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Pavia, Sanguineti firma la lettera pastorale: la diocesi riparte dalla trasmissione della fede
Chiesa cattolica25 luglio 2026

Pavia, Sanguineti firma la lettera pastorale: la diocesi riparte dalla trasmissione della fede

Il documento di monsignor Corrado Sanguineti per l’anno pastorale 2026-27 consegna alle comunità il magistero lasciato da Leone XIV nella visita del 20 giugno e sceglie, fra le quattro piste indicate dalla Conferenza episcopale italiana, quella dell’iniziazione cristiana

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Pavia - Monsignor Corrado Sanguineti ha firmato il 22 luglio, memoria liturgica di santa Maria Maddalena, la lettera pastorale che guiderà la Chiesa di Pavia lungo l’anno 2026-27. Il documento reca il titolo «Il centro è Cristo» e il sottotitolo «Una comunità cristiana centrata sull’essenziale»: un’espressione, la prima, che il vescovo preleva testualmente dall’omelia pronunciata da Leone XIV nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro il 20 giugno scorso, durante la visita del pontefice alla città lombarda.

Un libretto più che una lettera

Sanguineti dichiara apertamente la ragione della foliazione contenuta rispetto ai suoi documenti precedenti: lo scritto nasce con una funzione di accompagnamento, quella di consegnare alla diocesi le parole lasciate dal papa durante la visita di giugno. Il volume, edito come supplemento al periodico «Vita Diocesana di Pavia», riproduce infatti in appendice l’intero magistero pontificio di quella giornata: il saluto ai collaboratori nel chiostro agostiniano, l’omelia della celebrazione della Parola con la venerazione delle reliquie di sant’Agostino, i saluti rivolti alle persone fragili e ai ragazzi del Grest insieme alla comunità latinoamericana, e il discorso alla cittadinanza in piazza Vittoria. La copertina ritrae il vescovo mentre dona a Leone XIV un crocifisso di padre Costantino Ruggeri.

Le quattro piste dei vescovi italiani

La lettera si innesta esplicitamente sul percorso della Chiesa italiana. Sanguineti richiama il documento approvato dall’episcopato lo scorso 27 maggio, «Radicati e costruiti in Cristo», che traduce in orientamenti operativi per il quadriennio 2026-2030 il documento di sintesi «Lievito di pace e di speranza» licenziato dalla terza assemblea sinodale nazionale il 25 ottobre 2025.

Le direttrici sono quattro. La prima riguarda il ritorno al centro del dono della fede, vissuta, trasmessa e celebrata, con il conseguente ripensamento dell’iniziazione cristiana. La seconda punta sulla vita comunitaria e comprende la riorganizzazione della presenza ecclesiale sul territorio, processo già avviato a Pavia con la costituzione di nuove unità e zone pastorali in città e in provincia. La terza sollecita quella che i vescovi chiamano corresponsabilità differenziata: valorizzazione degli organismi di partecipazione, a cominciare dai consigli pastorali, e promozione dei ministeri battesimali di lettore, accolito e catechista. La quarta, la più scivolosa, chiede di verificare l’adeguatezza delle strutture, attraverso una mappatura degli immobili diocesani e parrocchiali che distingua quelli in uso da quelli abbandonati o sottoutilizzati, in vista di nuove destinazioni e, in taluni casi, di cessioni o dismissioni.

La scelta di quest’anno: generare alla fede

Dopo essersi confrontato con i responsabili dei servizi pastorali, con il consiglio pastorale diocesano e con i propri collaboratori, Sanguineti indica come compito dell’anno la trasmissione e la generazione della fede, rimandando implicitamente agli esercizi successivi il capitolo più oneroso, quello patrimoniale.

Il cantiere ha contorni già definiti. L’équipe del servizio diocesano per la catechesi, sotto la guida di don Francesco Vanotti, responsabile regionale della commissione per la liturgia e la catechesi, ha elaborato nell’ultimo biennio una bozza di orientamenti articolata in quattro parti: la visione di fondo, i criteri, e a seguire una proposta di prassi e di sperimentazione. Nel corso del 2026-27 i membri dell’équipe presenteranno quel materiale in incontri di zona, secondo un metodo già sperimentato con i «Cantieri di Betania» del cammino sinodale, raccogliendo osservazioni e integrazioni. Il testo definitivo è atteso per l’anno 2027-28, quando prenderà avvio l’attuazione progressiva della nuova impostazione.

Accanto a questo lavoro, il vescovo intende estendere un’esperienza già in atto, quella dei «gruppi del Vangelo» che si riuniscono nelle abitazioni con l’accompagnamento di un sacerdote, di un diacono o di un laico e con il sussidio predisposto dal servizio diocesano dell’apostolato biblico. Il testo scelto per quest’anno è la prima lettera di Giovanni.

A sostegno della scelta Sanguineti cita il discorso rivolto da Leone XIV all’ottantaduesima assemblea generale della Cei, il 28 maggio scorso, nel quale il pontefice ha chiesto che l’iniziazione cristiana smetta di essere concepita come semplice preparazione ai sacramenti e torni a essere, secondo la sua espressione, il «grembo» in cui la comunità genera alla fede. Il vescovo insiste su un punto di metodo: il percorso non riguarda soltanto i catechisti incaricati dei bambini, ma chiama in causa l’intera comunità, compresi i catecumeni adulti, italiani e stranieri, che si affacciano alle parrocchie.

Il retroterra: la giornata del 20 giugno

Buona parte della lettera è dedicata alla rilettura di quella visita, la prima di Leone XIV a Pavia, dove il pontefice agostiniano si è fermato davanti alle reliquie del santo di Ippona. Sanguineti sottolinea due gesti in particolare: la sosta iniziale al Cnao, il centro nazionale di adroterapia oncologica, dove il papa si è chinato ad ascoltare i bambini e i ragazzi in cura insieme ai loro familiari, e la benedizione della «culla per la vita» che nei prossimi mesi sarà installata presso la parrocchia di Sant’Alessandro Sauli, per iniziativa del Centro aiuto alla vita e del Movimento per la vita e grazie all’offerta di una coppia di sposi.

Dal discorso in piazza Vittoria il vescovo trae inoltre l’invito a una cura condivisa della città e il richiamo alla vocazione universitaria di Pavia. Il papa vi aveva parlato del rapporto fra sapere e cura, indicando in sant’Agostino il testimone di un’inquietudine feconda e della reciproca appartenenza fra fede e ragione; da qui la sollecitazione, ripresa nella lettera, a coltivare la pastorale universitaria e il dialogo con il mondo della cultura.

In conclusione il presule riprende l’esortazione pontificia al «coraggio dell’essenziale»: comunità meno preoccupate di conservare e più libere di annunciare, parrocchie ospitali, organismi di partecipazione vivi, giovani ascoltati senza che le loro domande vengano addomesticate.

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Documento allegato
Lettera Pastorale 2026/2027
S.E.R. Mons. Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia
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