto «gli strumenti per la riuscita professionale», ma anche «ragioni per vivere, criteri per discernere e motivi per servire».

Dal giardino dell'Eden al legno della Croce

Il Pontefice ha quindi intrecciato il simbolismo dell'albero con due fondamentali riferimenti biblici. Nel giardino della Genesi, accanto all'albero della vita, si erge quello della conoscenza del bene e del male. «Non si tratta di una condanna della conoscenza in quanto tale, come se la fede temesse l'intelligenza o guardasse con sospetto al desiderio di sapere», ha chiarito il Santo Padre.

Il problema, ha spiegato, sta piuttosto nella deviazione di un sapere che cessa «di essere apertura» e «diventa possesso»: un'intelligenza che «non cerca più di corrispondere alla realtà», ma pretende di «piegarla alle proprie misure», trasformandosi così «in orgogliosa affermazione di autosufficienza, aprendo la strada a smarrimenti che possono arrivare a diventare disumani». A quell'albero, ha proseguito il Papa, la tradizione cristiana ne contrappone un altro: quello della Croce, «non come negazione dell'intelligenza umana, ma come segno della sua redenzione». Sulla Croce, ha detto, «si rivela una verità che, lungi dall'imporre il proprio dominio, si offre per amore», insegnando all'uomo che essa «non si fabbrica, non si manipola né si possiede come un trofeo, ma si accoglie, si cerca con umiltà e si serve con responsabilità».

Fede e ragione in profonda armonia

Leone XIV ha ribadito che, in prospettiva cristiana, Cristo «non appare come una via d'uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede iniziasse dove la ragione si ferma». Al contrario, ha scandito, «in Lui si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà». La fede, lungi dal chiudere la ricerca, «la purifica dall'autosufficienza e la apre a una pienezza verso la quale la ragione tende, anche se non può abbracciarla completamente». Così, ha aggiunto il Papa, «l'albero della Croce riporta l'amore per la conoscenza al suo alveo originario» e insegna che «conoscere significa aprirsi alla realtà, accoglierne il senso e custodirne il mistero».

«Dai frutti si riconosce l'albero»

Richiamando il Vangelo di Matteo, il Pontefice ha ricordato che «dai frutti si riconosce l'albero». Allo stesso modo, ha osservato, «un'università si misura dalla qualità degli studenti che offre alla vita della comunità, più che dal numero dei laureati o dall'estensione delle sue infrastrutture». È questo - ha affermato - «il sincero desiderio che la Chiesa cattolica esprime nel suo impegno plurisecolare nell'ambito dell'educazione»: formare professionisti validi «grazie alla conoscenza e alla tecnica», ma soprattutto «frutti maturi per un'autentica fecondità, capaci di andare al di là della mera apparenza del successo». La ceiba della Guinea Equatoriale, ha auspicato Leone XIV, è chiamata qui a dare «frutti di progresso solidale, di una conoscenza che nobiliti e sviluppi l'essere umano in modo integrale», «frutti di intelligenza e rettitudine, di competenza e saggezza, di eccellenza e servizio».

Prima del congedo, il Santo Padre ha affidato autorità, docenti, studenti, personale e loro famiglie alla «materna protezione di Maria Santissima, Sede della Sapienza», invocando su tutti l'abbondanza delle benedizioni divine, affinché i frutti di questa nuova sede siano «abbondanti» ma anche «molto buoni». Al termine, dopo la benedizione e lo scoprimento della targa inaugurale, il Rettore ha accompagnato il Pontefice per una breve visita del salone principale del campus.

Verso l'Ospedale Psichiatrico «Jean-Pierre Olie»

Concluso l'incontro con il mondo della cultura, il Santo Padre si è trasferito in auto all'Ospedale psichiatrico «Jean-Pierre Olie», dove lo attendevano operatori e assistiti della struttura.

d.T.B.
Silere non possum

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