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San Ponziano. Mons. Boccardo: «La comunità cristiana è pronta a condividere impegni comuni, per alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli»
Chiesa cattolica14 gennaio 2026

San Ponziano. Mons. Boccardo: «La comunità cristiana è pronta a condividere impegni comuni, per alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli»

La città di Spoleto ha ricordato san Ponziano con l'Arcivescovo Renato Boccardo

Spoleto – Memoria, silenzio, preghiera. Spoleto ha rinnovato questa mattina la propria devozione e il legame con san Ponziano, martire e patrono, dando avvio alle celebrazioni dal luogo che più di ogni altro ne conserva la memoria: il Ponte Sanguinario, dove la tradizione colloca il martirio del Santo nell’anno 175.

La mattinata ha avuto inizio con un momento di preghiera sobrio e raccolto, scandito dalla lettura della passione di san Ponziano e da alcuni intervalli di silenzio. A guidare la preghiera l’arcivescovo S.E.R. Mons. Renato Boccardo, insieme ai sacerdoti dello spoletino. Presenti anche le autorità civili e militari. All’ingresso del Ponte, l’associazione “G. Parenzi” ha collocato alcune immagini del Santo, offrendo ai partecipanti un segno visivo della devozione che accompagna da secoli la storia della città.

Alle 11.30, nella Basilica Cattedrale di Spoleto, l’Arcivescovo ha presieduto il solenne pontificale in onore del santo patrono. A concelebrare numerosi sacerdoti dell’arcidiocesi. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana. 

Nell’omelia l’arcivescovo ha intrecciato la storia di san Ponziano e le domande del presente, restituendo al martirio il suo significato autentico. Ponziano, giovane cristiano spoletino del II secolo, ucciso sul Ponte Sanguinario nel 175, non cercò la morte né la interpretò come liberazione: la accolse come conseguenza della fedeltà a Cristo, dopo aver rifiutato di rinnegare la propria identità davanti al potere imperiale. È questo, ha spiegato mons. Boccardo, il senso profondo del “morire per vincere”: non una vittoria sulla vita, ma sulla paura che la rende ricattabile. Da qui il confronto esplicito con una cultura contemporaneache, di fronte alla fragilità e al limite, tende a trasformare la morte in soluzione, rivendicata come diritto e autodeterminazione. Il martire cristiano, al contrario, testimonia che la vita conserva valore anche quando è ferita, che non appartiene all’uomo come un possesso ma gli è affidata come un dono da custodire. Per questo san Ponziano, spesso raffigurato con il vessillo del vincitore, continua a parlare alla città: la sua morte non esalta la sofferenza, ma afferma una libertà più grande, capace di attraversarla senza consegnare il senso dell’esistenza alla logica del potere, del calcolo o dell’onnipotenza. Una parola scomoda, allora come oggi, che spiega perché Spoleto lo abbia riconosciuto patrono e continui a tornare, ogni anno, a quel ponte dove la fede ha assunto il volto concreto della responsabilità e della speranza.

d.M.C.
Silere non possum




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