Città del Vaticano - Due diocesi italiane hanno sospeso, nel giro di poche ore, le esequie religiose di due defunti risultati affiliati alla massoneria, applicando la stessa norma del Codice di Diritto Canonico e richiamando esplicitamente l'una la decisione dell'altra. È accaduto a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo, e nella Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, nella parrocchiale di San Marco Evangelista a Camporosso.
Le due vicende, verificatesi a breve distanza l’una dall’altra, riportano al centro del dibattito pubblico una questione delicata ma tutt’altro che nuova: il dovere della Chiesa di negare le esequie ecclesiastiche ai peccatori pubblici nei casi previsti dalla disciplina canonica.
A Roma la vicenda riguarda Bruno Battisti D'Amario, chitarrista, compositore e didatta scomparso il 5 agosto scorso all'età di 88 anni. Fondatore della loggia romana “Giuseppe Leti” del Grande Oriente d'Italia e autore dell'inno ufficiale dell'Obbedienza, Battisti D'Amario aveva ricoperto per due mandati la presidenza del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Lazio. Nella vita pubblica era conosciuto soprattutto per la lunga collaborazione con Ennio Morricone, di cui eseguì la chitarra nelle colonne sonore di Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo e C'era una volta il West, oltre che per il lungo insegnamento al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Le esequie erano state fissate nella Chiesa degli Artisti, ma il cardinale vicario Baldassare Reina ha chiesto al rettore, S.E.R. Mons. Antonio Staglianò, di non procedere con la celebrazione, autorizzando soltanto una breve preghiera. L'appartenenza massonica del musicista è emersa a ridosso della cerimonia, dopo che la Segreteria di Stato aveva segnalato alla parrocchia un articolo diffuso dallo stesso Grande Oriente d'Italia.
A poche centinaia di chilometri di distanza, la Diocesi di Ventimiglia-Sanremo si è trovata davanti a una situazione sovrapponibile. Mario Tarducci, 73 anni, già maestro venerabile della loggia “Mimosa n. 985 all'Oriente di Bordighera”, avrebbe dovuto ricevere le esequie nella chiesa di San Marco Evangelista a Camporosso. Anche in questo caso la Curia ha appreso dell'affiliazione soltanto quando la cerimonia era già fissata, con margini di tempo troppo ristretti per un esame approfondito. Il vescovo Antonio Suetta, richiamando espressamente quanto deciso a Roma dal cardinale Reina, ha applicato il canone 1184 del Codice di Diritto Canonico, sospendendo la celebrazione in chiesa.
Cosa prevede il canone 1184
Il canone 1184 del Codice promulgato nel 1983 individua tre categorie di fedeli ai quali, se non hanno manifestato segni di pentimento prima della morte, vanno negate le esequie ecclesiastiche: gli apostati, gli eretici e gli scismatici notori; coloro che hanno scelto la cremazione per motivi contrari alla fede cristiana; infine, gli altri peccatori manifesti, la cui sepoltura religiosa non potrebbe avvenire senza pubblico scandalo dei fedeli. È su quest'ultima formula, volutamente ampia, che si sono fondate entrambe le decisioni di questi giorni. Il canone successivo, il 1185, estende il divieto anche alla messa esequiale, mentre il paragrafo 2 del 1184 impone che, nei casi dubbi, sia interpellato l'Ordinario del luogo, al cui giudizio la materia resta comunque affidata.
La parola massoneria non compare in queste righe. Il collegamento tra peccato manifesto e appartenenza a una loggia si fonda su un testo distinto dal Codice: la Dichiarazione sulla Massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicata il 26 novembre 1983 e firmata dall'allora prefetto Joseph Ratzinger, con l'approvazione di san Giovanni Paolo II. Il documento chiarisce che il giudizio della Chiesa verso le associazioni massoniche resta negativo, che i loro principi sono incompatibili con la dottrina cattolica e che i fedeli iscritti si trovano in stato di peccato grave, situazione che comporta l'esclusione dalla Comunione. Il Codice del 1917, va ricordato, comminava la scomunica automatica a chi entrava in una loggia. La revisione del 1983 ha tolto il riferimento esplicito, ma la Dichiarazione dell’ex Sant’Uffizio ha voluto scongiurare che da quel silenzio si deducesse un'apertura verso la massoneria.
La linea ribadita da Papa Francesco
Il pontificato di Francesco non ha modificato la sostanza della dottrina, ma l'ha confermata con un intervento specifico e relativamente recente. Il 13 novembre 2023 il Dicastero per la Dottrina della Fede, guidato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, ha risposto a una richiesta del vescovo filippino Julito Cortes, preoccupato per la diffusione dell'appartenenza massonica fra i fedeli della sua diocesi di Dumaguete. Il documento, approvato dal Papa, ha ribadito che l'iscrizione attiva a una loggia resta vietata per l'inconciliabilità fra dottrina cattolica e principi massonici, richiamando sia la Dichiarazione del 1983 sia le linee guida pubblicate dall'episcopato filippino nel 2003. Il Dicastero ha precisato che le medesime disposizioni valgono anche per il clero eventualmente iscritto e ha suggerito ai vescovi filippini una catechesi diffusa nelle parrocchie sulle ragioni dell'incompatibilità, oltre alla possibilità di un pronunciamento pubblico dell'episcopato.



