Cascia - La cittadina umbra di Cascia ha vissuto oggi uno dei suoi momenti spiritualmente più intensi dell'anno con la celebrazione della Solennità di Santa Rita, la "perla preziosa dell'Umbria" che da secoli attira pellegrini da ogni parte del mondo. Il Santuario, cuore pulsante della devozione ritiana, ha accolto una folla di fedeli giunti per venerare la santa di Cascia, sposa, madre, vedova e monaca agostiniana.
A presiedere la Santa Messa solenne è stato S.E.R. Stanisław Jan Dziwisz, cardinale presbitero di Santa Maria del Popolo e arcivescovo emerito di Cracovia, storico segretario personale di San Giovanni Paolo II. Hanno concelebrato Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia, il Reverendo Padre Joseph Farrell, Priore Generale dell'Ordine di Sant'Agostino, insieme a diversi sacerdoti giunti per l'occasione. Erano presenti le religiose dell'ordine agostiniano, custodi della spiritualità che fu di Rita, una vasta assemblea di fedeli e le autorità civili e militari del territorio.
All'inizio della celebrazione, l'Arcivescovo Boccardo ha rivolto un saluto particolarmente sentito al Cardinale Dziwisz, ricordando il suo lungo e fedele servizio accanto a San Giovanni Paolo II. «Le chiediamo di deporre sull'altare tutte queste intenzioni e affidarle a nome di tutti a Santa Rita e a San Giovanni Paolo II», ha detto Monsignor Boccardo, sottolineando il legame spirituale che unisce il porporato polacco alla figura del Papa santo.
Santa Rita, maestra di saggezza, perdono e speranza
Nella sua omelia, il Cardinale Dziwisz ha innanzitutto espresso gratitudine all'Arcivescovo Boccardo per l'invito, ricordando i vincoli di amicizia che li legano «fin dai tempi in cui l'Arcivescovo Renato era uno stretto collaboratore di San Giovanni Paolo II, tra l'altro come organizzatore delle Giornate Mondiali della Gioventù e dei viaggi apostolici del Papa».
Il Cardinale ha portato a Cascia «da Cracovia il dono della preghiera», ricordando come proprio in quella città, patria di Giovanni Paolo II e di Santa Faustina Kowalska, si preghi costantemente per le intenzioni della Chiesa universale e per un mondo «così inquieto nei nostri tempi, colpito dal dramma delle guerre fratricide».
© Arcidiocesi Spoleto-NorciaUna santità che non invecchia
Pur essendo vissuta sei secoli fa, ha osservato il porporato, «la testimonianza della sua vita e della sua santità non invecchia e continua a parlare ai nostri cuori». Una santità riconosciuta dal popolo di Dio in tutto il mondo, anche in Polonia, che - guidato dal sensus fidei - è convinto «della straordinaria ed efficace intercessione di Santa Rita presso il trono di Dio». Commentando il brano del Libro dei Proverbi, il Cardinale ha indicato la vera saggezza nel mettere Dio al centro della vita: «Da Dio siamo venuti e a Dio andiamo. Possiamo e dobbiamo ascoltare la Sua voce, osservare i Suoi comandamenti, per non smarrirci e percorrere la via diritta verso l'incontro definitivo con Lui nel Suo regno di vita e di amore».
Il perdono come misura eroica dell'amore
Uno dei passaggi più toccanti dell'omelia ha riguardato la capacità di Rita di vivere il comandamento dell'amore anche nelle circostanze più dolorose: nei confronti di un marito dal carattere difficile, e perfino verso coloro che gli avevano tolto la vita minacciando poi la sua famiglia. «Nel cuore di Rita non c'era mai spazio per l'odio e il desiderio di vendetta», ha affermato il Cardinale, richiamando le parole di San Paolo ai Romani: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male».
Il dolore di madre e l'unione alla Croce
Il Cardinale Dziwisz ha poi rievocato la sofferenza di Rita per la morte dei due figli - una sofferenza «come solo una madre può soffrire» - sottolineando come la santa non si sia lasciata abbattere perché «univa le sue sofferenze alle sofferenze e al calvario di Gesù Cristo». Da qui la scelta, dopo aver perso tutta la famiglia, della vita consacrata secondo la regola di Sant'Agostino. Riprendendo l'immagine evangelica della vite e dei tralci, il porporato ha spiegato il segreto della vita di Rita: «Ha costruito la casa della sua vita sulla roccia che è Gesù Cristo. Ha vissuto in stretta unione con Lui». E ha aggiunto: «Senza di Lui appassiamo, come appassisce un ramoscello reciso dalla vite. Senza di Lui, senza Gesù, non sappiamo per cosa viviamo e dove siamo diretti».
© Arcidiocesi Spoleto-NorciaL'eredità di Giovanni Paolo II
Particolarmente sentito il passaggio dedicato al magistero di San Giovanni Paolo II su Santa Rita. Il Cardinale ha ricordato la lettera che il Papa polacco scrisse nel 1982, in occasione del sesto centenario della nascita della santa, e l'incontro del Grande Giubileo del 2000, quando - nel centenario della canonizzazione - le reliquie di Rita furono portate in Piazza San Pietro. Dziwisz ha citato le parole con cui Giovanni Paolo II descrisse la "piaga della spina" sulla fronte di Rita come «il sigillo delle sue pene interiori» e soprattutto «la prova della sua diretta partecipazione alla Passione di Cristo». E ha richiamato l'inserimento della santa, da parte di Wojtyła, «alla grande schiera delle donne cristiane che hanno avuto un'influenza significativa sulla vita della Chiesa», sottolineando come Rita abbia «ben interpretato il "genio femminile", vivendolo intensamente sia nella maternità fisica che in quella spirituale». «Sono convinto», ha detto il Cardinale, «che anche oggi il Santo Papa si unisca spiritualmente a noi a Cascia, si rallegri della nostra presenza e delle nostre preghiere qui e ci benedica dall'alto».
La preghiera per la pace e per Papa Leone XIV
Nella parte conclusiva dell'omelia, il Cardinale ha invitato i fedeli a fare di Santa Rita un «segno di speranza», specialmente per le donne «alle prese con le difficoltà, le sofferenze e le sfide della vita quotidiana». Ha quindi affidato al Signore «la Chiesa universale, di cui da un anno è pastore il Santo Padre Leone XIV», sottolineando la vicinanza tra la spiritualità agostiniana del Pontefice, quella di Santa Rita e quella delle suore agostiniane.
Particolarmente intensa l'invocazione per la pace: «Supplichiamo il Signore per la pace, specialmente nell'Ucraina martoriata e in Medio Oriente». La celebrazione si è conclusa con l'invocazione alla Madre del Bello Amore, a Santa Rita da Cascia e a San Giovanni Paolo II, perché intercedano per le necessità della Chiesa e del mondo.
Una giornata, quella odierna, in cui la "santa degli impossibili" ha riunito attorno al suo Santuario una Chiesa pellegrina, ferita dalle guerre del nostro tempo ma capace ancora di sperare, sull'esempio di quella donna semplice e grande che - come ha ricordato il Cardinale Dziwisz citando Giovanni Paolo II - «radicata profondamente nell'amore di Cristo, trovò nella sua fede incrollabile la forza per essere in ogni circostanza donna di pace».
I.V.
Silere non possum