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Il Regno Unito vuole cancellare una delle ultime discriminazioni anticattoliche nelle istituzioni
Attualità15 settembre 2026

Il Regno Unito vuole cancellare una delle ultime discriminazioni anticattoliche nelle istituzioni

Il primo disegno di legge del governo di Andy Burnham abolirebbe una norma che impedisce a un primo ministro cattolico di consigliare il sovrano sulle nomine dei vescovi della Chiesa d’Inghilterra. Il premier, cattolico praticante, oggi deve delegare questa funzione al Lord Cancelliere.

Londra – Per quasi due secoli il problema era rimasto soprattutto teorico. Dal momento che nessun cattolico aveva mai abitato a Downing Street da primo ministro, una delle restrizioni confessionali sopravvissute nell’ordinamento britannico poteva continuare a esistere senza produrre conseguenze particolarmente visibili. Con l’arrivo di Andy Burnham a Number 10 la questione è diventata concreta.

Il governo britannico presenterà come suo primo disegno di legge un provvedimento destinato a cancellare quella che lo stesso esecutivo definisce una disposizione «antiquata e arcaica» contro i cattolici. La norma impedisce infatti a un primo ministro cattolico di esercitare una delle funzioni che spettano al capo del governo nel particolare sistema di rapporti fra la Corona e la Chiesa d’Inghilterra: consigliare formalmente il sovrano sulle nomine ecclesiastiche.

Burnham è il primo cattolico a diventare primo ministro del Regno Unito. Proprio per questo, una volta entrato a Downing Street, ha dovuto affidare al Lord Cancelliere Alex Norris la propria responsabilità costituzionale nelle procedure che riguardano la nomina degli arcivescovi, dei vescovi e dei decani della Chiesa anglicana. È uno di quei casi nei quali la storia costituzionale britannica, costruita attraverso leggi, consuetudini e compromessi accumulati nei secoli, continua a produrre effetti molto concreti.

La restrizione risale all’assetto creato dopo l’emancipazione cattolica del 1829. Quella legislazione eliminò molte delle discriminazioni che per secoli avevano escluso i cattolici dalla vita pubblica britannica, consentendo loro, fra le altre cose, di sedere in Parlamento e di ricoprire numerosi incarichi pubblici. Alcune limitazioni rimasero. Fra queste, quella che impedisce a un cattolico di partecipare alla scelta delle persone destinate a ricoprire gli uffici ecclesiastici della Chiesa stabilita d’Inghilterra.

Il paradosso oggi è piuttosto evidente: Burnham può guidare il governo di Sua Maestà, decidere la politica economica e internazionale del Paese, nominare ministri e partecipare alle decisioni più delicate dello Stato, ma la sua appartenenza alla Chiesa cattolica gli impedisce di compiere personalmente un passaggio amministrativo nel procedimento di nomina di un vescovo anglicano.

La proposta annunciata dal governo si chiama Church Appointments (Repeal of Discriminatory Provision) Bill. Burnham aveva già anticipato la scorsa settimana di considerare quella disposizione discriminatoria e aveva promesso di eliminarla appena possibile. Il governo ritiene che il divieto appartenga a una stagione legislativa che il Regno Unito ha progressivamente abbandonato e che mantenerlo oggi non abbia più una giustificazione accettabile.

La modifica avrà probabilmente conseguenze pratiche limitate, anche perché il ruolo del primo ministro nelle nomine della Chiesa d’Inghilterra è cambiato negli ultimi anni.

Da più di un decennio è infatti la Chiesa stessa a individuare, attraverso le proprie procedure interne, il candidato preferito per una sede episcopale vacante. Il nome viene poi trasmesso al primo ministro, che lo presenta formalmente al sovrano. Il premier non svolge quindi più quel ruolo politico di selezione che in passato rendeva più comprensibile, almeno nella logica confessionale dell’epoca, la volontà di tenere un cattolico fuori dal procedimento.

La Chiesa d’Inghilterra ha fatto sapere di essere favorevole alla modifica. La sua permanenza ha ormai soprattutto un valore simbolico e costituzionale: continua a stabilire che l’appartenenza religiosa del primo ministro determina ciò che egli può o non può fare nell’esercizio di una funzione pubblica. Non tutte le restrizioni confessionali britanniche, però, spariranno con il nuovo provvedimento.

La posizione del sovrano rimane diversa. Il monarca britannico è anche Supremo Governatore della Chiesa d’Inghilterra e continua a essere sottoposto alle norme che regolano il carattere protestante della Corona. Il provvedimento voluto da Burnham interviene sulla posizione del capo del governo e sulle nomine ecclesiastiche, senza modificare questo assetto.

Burnham aveva affrontato personalmente la questione della propria fede già prima di entrare a Downing Street. Aveva informato i funzionari di Whitehall di professare la religione cattolica e di conoscere l’esistenza del divieto relativo alle nomine nella Chiesa d’Inghilterra. Da qui era stata predisposta la soluzione temporanea: trasferire quella funzione ad Alex Norris.

Il cattolicesimo del primo ministro, del resto, non è un elemento comparso improvvisamente con la sua elezione. Burnham ha parlato pubblicamente della propria fede, dell’influenza ricevuta dalla madre Eileen e del rapporto con la Chiesa. Durante la campagna elettorale aveva anche raccontato di essere tornato ai sacramenti dopo un periodo di distanza. I suoi quattro figli hanno frequentato scuole cattoliche nel collegio di Makerfield.

Per la comunità cattolica britannica la questione conserva un peso che va oltre la procedura con cui si nomina un vescovo anglicano. La storia dei cattolici nel Regno Unito è stata segnata per secoli da interdizioni, giuramenti religiosi, esclusioni dalle cariche pubbliche e limitazioni nei rapporti con la Corona. Molte di quelle norme sono scomparse lentamente, spesso molto tempo dopo che le ragioni politiche e confessionali che le avevano prodotte avevano cessato di avere un peso reale.

Quella che Burnham intende eliminare appartiene proprio a questa eredità. Il fatto che sia stato necessario attendere l'arrivo del primo cattolico a Downing Street perché il problema diventasse visibile dice anche quanto a lungo una discriminazione possa sopravvivere quando, per ragioni storiche, nessuno si trova nella condizione concreta di subirla.

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