Il vescovo di Albano lega la santità di Chiara d'Assisi al disagio psicologico contemporaneo: il rapporto conflittuale con il proprio corpo alimentato dai social media, la fatica di accettare la perdita di autonomia nella vecchiaia, le inconsistenze caratteriali che ciascuno porta con sé senza riuscire a correggerle.
È questo il filo conduttore dell’omelia pronunciata da monsignor Vincenzo Viva oggi, martedì 11 agosto, nel monastero delle Clarisse dell’Immacolata Concezione di Albano, in occasione della solennità di santa Chiara d’Assisi.
Nell'omelia, il presule ha ripreso l'immagine paolina dei «vasi di creta» (2 Corinzi 4, 7) per spiegare come Chiara avesse trasformato l'accettazione della fragilità in un principio spirituale: la povertà, nel suo insegnamento, diventa la condizione che permette a Dio di agire proprio dove l'essere umano si sente più esposto ed è indotto a nascondersi. Da qui il passaggio, meno scontato in un'omelia agiografica, verso questioni di attualità: il corpo che spesso non piace, sia da giovani, quando si rincorrono modelli di bellezza irraggiungibili amplificati dai social media, sia in età avanzata, quando diventa difficile accettare la perdita della propria funzionalità fisica.
Il presule ha insistito su una tentazione ricorrente: considerare i propri limiti come uno scarto da eliminare prima di potersi mettere al servizio degli altri. Riprendendo le lettere di Chiara ad Agnese di Praga, ha indicato un percorso in tre tappe: vedere, considerare, contemplare, mutuato dalla tradizione spirituale che va da san Bonaventura a sant'Ignazio di Loyola, proposto come metodo per attraversare la fragilità insieme, senza restarne prigionieri in solitudine.
La celebrazione ha concluso un triduo di preparazione predicato da fra Rino Bernardini, dell'Ordine dei Frati Minori, avviato l'8 agosto. La sera di domenica 9 le monache hanno rinnovato i voti; ieri la comunità ha ricordato il Transito, la morte di Chiara, avvenuta l'11 agosto 1253 dopo quasi tre decenni di malattia. Al termine della Messa, il vescovo ha benedetto il tradizionale «Pane di Santa Chiara», distribuito ai fedeli in memoria dell'episodio, tramandato dalle fonti agiografiche, in cui la santa avrebbe moltiplicato le porzioni disponibili fino a sfamare l'intera comunità.
Le Clarisse di Albano, oltre alla vita contemplativa, si dedicano alla lavorazione artigianale di oggetti in legno d'ulivo (rosari, braccialetti, portachiavi, segnalibri) e hanno realizzato a mano alcune decorazioni per l'allestimento del nuovo asilo nido «San Francesco e Santa Chiara», intitolato ai due santi di Assisi.



