Lussemburgo - “La libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è garantita. La legge determina le condizioni nelle quali si esercita questa libertà”. È questa la formula approvata dalla Chambre des Députés del Lussemburgo il 3 marzo 2026 nel primo voto costituzionale sulla proposta di revisione n. 8379. Il passaggio è politicamente rilevante, ma sul piano giuridico va precisato che la riforma non è ancora conclusa, perché una modifica della Costituzione lussemburghese richiede due voti successivi, separati da almeno tre mesi, entrambi con maggioranza dei due terzi.
Come nasce la proposta
L’iniziativa nasce dal deputato Marc Baum di déi Lénk, che deposita la proposta il 7 maggio 2024. Il testo originario era più ampio di quello arrivato oggi al primo voto: prevedeva infatti che “il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza così come il diritto alla contraccezione sono garantiti. La legge determina le condizioni nelle quali si esercita l’accesso libero ed effettivo a questi diritti”. La volontà è quella di blindare a livello costituzionale IVG e contraccezione. I promotori parlano di una “tendenza preoccupante a rimettere in discussione i diritti acquisiti delle donne”.
In Lussemburgo l’IVG è stata progressivamente sottratta al perimetro punitivo del diritto penale attraverso le riforme del 2012 e del 2014. Un progetto legislativo del 2025 ha previsto la soppressione del termine di riflessione di tre giorni tra la consultazione legale e l’intervento, rafforzando l’impostazione fondata sull’autodeterminazione. La proposta costituzionale, dunque, si colloca dentro un ordinamento che negli ultimi anni aveva già allargato questa possibilità per le donne, ma che il promotore ha ritenuto ancora esposto a future inversioni di rotta.
Nell’ottobre 2025, la Commission des Institutions ha adottato un emendamento che restringeva e riformulava il testo. Da quel momento il riferimento al “diritto” lascia il posto alla “libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza”; scompare il richiamo alla contraccezione; viene eliminata anche la formula sull’“accesso libero ed effettivo”. Nel commento ufficiale all’emendamento si legge: “Si propone di utilizzare il termine ‘libertà’ invece di ‘diritto’ per evitare ogni confusione con la categoria dei diritti fondamentali”. La stessa Camera ha spiegato pubblicamente che su questo punto si è trovato un compromesso politico, mentre per inserire anche la contraccezione in Costituzione non si è formato il consenso qualificato necessario.
Il Conseil d’État, con il parere complementare del 19 dicembre 2025, ha osservato che, una volta collocata nella sezione costituzionale dedicata alle libertà pubbliche, la qualificazione come “diritto” o come “libertà” “non comporta una portata giuridica diversa” sul piano costituzionale. In sostanza, il Consiglio di Stato ha ridimensionato il peso della disputa terminologica: in entrambi i casi si tratta di una libertà pubblica il cui esercizio può essere disciplinato dalla legge, purché nel rispetto dei principi di legalità e proporzionalità. Lo stesso parere registra invece, con maggiore freddezza, che la cancellazione del riferimento alla contraccezione non è accompagnata da una spiegazione sostanziale dei promotori.
Il rapporto della Commissione del 9 febbraio 2026 fissa l’approdo della riforma e ne chiarisce la collocazione costituzionale. Il nuovo inciso viene inserito nell’articolo 15, paragrafo 3, cioè nella disposizione che afferma che “le donne e gli uomini sono uguali in diritti e doveri” e che lo Stato deve promuovere l’eliminazione degli ostacoli all’uguaglianza. Nel medesimo rapporto si legge anche un’altra frase decisiva, spesso trascurata nel dibattito pubblico: “La presente proposta di revisione non richiede alcuna modifica della legislazione attuale in materia di interruzione volontaria di gravidanza”. Questo significa che la costituzionalizzazione, allo stato attuale, rafforza il livello della tutela e il suo valore simbolico e giuridico, ma non riscrive automaticamente la disciplina ordinaria già in vigore.
L’iter di approvazione della modifica
Il 3 marzo 2026 la Camera ha quindi approvato il primo voto costituzionale con 48 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astensioni. La stessa Chambre des Députés ricorda che, trattandosi di revisione costituzionale, servono ancora un secondo voto, a distanza di almeno tre mesi, e di nuovo una maggioranza qualificata dei due terzi, senza voto per procura. Se l’iter arriverà in fondo, si tratterà della prima modifica della Costituzione riveduta entrata in vigore il 1° luglio 2023. Il Lussemburgo potrebbe diventare il secondo Stato nel quale l’aborto entra in Costituzione.
Ad oggi, dunque, il punto d’arrivo è questo: il Lussemburgo ha compiuto un passo formale e politico molto pericoloso verso l’inserimento dell’IVG nella Costituzione, ma il testo uscito dal Parlamento è più ristretto della proposta iniziale, perché tutela la libertà di ricorrere all’aborto, rinvia alla legge per le condizioni di esercizio e lascia fuori la contraccezione. Per dire che la revisione è davvero compiuta manca ancora il passaggio decisivo del secondo voto costituzionale. La Chiesa Cattolica, a settembre dell'anno scorso, ha preso pubblicamente posizione contro questa iniziativa e ha ribadito che questo non è un diritto.
La voce della Chiesa Cattolica
Nel settembre 2025 la Chiesa cattolica in Lussemburgo è intervenuta pubblicamente contro il progetto di inserire l’aborto nella Costituzione come diritto fondamentale o libertà pubblica, ricordando che una simile scelta altererebbe l’impianto giuridico ed etico della tutela della vita. Nella sua presa di posizione ha richiamato l’inviolabilità della dignità umana affermata dall’articolo 12 della Costituzione, ritenendo che essa riguardi anche il nascituro, e ha avvertito che elevare l’interruzione volontaria di gravidanza a diritto costituzionale finirebbe per subordinare il diritto alla vita del bambino non ancora nato al principio di autodeterminazione della donna. Per questo la Chiesa ha chiesto di non trasformare l’aborto in una libertà costituzionalmente garantita e ha invitato piuttosto a rafforzare le condizioni sociali, economiche e culturali che aiutino le donne e le famiglie ad accogliere la vita.
P.G.
Silere non possum