Ferrara - Monsignor Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, è intervenuto nel dibattito sull’immigrazione con un’intervista rilasciata al quotidiano italiano La Stampa, nella quale ha criticato duramente alcune delle soluzioni che stanno prendendo forma a livello italiano ed europeo. Al centro del colloquio ci sono soprattutto i cosiddetti return hub, i centri nei Paesi terzi nei quali trasferire le persone destinatarie di un provvedimento di rimpatrio.
Secondo Perego, si tratta di un meccanismo «complesso», costoso e incapace di affrontare concretamente il fenomeno migratorio. L’arcivescovo ha contestato in particolare l’ipotesi di trasferire persone in Stati come Ruanda o Uganda, con i quali non hanno alcun legame, sottolineando anche le incertezze relative alla tutela dei diritti umani. Il prelato ha quindi richiamato il tema della dignità della persona e ha criticato il progressivo irrigidimento delle politiche europee sull’immigrazione.
Nell’intervista il presule ha sostenuto inoltre che l’Italia non si trovi oggi di fronte a una vera emergenza migratoria. A suo giudizio, il problema è piuttosto la perdita di attrattività del Paese: i decreti flussi non starebbero producendo i risultati attesi, i lavoratori qualificati sceglierebbero altre destinazioni e, contemporaneamente, circa 150 mila persone lascerebbero ogni anno l’Italia. Perego ha giudicato positivamente anche la decisione spagnola di procedere alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di migranti.
Sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, Perego ha avvertito che i Paesi di frontiera continueranno a sostenere un peso particolarmente rilevante nei controlli e nelle procedure. Ha definito fallimentare il modello sperimentato dall’Italia in Albania e ha espresso il timore che la stessa sorte possa riguardare gli hub nei Paesi terzi. La critica più netta riguarda però l’impostazione complessiva delle politiche migratorie: secondo l’arcivescovo, le persone vengono ormai trattate come merci o «pacchi da inviare», mentre il diritto d’asilo viene progressivamente eroso in nome della difesa dei confini.



